Pigmalione: un viaggio nel Mito tra Arte e Letteratura

Nel linguaggio odierno, il termine Pigmalione si riferisce ad un soggetto che

assume la veste di guida di un’altra persona che aiuta, modella e migliora

l’allievo favorendo le sue naturali inclinazioni. In psicologia esiste un effetto

Pigmalione che si verifica quando si è profondamente suggestionati e si adegua il

proprio comportamento all’opinione degli altri, specialmente se l’opinione

appartiene ad una figura carismatica e che ha una certa influenza verso il soggetto.

Volendo approfondire il termine consultando l’enciclopedia Treccani, risulta quanto

segue: pigmalióne, nome proprio singolare maschile (Pigmalione, gr. Πυγμαλίων,

lat. Pygmalion -onis) di un personaggio della mitologia classica, re di Cipro, che,

innamoratosi di una statua da lui stesso scolpita, ottiene da Afrodite che fosse

trasformata in donna vivente, che poi sposò.

Ovidio nel X libro delle Metamorfosi, riprende il personaggio di Pigmalione che

rifiuta la realtà dura, tetra ed imperfetta e preferisce la propria creazione che

rappresenta l’illusione e allo stesso tempo la perfezione.

L’agalmatofilia (amore per la statua) era già stata rappresentata in letteratura da

Eliano con la sua Storia varia e Ateneo nei Deipnosofisti, ma i 50 versi di Ovidio

rappresentano un capolavoro di originalità.

Ispiratosi a Ovidio, George Bernard Shaw nella sua commedia Pygmalion in 5 atti

narra la scommessa del professor Henry Higgings e dell’amico colonnello Pickering

di poter trasformare una popolana in una donna raffinata. Higgings insegna alla

popolana in questione, Eliza Doolittle, l’etichetta e l’accento usato dalle nobildonne,

il Colonello ed Eliza arriveranno al punto di rottura quando Eliza rifiuta i toni

dispostici e annuncia la sua unione con un gentiluomo nobile ma povero.

Da questa commedia venne tratto nel 1956 il musical My Fair Lady con Julie

Andrews e Rex Harrison e in seguito il film del 1964 con Audrey Hepburn.

Ancor prima di Shaw ricordiamo Jean-Jacques Rousseau con il suo melodramma

Pygmalion, scène lyrique, composto da un unico atto. In questo melodramma che

riprende la trama di Ovidio, Pigmalione trasmette tutta la la sua tristezza, sofferenza

ed inquietudine in un monologo che si svolge nel suo atelier. Egli ha coperto la

statua con un velo, non riesce ad andare avanti col suo lavoro ma nemmeno ad

andare altrove che significherebbe allontanarsi dalla statua perfetta.

Restiamo in Francia con Honorè de Balzac e il suo Le Chef-d’oeuvre inconnu,

dove si racconta la storia di Nicolas Poussin che diviene allievo del vecchio

Frenhofer. Quest’ultimo rivela al giovane di avere un dipinto al quale lavorava da

almeno sette anni ma non glielo mostra. Lo vedrà in seguito mentre gli propone che

la sua amante Gillette posi per lui. Una volta visto il quadro i due artisti non riescono

a riconoscere la figura di una donna se non solo un piede e Frenhofer vede la sua arte

risultare incompresa, scaccia Nicolas e Gillette e preso dallo sconforto brucia i suoi

quadri e muore nella notte. Ispirato a quest’opera Jacques Rivette dirige il film

La bella scontrosa.

Spostiamoci in Italia con Diana e la Tuda, tragedia in tre atti dedicata a Marta Abba 

(1900-1988), musa ispiratrice di Pirandello. Tuda è la modella che posa per lo scultore

Sirio Dossi che sta lavorando alla sua Diana. Le sessioni sono molto lunghe e

stancanti per Tuda che vede che Sirio non è mai soddisfatto nè convinto del risultato.

Nel primo atto troviamo Sirio nel suo studio insieme a Tuda impegnati: lei a posare e

lui a lavoro sulla statua ed è ossessionato dalla perfezione che vorrebbe immortalare,

ossessione trasmessa dal suo maestro Nono Giuncano. Sulla scena si aggiungono

Caravani, un mediocre artista che si metterà a lavoro come Sirio sulla statua di

Diana, e Sara l’amante di Sirio il quale sposa Tuda solo per assicurarsi la modella

sempre a sua disposizione. Nel secondo atto Tuda si rende conto di aver sprecato la

sua vita per un qualcosa di inanimato come la statua e va via con Caravani. Nel terzo

atto Sirio va in cerca di Tuda che sembra scomparsa, mentre sulla scena Tuda posa

nuda per Giuncano. Sirio accecato dalla gelosia distrugge il quadro e sfida a duello il

vecchio pittore mentre la modella si scaglia contro la statua. Sirio cerca di fermarla

per proteggere Diana ma Giuncano, che intanto si era innamorato di Tuda, strangola

Sirio. Significativo è il destino comune dei due artisti: Giuncano che aveva distrutto le 

sue opere e Sirio che finisce col distruggere la sua modella. In senso più figurato esse

rappresentano la distruzione dell’illusione pigmalionica. 

Secoli di arte, storia e letteratura raccontano del Pigmalione che nelle varie rappresentazioni 

risulta essere un uomo che assume il ruolo di maestro nei confronti di una persona rozza e 

incolta, nella maggior parte dei casi  una donna, plasmandone la personalità, sviluppandone 

le doti naturali e affinandone i modi. Bisogna attendere i giorni nostri con Michela Murgia che 

nella sua opera Chirù ribalta l’immaginario comune e presenta la figura del Pigmalione al  

femminile con Eleonora (attrice affermata di circa 40 anni) guida del giovane Chirù

(diciottenne    studente di violino al Conservatorio di Cagliari). Una relazione complicata

con risvolti drammatici che ci presenta il ruolo di una donna maestra e guida su un allievo.

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