Leon Theremin: l’uomo che suonava l’aria

Breve storia di Leon Theremin, l’uomo che capì come suonare l’aria.

Il 1919 è un anno che ha consegnato alla storia uomini ed eventi notevoli: la prima guerra mondiale si trascina verso la fine, la Germania firma il Trattato di Versailles, negli Stati Uniti vengono vietati produzione e consumo di alcolici, nasce la società sportiva Pro Patria. Nello stesso anno avviene una scoperta che porta all’invenzione del theremin: è possibile suonare l’aria. 

Questa miracolosa novità dei primi anni del novecento si deve a Lev Termen, un rigoroso fisico elettronico assoldato dall’esercito russo per curare le apparecchiature in uso durante la guerra, che con l’espressione seria di chi non perde tempo, durante una serie di esperimenti sulla densità dei gas, si rese conto che avvicinando e allontanando le mani dalle stesse valvole, si generava un fischio modulabile in intensità e frequenza. Ne rimase affascinato. 

Lo stupore per la scoperta fu abbagliante: Léon Theremin (questo il nome francesizzato del sovietico) iniziò a sperimentare, spinto dalla bellezza nuova di quel suono, e grazie alle sue capacità in campo elettronico in breve tempo creò uno strumento musicale rivoluzionario che era in grado di generare un suono etereo e sinuoso solamente captando il movimento delle mani nel vuoto, e lo chiamò Eterofono. 

Una scatola di legno contenente dei circuiti da cui spuntavano due antenne, una diritta verso l’alto, l’altra disposta di lato, a forma di anello: questo era l’aspetto avanguardistico di quello che diventò uno dei primi sintetizzatori musicali della storia. Il corpo umano è esso stesso un organismo elettromagnetico. Tutti hanno un campo elettromagnetico misurabile che lo circonda. Così i nostri corpi sono in grado di condurre l’elettricità e di immagazzinare cariche elettriche. Le due antenne del theremin si collegano a circuiti oscillanti a radiofrequenza. Un oscillatore ha una frequenza fissa, mentre l’altro ha una frequenza variabile. Iniettando il proprio campo elettromagnetico, l’esecutore interrompe le oscillazioni del theremin. Il theremin misura la differenza tra gli oscillatori a frequenza fissa e variabile e la traduce in un segnale audio. Se questo suona come una magia, è perché fondamentalmente lo è.

La magia dell’invisibilità che si faceva musica stupiva chiunque, e Theremin, che era anche violoncellista, portò la sua creatura nei circoli che frequentava riscontrando grandi apprezzamenti. Ma dietro a quelle fluttuanti armonie c’era il genio di un uomo, e Lenin, dopo aver constatato di persona quel prodigio, decise di esportarlo in tutta Europa per propagandare le capacità dei nuovi uomini sovietici. Tuttavia, la prima guerra mondiale aveva portato a una forte svalutazione dei mercati, dovuta anche al crollo della borsa americana di Wall Street, ed il Theremin aveva un prezzo tutt’altro che accessibile. Per questo la diffusione di massa si rivelò impossibile. 

Qualcuno che rese il Theremin parte fondante della sua carriera artistica però è esistito: Clara Rockmore. Oggi è ritenuta la più grande virtuosa dello strumento. Giovane studentessa lituana di musica, a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione, dovette cercare un’alternativa alla sua grande passione per il violino. Fece così il suo incontro con Léon Theremin nei primi anni ’30 a New York, che accogliendola come una sorta di musa, le insegnò a suonare l’aria e ad incantare le platee come aveva fatto lui fino a quel momento. 

La mano sinistra con movimenti lenti e regolari si avvicina e allontana dall’antenna circolare per dare dinamicità al suono, la mano destra, invece, compone le note. Sia le dita, sia il polso aiutano l’antenna verticale ad emanare sibili tanto più acuti quanto minore è la distanza da essa. Una danza nel vuoto che Clara interpretava come nessun altro, come una sirena, con quella musica melliflua che ipnotizzava e rendeva memorabile ogni esibizione, tanto che lo strumento che rendeva possibile tale esperienza diventò per molti il “Claramin” in suo onore. 

La storia del Theremin e del suo inventore ha però anche un risvolto oscuro. Fino al 1938 Léon continuò l’attività di inventore e musicista nella sua azienda in America, per la quale passarono grandi artisti del calibro di George Gershwin, Maurice Ravel, Charlie Chaplin, Albert Einstein. Ma l’onda della popolarità raggiunta dieci anni prima iniziò a svanire, e l’arricchimento auspicato non avvenne mai. Poi la scomparsa nel nulla.

Non è chiaro se furono i servizi segreti russi (NKVD) a toglierlo di mezzo o se sparì dalla società spontaneamente, ma quando rientrò nel suo paese il regime stalinista non gli riservò alcun trattamento di favore, bensì lo fece internare in un campo di lavoro con l’accusa di contaminazione imperialista. 

Dopo qualche anno di collaborazione in campo spionistico, venne restituito alla sua vita di uomo libero con molti punti interrogativi. Non è mai stato verificato il sospetto che la sua figura di musicista fosse una copertura e che Léon lavorasse fin dagli anni ’20 come spia per l’esercito sovietico, allo scopo di conoscere i segreti militari americani.

A settant’anni Léon Theremin tornò a dedicarsi al suo unico e grande amore, il Theremin. All’università di Mosca perfezionò lo strumento e ne studiò un modello polifonico, ma fu poi licenziato dopo l’apparizione di un articolo del New York Times che ne rivelava l’attività.

Nel 1993 si spegne il genio di Lev Sergeèvic Termen, l’uomo che ha reso possibile suonare l’aria.

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