I MONDI SOMMERSI DELL’EVASIONE FISCALE

Il tramonto della moneta cartacea e metallica come mezzi di pagamento non basta. Un viaggio nei nuovi mondi sommersi.

L’impiego del denaro contante come mezzo di pagamento potrebbe presto diventare un ricordo. Eppure la strada verso la riduzione dell’economia sommersa è ancora lunga. L’evasione fiscale è anch’essa soggetta al “darwinismo della corruzione”.

Dal 30 giugno 2022 è divenuto obbligatorio, dotarsi del POS, per tutti i commercianti e professionisti. A loro vantaggio, le evidenze suggerirebbero che le i loro introiti aumentino, se i consumatori hanno in tasca una carta elettronica, oltre al denaro contante. Inoltre, a vantaggio della collettività, risulta essere negativa la correlazione tra evasione fiscale e maggior ricorso alle carte elettroniche quali mezzo di pagamento. Secondo la BCE il costo complessivo annuo della produzione, trasferimento in sicurezza e custodia del denaro contante ammonta a 60 miliardi di €. Vale a dire, lo 0,33% del PIL, e 133 € pro-capite. Sarebbe interessante approfondire se il calo delle rapine in banca dato per appurato dalle ricerche on line sia ascrivibile soltanto alle recenti pandemie o già dagli anni precedenti abbia iniziato a calare.

I mondi sommersi dell’evasione fiscale e dell’elusione fiscale derivano in particolare da due fenomeni: l’avvento della galassia delle criptovalute e dalla massiccia liberalizzazione nella circolazione dei capitali. Nel film “Il giorno perfetto” di Ira Lewin un chip sottocutaneo garantisce la completa tracciabilità della circolazione di denaro elettronico. E’ dunque possibile che l’evasione fiscale ci accompagni sino alla notte dei tempi?

La linea di confine tra transazioni in valuta ufficiale ed in criptovalute è in continua evoluzione. Diversi Paesi o regioni hanno deciso di emettere le proprie valute complementari locali. Queste sono pensate per facilitare le transazioni e non per il risparmio o l’investimento. L’utilizzo, su base volontaria, rimane circoscritto entro i confini locali. Le criptovalute, utilizzate sempre su base volontaria, trascendono tali confini. La loro tracciabilità è insufficiente, al punto tale che molte transazioni digitali sfuggono agli schermi radar del Fisco, prestandosi all’occultamento dei capitali di illecita provenienza. Come abbiamo ricordato in questo articolo, le monete virtuali non hanno corso legale.

La libera circolazione dei capitali fu prima consentita nei limiti del “buon funzionalmento del mercato comune”. Venne riconosciuta come libertà fondamentale nel trattato istitutivo dell’Unione Europea. La libera circolazione di capitali incontra comunque seri ostacoli ove ci si relaziona con Stati o istituzioni finanziarie non collaborativi.

Sono effettivamente aumentati i flussi di capitali diretti verso i paradisi fiscali. Nessun accordo internazionale ad oggi vincola tali soggetti a collaborare con le autorità finanziarie globali. Essi offrono anonimato e segreto bancario alle società che vogliono “delocalizzare” la sede legale. Non solo: la legislazione ivi vigente può talvolta prevedere controlli ed adempimenti contabili ridotti.

Difficile quantificare quante società offshore, letteramente “fuori giurisdizione” esistano nel mondo. Esse sono registrate in base alle leggi di uno Stato estero. Purtuttavia, esse conducono le proprie attività al di fuori dello Stato o della giurisdizione in cui sono registrate.

Se vogliamo porre rimendio ai gravi danni causati dal riscaldamento globale e, come appena descritti dall’ evasione fiscale, non possiamo permettere che “ognuno faccia come gli pare”. Nessun accordo internazionale ad oggi vincola i soggetti summenzionati a collaborare con le autorità finanziarie globali. E’ come se il fischio di un arbitro in casacca nera non potesse propagarsi su tutto il perimetro di gioco.

L’assenza di regole globali condivise e rispettate è stata compensata dal fiorire (ed in molti ambiti) dei regimi regolatori globali. Essi possono essere rappresentati come una ragnatela che tende ad espandorsi orizzontamente anzichè verticalmente.

I nuovi imperi digitali (che han cercato di sfuggire in tutti i modi alla web tax) e le imprese petrolifere (inclini al negazionismo del cambiamento climatico) fungono da esempio pratico di istituzioni di diritto privato che potrebbero aver interesse ad ostacolare la tessitura di questa necessaria trama.

La letteratura cospirazionista e complottista è ricca di descrizioni spesso fuorvianti di un presunto verticistico “nuovo ordine mondiale”. La produzione letteraria in esame è cresciuta in particolare nei due decenni intercorsi tra il crollo delle Twin Towers e la prima ondata di pandemia Covid-19. Un giro d’affari davvero notevole, anche se è difficile quantificare il fatturato della vendita di libri e produzione cinematografica a tema . Il Global Disinformation Index ha monitorato invece i contenuti on line con una sufficiente precisione. Stiamo parlando di contenuti che sono prodotti a costi concorrenziali. Non si basano su giornalismo e verifica, ma su falsi conclamati e teoremi privi di dimostrazioni alcune.

Lo scorso aprile 2016 venne a galla un corposo fascicolo digitalizzato di documenti confidenziali che erano custoditi da uno studio legale panamense. L’emersione è stata resa possibile grazie alle indagini svolte dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi. Lo studio lavorava con le più grandi istituzioni finanziarie mondiali (Deutsche Bank, HSBC, Société Générale, Credit Suisse, UBS, Commerzbank. Prima della pubblicazione dei Panama Papers, Mossack Fonseca era descritto dall’Economist come uno studio legale leader nella gestione di offshore particolarmente riservato. Sono diverse le fonti del giornalismo investigativo da quelle di cui si avvalgono le magistrature inquirenti?

Le reti ben tessute dai magistrati renderebbero le specie predate più feroci. In alternativa si potrebbe tentare di rendere i nostri mari più trasparenti, per far luce nei mondi sommersi delle valute digitali e dei paradisi fiscali

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