Sport estremi e sensation seekers o novelty seekers

Chi sono davvero coloro che si dedicano ad attività sportive altamente pericolose quanto emozionanti e come il rischio può rappresentare un modo di vivere.

Rischio ed adrenalina sono le due parole cardini, quelle che subito balzano alla mente quando parliamo di sport estremi. Ma cos’è davvero l’adrenalina?

Ormone sintetizzato nella parte midollare delle ghiandole surrenali (poste sulla sommità dei reni), in risposta a stress fisico ed emotivo: pericolo, paura, rischio, dolore, eccitazione. A volte per questo conosciuto anche come “ormone della paura”, ma viene inoltre prodotto in caso di ipotensione o ipoglicemia. A livello di composizione chimica viene incluso nelle catecolamine, insieme alla noradrenalina e dopamina.

La cosiddetta “scarica adrenalinica” permette all’organismo di acquisire in modo repentino vigore ed energia. Cosa avviene concretamente? Si attiva il sistema simpatico, cioè la parte del sistema autonomo che determina una serie di modificazione: maggior afflusso di sangue ai muscoli, dilatazione dei bronchi, aumento della pressione sistolica, della frequenza cardiaca e della gittata, oltre all’aumento del diametro della pupilla…

Tutto questo determina la cosiddetta reazione di “attacco o fuga” (fight or flight) di natura filogenetica, che riguarda la nostra sopravvivenza.

La maggior parte degli sport estremi sono molto conosciuti, basti pensare al bungee/base jumping, al paracadutismo, all’alpinismo, alla guida rally, al climbing; mentre altri sono più circoscritti ad una cerchia di amatori: l’eliscì, il nuoto nel ghiaccio, il fly board, l’immersione in gabbia con gli squali…

Nell’agosto del 2019 si sono tenuti per la prima volta in Italia i campionati mondiali di paracadutismo con tuta alare (wingsuit). Essa è utilizzata sial nel base jump che nel paracadutismo e permette di planare orizzontalmente e di aumentare il tempo di caduta libera. La conformazione della tuta ricorda la struttura corporea degli scoiattoli volanti, che si trovano principalmente in Nord America. Questi mammiferi sono in grado di planare da un albero all’altro, grazie ad una particolare membrana detta patagio.

La foto dell’articolo mostra il capitano della rappresentativa Italiana di tuta alare Gerardo Capezzera, in uno dei suoi lanci in compagnia di altri appassionati. Con lui ho avuto il piacere di confrontarmi, ponendogli alcune domande.

Lo sport è un serbatoio emotivo dal quale attingere, in ogni sua forma ed espressione, anche quando sfiora il pericolo e l’incolumità fisica. Come sostiene lo stesso Capezzera: ” vivo così intensamente quel momento che escludo il resto del mondo! Prima andavo in moto, anche in pista… mi piace il brivido e se riesco calcolo il rischio (poi l’imponderabile è sempre in agguato )” .

Ritengo che volare sia la forma più alta di libertà e meraviglia e che trascenda lo sport. Volare è da sempre un desiderio primordiale, metafora della leggerezza, del sognare, dell’elevarci dalle cose terrene.

Un aspetto molto affascinante è il “dynamic joy” , cioè il puro divertimento legato alla vertigine dell’oscillazione nel vuoto, del movimento rotatorio ad una certa velocità. Rappresenta uno stato emotivo che i bambini sperimentano durante il dondolare o il girare. Come non ricordare quanto fosse suggestivo e stimolante da piccoli, andare su una giostra che si eleva dal suolo o sulle montagne russe.

Questo stato emotivo legato al gioco è stato argomentato dal sociologo Roger Caillois nel saggio “I giochi e gli uomini”, con il nome di “ilinx ” cioè vertigine, ebbrezza che si sperimenta quando si è soggetti a forze estranee e fuori dal nostro controllo.

Vivere davvero il momento sportivo, godendo di questo stato inebriante è qualcosa di unico che viene definito stato di Flow. Il flow o flusso è uno stato in cui la persona e l’attività diventano un’unica cosa, è l’esperienza ottimale.

A parlare di flow è stato lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi, cofondatore della psicologia positiva. Successivi studi hanno confermato l’esistenza di questo stato, che può essere spiegato come una riduzione dell’attività nei lobi frontali, chiamata Ipofrontalità transitoria. Questa riduzione di attività, sembrerebbe determini un appiattimento della sfera del giudizio, una diminuzione delle distrazioni ed un accesso a più informazioni, aumentando il pensiero laterale e la propensione al rischio. Inoltre il tempo scorre in modo alterato in quanto è calcolato nella corteccia prefrontale.

Esiste solo il qui ed ora. Sono inoltre coinvolte alcune sostanze come la dopamina, l’adrenalina, la serotonina (pleasure drugs) che spiegherebbe come questo stato crei dipendenza.

Nella psicologia dello sport, il flow, è un concetto fondamentale e coincide o spesso determina la prestazione ottimale (peak performance). Eppure tutti lo abbiamo sperimentato quando ci “immergiamo” in qualcosa che ci appassiona, verso cui siamo estremamente motivati.

Molti studi concordano che per raggiungere lo stato di flow sono importanti 5 aspetti: un obiettivo chiaro ed un senso di progresso; il compito/attività deve essere intrinsecamente appagante; deve dare un feedback immediato; deve possedere una giusta dose di sfida in relazione alle capacità del soggetto o leggermente più sfidante ed avere un focus sul presente.

Gli antichi Greci lo chiamavano estasi, da ex-stasis: essere fuori dal proprio stato, dai pensieri, spettatori della propria attitudine.

Gli sportivi estremi sono noti come sensation seekers (ricercatori di sensazioni forti) in quanto amano vivere esperienze diversificate ed intense, anche a costo di correre dei rischi fisici e sociali. Questo tratto della personalità “sensation seeking” è stato concettualizzato intorno agli anni ’90, dallo studioso Marvin Zuckerman, emerito professore di psicologia all’Università del Delaware. Egli ha condotto studi sulle basi psicobiologiche della personalità umana e sulla deprivazione sensoriale ed ha individuato in alcuni individui una certa disposizione al rischio, alla voglia di nuove esperienze, con conseguente scarsa tollerabilità alla monotonia.

Zuckerman per misurare il livello individuale di bisogno di sensazioni, ha messo a punto una scala della personalità “La Sensation Seeking Scale”, che indaga 4 dimensioni: disinibizione, ricerca di esperienze, ricerca dell’eccitazione, suscettibilità alla noia.

La ricerca di eccitazione e rischio si lega anche ai livelli di testosterone che raggiungono un picco durante l’adolescenza. I ragazzi sono più portati ad incorrere in comportamenti impulsivi e rischiosi come corse in auto, uso di sostanze, voglia di spregiudicatezza. L’adolescenza è inoltre un particolare periodo di vita, in cui la maturazione di alcune aree celebrali non è completa, quelle deputate all’elaborazione del comportamento adattativo e del controllo cognitivo degli impulsi.

In ambito scientifico i soggetti che si dedicano a sport estremi sono anche definiti “Novelty Seekers”, ricercatori di novità. Recentemente gli studiosi della Vanderbilt University (Nashville, Tennessee, USA) hanno rintracciato con precisione i meccanismi neurobiologici alla base di questi comportamenti. Il loro studio, pubblicato sulla rivista statunitense Journal of Neuroscience, ha evidenziato che questi soggetti hanno un basso numero di recettori D2/D3 per la dopamina, nel mesencefalo ventrale del cervello.

Questi risultati spiegano la difficoltà di questi individui nella regolazione del desiderio di nuove esperienze potenzialmente piacevoli, che inducono quindi il rilascio di dopamina e la presunta “fame” di esperienze gratificanti, diversificate, intense, dove possono mettersi totalmente in gioco. La dopamina è l’ormone del piacere e della gratificazione, della vigilanza e motivazione.

Quando siamo felici ed euforici, stiamo certamente sperimentando alti livelli di dopamina, insieme ad altre sostanze quali la serotonina, le endorfine, l’ossitocina.

Friedrich Nietzsche sosteneva che: ” vivere, in generale, vuol dire essere in pericolo”… e se quindi scegliessimo noi stessi il pericolo con il quale confrontarci ?

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