Si può imparare a comunicare in maniera efficace?!

Comunicare deriva dal latino “communis agere” e significa mettere in comune, far partecipe, fare insieme. La differenza sostanziale tra comunicazione ed informazione è dunque la presenza di un’altra persona ed un sistema di monitoraggio del feedback.

Il feedback del ricevente è determinante per l’atto comunicativo è la condizione “sine qua non ” .

Già dall’antica Grecia e dagli insegnamenti dei sofisti, si parlò dell’arte della parola e dell’importanza di comunicare per essere artefici della realtà piuttosto che subirla.

Il linguaggio che utilizziamo con noi stessi e con gli altri costruisce la realtà in cui viviamo.

Il primo dei 5 assiomi della comunicazione, individuati dalla scuola di Palo Alto di cui fa capo Paul Watzlawick ed esposti nel suo libro “la pragmatica delle comunicazione”, sostiene l’impossibilità di non comunicare.

Ogni nostro gesto e comportamento ha un valore comunicativo, anche il silenzio.

La comunicazione umana ha un’aspetto di contenuto ed uno di relazione come esplicitato dal secondo assioma.

Cosa si intende con questo ? Il contenuto è ciò che si dice (il verbale), mentre la relazione rappresenta il modo in cui ci esprimiamo rispetto al tipo di rapporto che intercorre con il destinatario del contenuto, è metacomunicazione e contempla anche l’aspetto emozionale.

Se la relazione è piacevole, il piano del contenuto prevale; viceversa se essa è problematica, il contenuto diventa meno importante.

La natura di una relazione secondo il terzo assioma dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti. La punteggiatura riguarda l’interpretazione e significato che diamo alle nostre ed altrui comunicazioni, azioni. Essa può essere più allineata o più discordante.

“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro?” (Luigi Pirandello).

Inoltre gli stessi codici comunicativi o gestuali possono avere sfumature di significato diverso in relazione alle culture o alle comunità di appartenenza.

“La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni” .

La comunicazione si esprime anche attraverso il linguaggio analogico (quarto assioma) che comprende il paraverbale ed il non verbale. Il paraverbale riguarda il tono, il timbro della voce, le pause, il ritmo, le sottolineature …

L’aspetto non verbale è rappresentato dalla nostra fisicità, anche dall’abbigliamento, dalla gestualità, dalla mimica, dai movimenti, dalla prossemica.

Infine il quinto assioma esplicita che tutti gli scambi di comunicazione possono essere simmetrici o complementari se si basano sull’uguaglianza o sulla differenza.

Entrambe le tipologie di relazione se portate all’accesso possono determinare comportamenti patologici (rigidità complementare ed escalation simmetrica).

Ma come si può comunicare in maniera efficace? E cosa si intende per efficace?

Quando i vari piani comunicativi (verbali e non verbali) sono bilanciati e si riesce a far cogliere al ricevente il significato originario che si vuole trasmettere.

Alla base della comunicazione efficace possiamo rintracciare 5 aspetti presenti nella letteratura in proposito.

Il primo riguarda l’organizzazione dell’argomento da trattare: lo scrittore Simon Sinek ha teorizzato in ambito aziendale e di marketing la teoria del golden circle (il cerchio d’oro) cioè un modello comunicativo composto da tre cerchi concentrici da seguire dall’interno verso l’esterno: perchè  → come → cosa. Un modo di comunicare che rispecchia aziende di spessore come Apple. In quanto la chiave dell’efficacia sta nel comunicare il proprio perchè, quello in cui si crede (mission e vision) che riguarda la sfera emotiva e valoriale.

Una delle frasi significative del discorso di Sinek in relazione al marketing afferma che : “La gente non compra quello che fate, compra il motivo per cui lo fate. Se parlate di ciò in cui credete, attrarrete coloro che credono in ciò in cui credete voi”.

Successivamente si esporrà il come fa quella attività, cioè in maniera unica e personale e cosa fa concretamente.

In ambito giornalistico si può utilizzare un modello comunicativo che si definisce delle 5 w : who; what; when; where; why (chi, cosa, quando, dove, perchè) che permette di realizzare un testo completo e chiaro per il lettore.

Il secondo aspetto riguarda l’ascolto, non si può essere eccellenti comunicatori se prima non si è dei bravi ascoltatori. L’ascolto attivo di cui parla lo psicologo americano Carl Rogers racchiude in se un messaggio ” tu sei degno di ascolto”.

La definizione di attivo implica infatti un attenzione costante da parte del soggetto alla mimica ed alle parole, agli stati emotivi. A differenza del non ascolto, dell’ascolto intermittente o selettivo si tratta di un ascolto empatico e meno giudicante possibile.

Il feedback come dicevo in precedenza è alla base della comunicazione, sia esso negativo o positivo in quanto ci da un’indicazione rispetto al nostro comportamento. La disconferma è invece una modalità comunicativa che può mettere gravemente in crisi il senso del sé. Il ricevente non da né conferma (funzione di sostegno) né rifiuto (riconoscimento tra i comunicanti) ma si comporta in modo così sfuggente da comunicare all’emittente il messaggio “per me tu non esisti”.

Un feedback ottimale dovrebbe essere descrittivo, circoscritto e non personale. Per riuscire in questa funzione si possono porre anche domande per comprendere bene il comportamento proposto.

L’assertività inoltre è la capacità di far valere le proprie idee senza prevaricare quelle altrui. Alla base del comportamento assertivo vi è una buona autostima, fiducia in se stessi e negli altri, accettazione delle diversità e capacità anche di dire no quando se ne sente la necessità.

Una buona comunicazione inoltre è legata alla comprensione, accettazione e gestione delle proprie ed altrui emozioni, aspetti fondamentali dell’intelligenza emotiva ideata da Goleman.

L’intelligenza emotiva comprende competenze personali e sociali: empatia, gestione di sé, motivazione, valutazione degli errori come opportunità di crescita.

Per comunicare efficacemente occorre porre attenzione a queste dinamiche e provare a migliorarle.

Carl Rogers ideatore dell’approccio basato sulla persona affermava a tal proposito: “Nella persona vi è una forza che ha una direzione fondamentale positiva. Più l’individuo è capito e accettato profondamente, più tende a lasciar cadere le false “facciate” con cui ha affrontato la vita e più si muove in una direzione positiva, di miglioramento”.

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