Whang-Od Oggay : Una storia da raccontare sulla pelle

La tatuatrice più anziana del mondo è donna ed è un vero monumento vivente. Tatua sulla pelle la sua storia.

C’era una volta un luogo molto molto lontano che custodiva un segreto molto prezioso segnato sulla pelle.

Non è un racconto fantastico ma la storia incredibile di Whang-od Oggay che con i suoi 105 anni, di cui 80 come tatuatrice, ha ricevuto un premio chiamato National Treasures Award (Premio Tesori Nazionali) da parte del governo filippino. Perché? La signora è la più anziana nonché l’ultima tatuatrice che pratica la tecnica “batok”. Un vero e proprio monumento vivente di tradizione e storia.

La fama di questa donna ormai è arrivata lontano nel mondo e la cittadina dove abita, Buscalan, è una meta turistica per tutti coloro che vogliono avere un tatuaggio con un importante significato culturale e storico. Perché non si tratta di un semplice disegno da portare addosso ma di ricevere sul proprio corpo un pezzo di storia, tradizione e cultura. Trasmette nel mondo occidentale le sue radici tribali.

La tecnica utilizzata da Whang-od per tatuare risale a 1000 anni fa ed è sicuramente dolorosa se comparata alle moderne tecniche. Lo stile batok infatti viene realizzato con un inchiostro composto da carbone e acqua, che viene poi iniettato nella pelle picchiettando un bastoncino appuntito solitamente di pomelo; l’inchiostro è lo stesso da più di 80 anni cioè una amalgama di fuliggine di pino e acqua che viene applicato con pochi e rudimentali strumenti.

Il risultato sono motivi permanenti che ricordano linee tribali come anche stampe di animali. Ma la vera bellezza è in ciò che essi rappresentano: forza, bellezza e fertilità.

La signora Whang-od ha appreso questa tecnica circa 88 anni fa e quando ha intrapreso questo mestiere era solita tatuare la pelle dei cacciatori di taglie ma con il tempo i guerrieri Kalinga hanno iniziato a scarseggiare e così ha accettato di tatuare i turisti.

Un monumento vero e proprio questa esile donna che fa parte del popolo Bubut, una stirpe di guerrieri con la fama di cacciatori di teste; per certo, combattenti agguerriti contro ogni forma di invasione delle loro terre e lei fieramente continua la sua vita in un paesaggio ondulato, tra lussureggianti terrazze di riso, nelle Filippine, nel villaggio di montagna di Buscalan, nella provincia di Kalinga a quindici ore di macchina a nord di Manila.
Qui ha iniziato a 15 anni e, all’epoca, rappresentava una rottura nella pratica: solo gli uomini, infatti, erano autorizzati a imparare a tatuare. Suo padre, invece, volle che a imparare fosse lei. Una vera pioniera.

Ancora oggi riesce a battere più di 100 colpi al minuto senza perdere mai la sua passione e il suo tocco di tradizione.

La Commissione nazionale per la cultura e le arti (NCCA) delle Filippine le ha conferito il premio Dangal ng Haraya per il patrimonio culturale immateriale. Nelle motivazioni che accompagnano il riconoscimento, si legge: “In quanto erede di una pratica tradizionale, merita onore e riconoscimento per il suo contributo. Ha fatto crescere l’attenzione verso la pratica indigena del tatuaggio e la cultura filippina tutta”.

Se esiste nel mondo moderno una sorta di “ageism” cioè di stigma sociale verso le donne che invecchiano, Whang-od Oggay è due volte vincente: come prima donna ad apprendere questa arte rituale nel suo popolo e come tatuatrice più anziana in attività oltre che come punto di riferimento per migliaia di globetrotter che giungono fino a lei, speranzosi di portare addosso la storia che lei e solo lei sa raccontare. E lei trasmette sulla loro pelle le radici tribali.

Perché Whang-od è l’ultima tatuatrice della sua tribù?
Secondo la tradizione, le sue doti di tatuatrice possono essere solo “ereditate” dai figli. Whang-od rimase purtroppo vedova alla giovane età di 25 anni e non si risposò mai, quindi non ebbe la possibilità di avere figli e di tramandargli questa tecnica. Lo stile batok quindi è destinato a scomparire? Fortunatamente no, perché Whang-od sta insegnando la tecnica batok alle sue pronipoti, così che possa tramandarla a sua volta alle generazioni a venire.

E naturalmente ha scelto una stirpe di donne che pur vivendo nella modernità e nella contemporaneità hanno voluto proseguire con questa antica arte che le lega tenacemente alle loro radici.

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