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“Sthira-Sukham Asanam“. CosƬ recita uno dei passaggi chiave dello YOGASUTRA di Patanjali.

Lo yoga ĆØ una disciplina antica che ricerca con la sua metodologia di esercizio l’unione tra corpo, mente e anima. Armonia dunque dell’Essere, affinchĆ© l’Essere si riveli nella sua portata più intima e naturale a guadagno della consapevolezza incondizionata del sĆ© autentico.

I principi dello yoga sono enunciati in numerosi testi. I più autorevoli per origine antropologica e culturale si riconducono agli albori della filosofia induista. Un caposaldo letterario della cultura yogica, ampiamente riconosciuto da chiunque pratichi la disciplina non accontentandosi della sua mera fisicità, è lo Yogasutra del saggio Patanjali, la cui elaborazione si ritiene possa risalire a circa duemila anni fa.

Tra i cento novantasei filamenti di cui si compone l’elaborata tessitura dello Yogasutra (filamento ĆØ una possibile traduzione del termine sanscrito ā€œsutraā€), ve n’è uno di particolare interesse per la pratica di questa affascinante disciplina: ā€œSthira-Sukham Asanamā€ (Capitolo 2 – Il Sentiero della Pratica Iniziatica – Verso 46). La traduzione del sutra 2:46 può essere: ā€œle posizioni (corporee) devono essere stabili e confortevoliā€1.

Mentre ā€œAsanaā€ sta per posizione, postura o posa, ā€œSthiraā€ e ā€œSukhaā€ significano, rispettivamente, rigiditĆ  e flessibilitĆ  oppure, se preferite, durezza e morbidezza, anelasticitĆ  ed elasticitĆ , stabilitĆ  e agio, ma anche contrazione e rilassamento, chiusura e apertura, controllo e libertĆ , volontarietĆ  e spontaneitĆ , contrazione e rilascio, possesso e abbandono.

Nella contrapposizione dei due termini vi ĆØ una chiave di lettura fondamentale del messaggio benefico e trasformatore dello yoga.

Analizziamo con maggior attenzione ā€œSthiraā€ e ā€œSukhaā€.

Sthira significa stabile o immobile. Può anche significare fermo, compatto, forte, statico, risoluto e vigile. Se portiamo il significato di queste espressioni sul piano posturale, con riferimento alla struttura scheletrico-muscolare del corpo umano, il termine Sthira si riferisce a tutto ciò che si riveli sollecitato, tonico, contratto. Il valore dell’espressione può però allargarsi ad altri piani organici della fisiologia umana. Pensiamo al respiro: l’inspirazione e la ritenzione del respiro al culmine della inalazione ci fanno immaginare a un irrigidimento del complesso e articolato sistema formato dal diaframma, dalla cassa toracica e dai polmoni. Come accade quando gonfiamo un palloncino, la superficie di gomma si tende, la materia si espande e si sollecita al punto da perdere le proprie caratteristiche di morbidezza e di elasticitĆ . Andando oltre alla fisicitĆ  dell’organismo ed ampliando la disamina del termine alla dimensione mentale, il termine Sthira riguarda l’esercizio della volontĆ , cioĆØ la fermezza nel non abdicare a un intento o la capacitĆ  di non cedere alla fatica e di non rinunciare al compimento di un progetto. Allargando ancor più il senso di Sthira alla sfera etica del comportamento, il temine esprime la determinazione nel tener fede alla parola data o il rispetto che si nutre verso taluni dettami morali o religiosi. La parola Sthira, comunque la si analizzi, implica l’idea di impegno e di sacrificio.

Sukha, al contrario, significa comodo, tranquillo o buono. Può anche significare morbido, aperto, gioioso, delizioso, calmo, facile, gradevole o virtuoso. Tornando all’organismo umano, possiamo dunque pensare al rilassamento, cioĆØ al rilascio della tensione muscolare, e quindi a una posizione del corpo che non porti all’irrigidimento di alcuna parte di esso. Nel ciclo respiratorio, l’atto che meglio rappresenta il termine Sukha ĆØ quello della espirazione: il diaframma torna in posizione neutra donando spazio agli organi addominali e la cassa toracica ripristina il proprio punto di equilibrio. Anche nel palloncino l’aria ĆØ rilasciata verso l’esterno, la materia gradualmente si ammorbidisce ritornando alla plasticitĆ  della forma originaria. Sul piano etico e morale, Sukha significa abbandono, non osservanza, rinuncia a principi predefiniti, quindi autonomia di scelta, non conformismo, spontaneitĆ  e naturalezza.

Abbiamo inteso come il principio di Patanjali racchiuso nel sutra 2:46 “Sthira-Sukham Asanam” possa, per estensione rispetto alla mera pratica posturale, trovare ambiti di applicazione diversi da quello fisico. D’altronde lo yoga ci dice che l’Essere ĆØ circoscritto da cinque involucri chiamati ā€œkoshaā€. Vi ĆØ sƬ quello fisico, che potremmo immaginare come il più esterno del complesso sistema esistenziale che definisce l’essere, ma poi vi sono quello neuro-plastico/energetico, quello mentale, quello intellettuale e, infine, quello spirituale. Tutti gli involucri sono ugualmente importanti e alcuni sono considerati più nobili o virtuosi in quanto più rarefatti, cioĆØ meno facilmente percettibili attraverso i sensi fisici. Come per gli strati o per le parti di un bulbo vegetale, all’interno, spesso al centro, si trova il cuore del germoglio, ma tutte le componenti sono ugualmente necessari per permettere e per preservare lo sviluppo organico della pianta (se ci riferiamo ai kosha, l’involucro della spiritualitĆ  ĆØ al centro del sistema e di quest’ultimo ne rappresenta l’elemento più rarefatto e sottile).

Ecco, allora, che il sutra ā€œSthira-Sukham Asanamā€ va applicato non solo alla pratica fisica delle posizioni dello yoga, quando ci accomodiamo sul tappetino del nostro ashram2 di casa o presso qualche palestra, ma anche alla gestione dell’energia vitale, attraverso il controllo del respiro e nel ricorrere ad azioni che mai rinuncino alla temperanza e alla moderazione. Poi vi ĆØ la gestione dei flussi mentali, dei quali occorre riconoscere la transitorietĆ  e l’impermanenza, ma anche l’esercizio intellettuale, animato dal rigore della ricerca e, al tempo stesso, dai sensi della perfettibilitĆ  e della precarietĆ , e, infine, vi ĆØ la pratica spirituale, nell’osservanza dei principi etici e morali cui ci affidiamo per educazione e per credo, ma anche nell’esercizio, nei confronti degli altri e di noi stessi, della compassione e del perdono.

Pratichiamo dunque il principio ā€œSthira-Sukham Asanamā€, poichĆ© solo nel radicamento della flessibilitĆ  risiede la vera forza.


  1. Patanjali YOGASUTRA, Leonardo Vittorio Arena, BUR Rizzoli, Ed.2014, p.64. ā†©ļøŽ
  2. Ashram: luogo isolato, dedicato e curato che favorisce la meditazione e la ricerca del proprio ā€œioā€ spirituale. ā†©ļøŽ

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