L’INTELLIGENZA E LA COSCIENZA SONO PREROGATIVE DI SOLI ESSERI UMANI?

I robot, grazie ad algoritmi sofisticati risolvono una classe sempre più ampia di problemi complessi, il che li rende intelligenti ed autonomi. Ma la probabilità che questi agenti costituiscano una minaccia per l’essere umano è pressoché nulla, ed è ancora più bassa la probabilità che acquisiscano coscienza.

Spesso il termine Intelligenza artificiale (d’ora in avanti “AI”) ci spaventa perché lo associamo alle macchine o dispositivi che saranno destinati a non obbedire più all’uomo. Questo perché probabilmente abbiamo visto film di fantascienza su robot che si ribellano contro i loro padroni, che scorrazzano fuori controllo per le nostre strade e uccidono tutti. È davvero così? Chi se ne occupa in prima persona sa benissimo che non è affatto così, è uno scenario poco verosimile. In realtà il vero problema con i robot è esattamente il contrario: dovremmo temerli perché grazie all’AI obbediranno sempre ai loro padroni e non si ribelleranno mai.

Chiunque vorrebbe che un robot obbedisca ciecamente a ciò che gli viene chiesto di eseguire, a patto però che i loro padroni siano onesti e benevoli. Persino durante un conflitto, l’impiego di robot combattenti potrebbe assicurare per la prima volta nella storia che le leggi della guerra vengano effettivamente rispettate sul campo di battaglia. Vi è tuttavia una questione molto importante da considerare: l’emozione. I soldati, essendo esseri umani, a volte sono spinti dalle emozioni a uccidere, saccheggiare, stuprare, violando ogni diritto morale ed etico di battaglia. In genere associamo le emozioni alla compassione, al perdono, all’amore e all’empatia, ma in situazioni di guerra tutte queste belle emozioni sono dominate dalla paura, dall’odio e dalla ferocia. Dal momento che i robot non provano emozioni, si potrà contare sulla loro assoluta obbedienza alla lettera del codice militare imposto e sul fatto che non saranno mai travolti da paure e ostilità personali.

Una buona notizia è che, almeno per i prossimi decenni, non avremo a che fare con il vero e proprio incubo da film di fantascienza, nei quali si vede che l’AI criticamente consapevole decide di schiavizzare o distruggere la società degli uomini. Useremo gli algoritmi con maggiore frequenza perché decidano per noi, ma è poco verosimile che gli algoritmi possano mai arrivare a manipolarci in modo consapevole. La fantascienza tende a confondere l’intelligenza con la coscienza, e presume che per eguagliare o superare la nostra intelligenza (condizione detta “singolarità”) i computer debbano diventare coscienti. Se questo dovesse mai accadere, o l’eroe umano si innamora del robot o il robot cerca di uccidere tutti gli esseri umani, o le due cose insieme.

In realtà, non c’è ragione di temere che l’AI posso diventare cosciente, perché intelligenza e coscienza sono fenomeni ben distinti. L’intelligenza è la capacità di risolvere problemi. La coscienza è la capacità di provare sentimenti come la paura, la gioia, l’amore e la rabbia. Si tende a confonderle perché negli esseri umani, intelligenza e coscienza sono associate. Noi esseri umani risolviamo problemi anche in base a ciò che sentiamo. I computer invece li risolvono in tutt’altra maniera. Ci sono tanti percorsi che portano ad una elevata intelligenza, e solo alcuni di questi coinvolgono la coscienza, ossia la consapevolezza di esistere.

Proprio come gli aerei volano più veloci degli uccelli senza aver mai sviluppato le piume, gli algoritmi possono arrivare a risolvere problemi molto meglio dei mammiferi senza sviluppare sentimenti. È vero, l’AI dovrà analizzare i sentimenti umani con grande scrupolo per curare malattie umane, individuare eventuali criminali, consigliare partner umani o percorrere strade meno trafficate. Ma lo può fare senza provare nulla. Un algoritmo non ha bisogno di provare gioia, rabbia o paura per riconoscere i diversi modelli biochimici di clienti gioiosi, arrabbiati o spaventati. Naturalmente non è del tutto impossibile che l’AI sviluppi sentimenti in futuro. Non conosciamo a fondo la coscienza per esserne davvero certi. Di conseguenze, non abbiamo tante possibilità, e gli scenari sono tre:

1. La coscienza è determinata solo ed esclusivamente dalla biochimica organica (essere umano), per cui non sarà mai possibile creare coscienza in sistemi inorganici (robot).

2. La coscienza non è funzione della biochimica organica, bensì dell’intelligenza, per cui i computer potrebbero sviluppare coscienza.

3. Non esiste legame stretto tra coscienza ed elevata intelligenza. Gli algoritmi potrebbero diventare super intelligenti, ma rimanendo del tutto inconsapevoli.

Se si dimostrerà la veridicità del secondo scenario, si spingerà verso la creazione di coscienza, poiché per superare una soglia di intelligenza è necessaria la presenza di coscienza. Sulla base delle nostre attuali conoscenze non possiamo escludere nessuna delle tre opzioni. Tuttavia, proprio perché sappiamo così poco della coscienza, sembra inverosimile la programmazione di algoritmi consapevoli in un futuro prossimo. Di conseguenza, nonostante l’immenso potere dell’AI, nell’immediato futuro il suo utilizzo continuerà a dipendere dalla coscienza umana.

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