Un mondo migliore

Cosa accadrebbe se il sapere umano portasse l’uomo a superare tutti i problemi tecnici ed etici relativi all’intelligenza artificiale? Quali benefici ne ricaverebbe l’essere umano dall’implementazione delle tecnologie avanzate?

La narrazione che attribuisce all’intelligenza artificiale virtù salvifiche è una narrazione piuttosto distorta. Questa tecnologia non propone intrugli miracolosi né tantomeno si propone come scienza esatta. Richiede di destreggiarsi con grande occhio critico. Diversi problemi sono trapelati durante il suo sviluppo: ad esempio, i bias. E altri ancora stanno via via emergendo.

Con questo articolo, vorremmo cercare di capire quali benefici apporterebbe l’intelligenza artificiale all’umanità qualora tutti, o almeno gran parte dei problemi legati al suo utilizzo, venissero dipanati.

L’AI è una tecnologia che possiede delle capacità molto interessanti che connotano, in modo qualitativo e non solo quantitativo, profonde differenze tra un algoritmo ed un operatore umano. Due sono le caratteristiche particolarmente importanti e qualitativamente diverse da quelle del nostro cervello: la connettività e la possibilità di aggiornamento.

Poiché gli esseri umani sono individui, è difficile connetterli l’uno all’altro e assicurarsi che siano tutti aggiornati. Le macchine invece non essendo individui è più facile integrarle in una singola rete flessibile. Pertanto non si tratta della sostituzione di milioni di lavoratori individuali con milioni di robot computerizzati. È più verosimile che gli individui umani siano rimpiazzati da una rete integrata.

Quando consideriamo l’automazione è errato comparare le abilità di un singolo autista umano con quelle di una singola automobile a guida autonoma; o di un singolo dottore con quelle di un singolo software di diagnostica medica. Dovremmo invece comparare le abilità di un insieme di individui umani alle abilità di una rete integrata.

Per esempio, molti autisti non conoscono tutte le norme del codice stradale in continuo aggiornamento e spesso le trasgrediscono. E poiché ciascuna persona è di fatto un’entità autonoma, quando due veicoli si avvicinano allo stesso punto di passaggio, gli autisti potrebbero fraintendere le reciproche intenzioni ed entrare in collisione. Le automobili a guida autonoma, al contrario, possono essere tutte connesse le une alle altre.

Quando due veicoli del genere si avvicinano allo stesso punto di passaggio, essi non sono due entità realmente separate, bensì sono parte di un singolo algoritmo. Le possibilità di fraintendersi e scontrarsi risultano di gran lunga minori. E tuttavia, anche se il ministro dei trasporti decidesse di modificare alcune delle norme del codice stradale, tutti i veicoli a guida autonoma potrebbero essere facilmente aggiornati esattamente nello stesso momento e – salvo bug del programma – rispetterebbero tutti i nuovi regolamenti alla lettera.

In maniera del tutto analoga, se l’organizzazione mondiale della sanità identifica una nuova malattia, o se un laboratorio produce un nuovo farmaco, è quasi impossibile aggiornare, in modo simultaneo ed istantaneo, tutti i dottori al mondo su questi sviluppi. Al contrario, anche se ci fossero dieci miliardi di dottori “software” sparsi per tutto il mondo, ognuno dei quali controlla la salute di un singolo essere umano, sarebbe comunque possibile aggiornarli tutti insieme nel giro di qualche secondo, dopodiché potrebbero comunicarsi i loro rapporti sulla nuova malattia o medicina.

I vantaggi potenziali della connettività e della capacità di aggiornamento sono così enormi che, in alcuni ambiti professionali, potrebbe avere senso sostituire tutti gli esseri umani con algoritmi, anche se a livello individuale alcuni uomini potrebbero ancora svolgere un lavoro di qualità migliore rispetto a quello delle macchine.

Potremmo obiettare che, nel passaggio da individui umani a una rete di computer connessi tra loro, perderemmo i vantaggi dell’individualità. Per esempio, se un medico umano emette un giudizio sbagliato, non uccide tutti i pazienti, né blocca lo sviluppo di tutti i medicinali. Al contrario, se tutti i dottori costituiscono realmente un unico sistema e quel sistema commette un errore, i risultati potrebbero essere catastrofici. È anche vero che un sistema di computer integrati può massimizzare i vantaggi della connettività senza perdere i benefici dell’individualità.

Potremmo disporre di molti algoritmi alternativi sulla stessa rete cosicché, una paziente che si trova in un remoto villaggio nella giungla, può accedere grazie al suo smartphone non soltanto ad un singolo medico autorevole ma a centinaia di differenti medici dell’AI, le cui prestazioni sono oggetto di costante verifica comparativa.

Non vi soddisfa ciò che il dottore dell’IBM vi ha detto? Non c’è problema. Anche se foste inchiodati da qualche parte sulla montagna dell’Everest potreste facilmente contattare il dottore di DeepMind per un secondo parere.

È probabile che un simile passaggio porti benefici immensi alla società umana. I medici “artificiali” potrebbero fornire assistenza sanitaria di qualità anche a coloro che oggi non ricevono nessuna assistenza a riguardo.

Grazie ad algoritmi ad apprendimento automatico ed ai sensori biometrici, una povera abitante di un villaggio in un paese sottosviluppato potrebbe beneficiare, tramite il suo smartphone, di un’assistenza sanitaria molto più completa ed efficace di quella che la persona più ricca del pianeta può ricevere oggi dal più avanzato ospedale metropolitano.  

In maniera analoga, le auto a guida autonoma potrebbero fornire alle persone servizi di trasporto di gran lunga più efficienti, e in particolare potrebbero ridurre il tasso di mortalità da incidenti automobilistici. Oggi quasi 1,35 milioni di individui sono vittime di incidenti automobilistici (due volte il numero di quelle morte in guerra, a causa di un crimine o di un’azione terroristica messe insieme). Oltre il 90 % di questi incidenti sono addebitabili a errori umani: uno guida in stato di ebbrezza, un altro scrive un sms mentre è al volante, qualcuno si addormenta per la stanchezza e c’è chi ha la testa altrove invece di far attenzione alla strada. I veicoli a guida autonoma non farebbero mai questo genere di errori.

Sebbene anche essi possano avere qualche limite o riscontrare qualche problema specifico, e benché alcuni incidenti siano inevitabili, ci si attende che la sostituzione di tutti i guidatori con i computer riduca i morti e i feriti sulle strade di circa il 90%.

In definitiva, sotto l’ipotesi di algoritmi perfettamente (o quasi perfettamente) funzionanti, sia dal punto di vista tecnico sia da quello etico, è probabile che si possano salvare milioni di vite umane, curare gli indigenti e affrontare problemi molto complessi. In altre parole, ci troveremmo dinnanzi ad un mondo migliore.

LINK UTILI:

Artificial intelligence – real benefits

Road traffic injuries

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