Le tappe italiane di Ernest Hemingway

L’amore di Hemingway per il Bel Paese.

Molti scrittori internazionali si sono dichiarati estimatori e amanti del nostro Paese, per esempio Goethe, John Keats, Lord Byron. Tra questi spicca Ernest Hemingway, che dall’Italia ha tratto ispirazione e a cui l’Italia ha dedicato molto. Ripercorriamo, allora, le tappe italiane più significative di Ernest “Papa” Hemingway.

Lo scrittore americano arriva nella nostra penisola a inizio giugno 1918, in una piccola cittadina veneta, Schio, che egli definisce “one of the finest place on Earth”. Li alloggia nell’albergo Due Spade per qualche giorno, per trasferirsi poi al Lanificio Cazzola, dove potrete trovare una targa a lui dedicata con su scritto Alla memoria di Ernest Hemingway e degli autisti americani della sezione quattro ARC Schio, “il più bel posto della terra”, nel 1918 per un’opera umanitaria. Il Comune e l’ASGES nel maggio 1980 vollero. 

Tornerà a Schio nel 1922 in compagnia di sua moglie.

A fine giugno, sempre del 1918,  prestò servizio come volontario della Croce Rossa sul Piave. Verrà  ferito qualche settimana dopo nei pressi di Fossalta, dove gli verrà dedicato un museo e intitolato un anello di 11 km che è possibile percorrere ascoltando alcuni passi tratti dalle sue opere. A inizio 2021 Fossalta diventa set del nuovo film Across the River and into the trees diretto dalla regista spagnola Paula Ortiz.

Milano è la terza città che accoglie Hemingway, stavolta in uno scenario meno piacevole: l’ ospedale americano. Qui arriverà dopo essere rimasto ferito alla gamba a seguito l’esplosione di una granata.  Anche qui troviamo una targa in suo onore proprio nei pressi dell’edificio che ospitava l’ospedale, vicino al Duomo di Milano che recita così: Nell’estate del 1918 in questo edificio adibito a ospedale della croce rossa americana Ernest Hemingway ferito sul fronte del Piave fu accolto e curato così nacque la favola vera di Addio alle armi. 

Nelle lettere che invierà  alla famiglia racconterà di Milano e dei suoi caffè presi nei bar della Galleria Vittorio Emanuele, delle corse di cavalli all’Ippodromo e delle lunghe passeggiate in centro città. 

Sul Lago Maggiore nel Grand Hotel des Iles Borromees, dopo il soggiorno dello scrittore, alla camera 106 fu dato il nome di Hemingway Suite

Nell’Hotel Concordia di Cortina invece, nel 1948 conobbe la sua traduttrice italiana Fernanda Pivano. I due non si erano mai visti prima di allora ma avevano condiviso lo stesso nemico: Benito Mussolini. Egli imprigionò la Pivano per la traduzione di Addio alle Armi, testo che durante il regime fascista era vietato. Hemingway e Mussolini si erano incontrati ben due volte, prima a Milano e poi a Losanna.

Non poteva mancare Roma, la città eterna, nella collezione di tappe italiane di Hemingway. Nei pressi di Villa Borghese all’angolo di Via Sardegna in una piccola trattoria da lui molto frequentata si trova ancora il tavolo dove solitamente sedeva. Qui il proprietario era solito fargli prezzi di favore avendolo scambiato per un barbone visto il suo aspetto trasandato. Sarà Vittorio De Sica a rivelare la sua identità all’oste che si trovava in perdita di almeno 100 dollari. 

Altra città altre tappe: il mercato di Rialto, il Bar Longhi, l’Hotel Gritti, l’Harrys Bar, l’Hotel Cipriani, il Ciro’s Bar, il Caffè Florian, tutti nella splendida cornice di Venezia. 

Quando Hemingway si reca in Italia per l’ultima volta andrà in Puglia e Lucania visitando Matera e Potenza dallo scenario selvaggio e incontaminato.

Hemingway si suicidò nella sua casa in Idaho, in solitudine ma con gli occhi pieni delle meraviglie che aveva visitato e raccontato del mondo soprattutto dell’Italia.

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