La Bellezza di Leonardo. Intervista a Francesco Caglioti

Antropia ha intervistato Francesco Caglioti, Professore Ordinario di Storia dell’arte medievale presso la Scuola Normale di Pisa. Il Professore è particolarmente noto per le sue ricerche svolte in merito al Trecento, Quattrocento e Cinquecento italiani.

Francesco Caglioti

Quando e perché è nato il suo interesse verso Leonardo da Vinci?

Il mio interesse è nato quando ero ragazzino, uno studente delle medie inferiori. Ho avuto una vocazione precoce per la storia dell’arte e molto presto ho identificato i miei interessi artistici principali proprio con la Firenze del Rinascimento. Ho avuto la fortuna di visitare i musei di Londra e di Parigi a 12 e 13 anni, e perciò ho avuto modo di innamorarmi anche di Leonardo come artista figurativo.

Attorno al personaggio di Leonardo si sono scritti molti libri pieni di imperfezioni storiche molto fuorvianti. Secondo lei tali opere contribuiscono positivamente ad aumentare l’interesse del vasto pubblico verso il personaggio, e hanno quindi effetti positivi, oppure negativi?

Non tutti i mali vengono per nuocere. E’ possibilissimo che un testo, anche scorretto, superficiale e approssimativo riesca a insinuare in qualche lettore un interesse che può essere coltivato in maniera più elevata. Nei miei primi approcci da lettore ragazzino al mondo della storia dell’arte ho incontrato anche cose che oggi ritengo indegne. Però già da allora mi rendevo conto che potevo cercare qualcos’altro, e di male in bene, di bene in meglio, sono andato avanti. Tutto è possibile, non è escluso che siamo nel migliore dei mondi auspicabili e il bene, una volta sortito, dovrebbe produrre altro bene. A volte, invece, da buone intenzioni possono venire fuori cattive conseguenze e viceversa.

Secondo lei qual è lo scrittore che ha meglio compreso ed espresso la potenza leonardesca?

Ce ne sono tanti, per fortuna. Innanzitutto, provocatoriamente, direi Giorgio Vasari. E poi nel ventesimo secolo, sir Kenneth Clark, inglese, oppure il tedesco Ludwig Heinrich Heydenreich, o Sir Arthur Popham, studioso dei suoi disegni. Anche Adolfo Venturi è stato, un secolo fa, un bravo scrittore su Leonardo. Naturalmente sto parlando di Leonardo artista. Per quanto non si possa parlare di diverse anime di una singola persona, mi riferisco al mio campo di competenza. Ci sono sicuramente degli scrittori che hanno parlato egregiamente di Leonardo scienziato e via dicendo.

Quali sono le peculiarità meno conosciute dell’artista?

Indubbiamente, dal mio punto di vista, quelle dello scultore. Leonardo ha dedicato moltissimo tempo della sua vita, quasi i suoi giorni migliori, alla scultura. Oggi non se ne parla, o se ne parla perlopiù a vanvera.

Alla luce della sua attività professionale condivide l’idea che il Medioevo sia un periodo di oscurantismo e regresso culturale?

Certo che no. Il Medioevo è un periodo di immenso di sviluppo culturale, spirituale e intellettuale, ovviamente in senso diverso da quello che è stato il momento di formazione dell’uomo moderno. Il Medioevo è affollatissimo di grandi spiriti e grandi scienziati: però, certo, in un’epoca di relazioni sociali, militari ed economiche e di considerazione dell’uomo comune che lasciavano molto a desiderare, secondo la forma mentis che ci siamo poi dati con la rinascenza dell’antico nella prima Età moderna. I secoli del medioevo sono cruciali per noi.

Quali sono stati degli artisti che secondo Lei meriterebbero di essere conosciuti meglio?

Difficilissimo rispondere in una battuta, ma provo a stare al gioco, e suggerisco per esempio Niccolò dell’Arca, scultore attivo a Bologna nel Quattrocento; Andrea Pisano, un grandissimo scultore del Trecento; Domenico Beccafumi, uno straordinario pittore, incisore e scultore del Cinquecento. Sono nomi che fra il grande pubblico italiano sono poco conosciuti. Naturalmente senza pretendere di sostituirli a Giotto, Masaccio, Velázquez, Donatello, Manet, Raffaello e ad altri artisti più noti.

E’ più difficile per un docente veicolare il messaggio dell’arte contemporanea o di quella medievale?

E’ diversamente difficile. Tutto sommato, forse, è però più difficile veicolare quello dell’arte medievale, e sottolineo il forse. Perché l’arte, di fatto, è un’espressione dei valori della società in cui nasce. Il contemporaneo è fra noi, mentre il nono secolo o l’età longobarda non ci appartengono più. Colmare la distanza è molto più difficile. Detto ciò, bisogna anche osservare che non tutte le cose che ci sembrano a portata di mano e familiari sono altrettanto note. Quante cose di noi stessi non conosciamo? Abbiamo bisogno che siano gli altri a spiegarcele dall’esterno e a vederle al posto nostro. Quindi, stare nel contemporaneo non significa capire subito tutto. Però, forse, capire il contemporaneo da contemporanei è più facile che capire, a distanza di troppi secoli, manoscritti ottoniani o gli Exultet del Duomo di Pisa.

Ringraziamo il Professore per averci concesso l’intervista.

Immagine in evidenza: Vergine delle Rocce, Leonardo Da Vinci (1499-1506)

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