Perché è difficile insegnare una lingua?

L’insegnamento delle lingue è fondamentale per formare l’uomo nella sua interezza ma, spesso, non ce ne rendiamo conto nel modo più adeguato.

Essere insegnanti è uno dei mestieri più antichi del mondo e, pur mantenendo comunque una certa importanza al giorno d’oggi, a volte risulta essere comunque un compito non adeguatamente apprezzato, soprattutto se si tratta di insegnare una lingua. Per essere definiti insegnanti veri e propri è fondamentale non solo possedere la conoscenza in un campo particolare, ma anche essere in grado di trasmetterla e avere competenze tali da rendere la trasmissione del sapere realmente efficace.

Gli studenti devono essere in grado di utilizzare le competenze che acquisiscono durante la lezione, avendo la possibilità di metterle in pratica, perché solo così avranno la sensazione che gli insegnanti siano veramente in grado di trasformare il loro sforzo in un risultato valido. A volte non è importante il tipo di materia che si cerca di insegnare allo studente: se si possiedono le competenze necessarie per essere un buon docente, si può insegnare qualsiasi cosa. Ma è davvero così?

Alcune materie scolastiche come, per esempio, la matematica, la filosofia o la geografia, vengono molto spesso spiegate con un linguaggio specifico, tramite contenuti molto astratti e richiedono che l’insegnante sia molto competente nel suo campo di studio e che sia in grado di trasmettere queste conoscenze agli studenti, affinché loro comprendano appieno il sostrato scientifico e le terminologie corrette dedicate a questo unico campo. La domanda, a questo punto,  sorge spontanea: vale la stessa cosa per l’insegnamento delle lingue?

La lingua è la prima cosa che viene imparata nella vita e la sua acquisizione non è un processo cosciente. Da bambini manca la consapevolezza di questo avvenimento e sembra quasi che, improvvisamente, si possa essere in grado di comunicare con il mondo intero. Questa è la stessa competenza che si cerca di insegnare agli studenti quando si tratta della Seconda Lingua (L2), la lingua che viene scelta a scuola o, nella maggior parte dei casi, almeno per quanto riguarda l’Italia, imposta.

Dato che la Prima Lingua (la Lingua Madre) è stata appresa senza una riflessione pratica, l’obiettivo dell’insegnamento delle lingue dovrebbe essere la comprensione e lo studio di una L2 nel medesimo modo, ossia incosciente e principalmente relegato nell’area del subconscio.

È interessante notare come la lingua stessa non sia un sistema statico ma, anzi, un organismo in continuo cambiamento, come se avesse una propria vita individuale e difficile da misurare. Per affrontare questo arduo problema, che consiste principalmente nel trovare delle regole a un sistema mutevole, così da fare in modo che esso diventi scientificamente comprensibile, Il Consiglio d’Europa ha creato il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER); il compito del QCER consiste nel descrivere le competenze linguistiche che un parlante deve essere in grado di mettere in atto in una qualunque situazione linguistico – comunicativa. La sua introduzione ha sicuramente provocato una grande rivoluzione nella struttura dell’insegnamento delle lingue e nella loro misurazione, benché risulti ancora difficile riuscire ad adattare appieno le lingue a queste norme. Infatti, la capacità di parlare una lingua rimane legata a una performance soggettiva che differisce da cultura a cultura, da persona a persona.

Un insegnante di lingua deve sempre essere cosciente del fatto che nell’apprendimento delle lingue ci debba essere un coinvolgimento attivo da parte dello studente, mentre il docente dovrebbe essere solo un’ombra in questo processo, in grado di sostenere, incoraggiare e mostrare a colui che apprende la strada corretta per acquisire nuove competenze. Il maestro deve avere anche la consapevolezza che non tutti gli studenti posseggono la medesima motivazione nello studio e le stesse capacità, nonché gli stessi metodi di apprendimento, motivo per cui i docenti sono chiamati a donare consapevolmente il loro tempo per scoprire regole grammaticali e osservazioni linguistiche assieme agli studenti, invogliandoli nella pratica e nella produzione attiva della lingua.

Le difficoltà maggiori per un insegnante, soprattutto se si tratta di insegnare una lingua, risiedono proprio nell’avere la capacità di comprendere che durante l’esposizione di un input linguistico di qualunque tipo, da una lettura in classe a una registrazione, è lo studente a possedere le redini del gioco, ed è lui a rimanere il centro di tutto il processo di apprendimento, anche se spesso, involontariamente, molti se ne scordano.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Marta Serowy, studentessa di linguistica applicata presso l’Università di Varsavia.

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