L’autostima ed i suoi aspetti cruciali

Oscar Wilde sosteneva che “amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore che dura tutta la vita” !

Amarsi e prendersi cura di se stessi non è altro che ciò che chiamiamo autostima. Etimologicamente la parola autostima deriva dal greco àuto-”stesso, di se stesso” e concerne la stima di sé, la considerazione del proprio valore.

Essa si lega al concetto di identità ma è anche interconnessa al senso di autoefficacia.

Il concetto di identità è molto complesso, rappresenta l’insieme delle nostre caratteristiche fisiche, psicologiche, culturali, emotive, esperienziali che ci rendono unici ed irripetibili. Questi aspetti costituiscono l’immagine di sé, in un sistema coerente ed integrato ma anche dinamico nel tempo.

Una delle teorie che ha più approfondito l’aspetto identitario è quella di Erik Erikson che riguarda l’evoluzione dell’individuo durante tutto il ciclo di vita.

Ogni fase di essa comporta alcuni compiti evolutivi che permettono di creare la propria identità personale. L’ambiente e la cultura sono fondamentali ed attraverso l’interazione con gli altri, possiamo realizzare al meglio o al peggio il compito evolutivo.

James Marcia ha ripreso questa teoria, ampliando le argomentazioni legate al periodo adolescenziale, ritenuto da entrambi cruciale nell’esistenza di ognuno di noi.

Le figure di accudimento primario possono fin dalla nascita creare un senso di fiducia nel proprio bambino e costruire una base sicura per lui. Sentirsi accolti e riconosciuti (rispecchiamento) ci rimanda il messaggio di persone meritevoli d’amore per ciò che siamo.

Ogni individuo relazionandosi con gli adulti significativi crea delle rappresentazioni mentali della realtà, di sé e del rapporto con gli altri. Queste rappresentazioni vengono definiti dalla psicoanalista John Bowlby MOI (modelli operativi interni). Modelli di comportamento che permangono anche in futuro in risposta alle aspettative circa le relazioni ed il modo di percepirsi nel mondo circostante.

Possedere una buona autostima di base permette al bambino di sentirsi libero di esplorare, di sentirsi efficiente nelle attività e nelle piccole sfide giornaliere.

Qui entra in gioco infatti il costrutto di autoefficacia teorizzato dallo psicologo Albert Bandura che vede l’individuo come agente attivo. Ognuno è stimolato ad agire perché crede di poter realizzare i propri obiettivi per mezzo delle proprie azioni e dei propri sforzi.

L’autoefficacia riguarda la considerazione che abbiamo riguardo le nostre capacità e l’aspettativa di riuscita in certi ambiti. Più ci sentiamo competenti più aumenta la spinta motivazionale e migliora la regolazione emotiva, come la tolleranza di stati ansiosi.

L’autostima invece riguarda la considerazione del proprio valore a livello globale e tende a mantenersi stabile. Se abbiamo un’autostima abbastanza forte difficilmente verrà scalfita, mentre può oscillare nel tempo quando è troppo debole o comunque subire temporanee fluttuazioni.

Sentirsi competenti e sapersi destreggiare in molte occasioni può farci percepire un senso di controllo sulla realtà e voglia di metterci in gioco.

Le convinzioni circa noi stessi sono subdole, molto spesso possono incidere sul modo in cui realmente andranno gli eventi. A tal proposito lo psicologo Robert Rosenthal ha parlato di “effetto pigmalione” o profezia che si autoavvera.

Cosa sono le profezie che si avverano?

Se un individuo crede di non riuscire, eviterà di mettersi in gioco, oppure lo farà in maniera eccessivamente timorosa. Questo potrà determinare effettivamente la non riuscita che andrà a confermare la previsione o la convinzione iniziale.

Le aspettative che gli altri hanno su ognuno di noi possono influenzare i comportamenti in positivo o in negativo e determinare la crescita personale. Lo psicologo Robert Rosenthal ha condotto un esperimento in una classe elementare che ha evidenziato l’effetto pigmalione, il quale risultava appunto indicativo del futuro successo degli alunni.

In generale percepirsi incompetenti, poco incisivi in situazioni importanti (lavoro, relazioni, problemi quotidiani) può determinare una sorta di impotenza appressa. Martin Seligman notò questo stato di “triste rassegnazione” grazie agli studi prima sugli animali e poi sull’uomo. Questo stato di impotenza preclude l’apprendimento di forme o modi più funzionali di agire determinando comportamenti ed idee limitanti per l’individuo.

L’autostima funge da filtro della realtà ma può essere ricostruita o migliorata soprattutto partendo dai propri valori. Noi siamo chi siamo, in quanto crediamo in certi valori, in quanto amiamo certe cose che determinano la direzione della nostra vita. Più le conosciamo più possiamo migliorarci a partire dal conoscere davvero la nostra autenticità e realizzarla. Tutti abbiamo delle risorse a cui attingere ma possiamo usarle come carburante quando qualcosa ci interessa davvero.

Inoltre c’è una grande differenza tra porsi un obiettivo specifico (to do list) e realizzare qualcosa che invece riguarda la nostra identità ( to be list). Risulta più semplice da sportivo o salutista (fa parte della nostra personalità) eseguire pratiche sportive ed abitudini salutari, piuttosto che prefiggersi il singolo specifico obiettivo.

Lo psichiatra M. Scott Peck sosteneva che “fino a quando non apprezzi te stesso, non dai un valore al tuo tempo. Fino a quando non dai un valore al tuo tempo, non farai nulla con esso”… Ed aggiungerei anche fino a quando non conosci te stesso, frase che per Socrate divenne motto per la sua ricerca filosofica. Un viaggio nel proprio inconscio con le sue luci ed ombre, per partorire (usando le parole del filosofo) la propria verità-autenticità.

L’apprezzamento di ogni individuo, delle sue scelte, del suo tempo può giungere attraverso un percorso di crescita personale diverso ed unico e direi essenziale.

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