Le 5 località marittime italiane da non perdere per l’estate

Non è necessario andare all’estero per visitare località marittime eccezionali. In Italia ce ne sono un sacco, scopriamone qualcuna insieme!

A discapito della tendenza a ricercare destinazioni balneari fuori dai confini italiani, il territorio nostrano presenta numerosissime località di interesse marittimo, spiagge selvagge e incontaminate, scogliere con panorami mozzafiato e fondali riccamente popolati da una flora e una fauna molto pittoresche.

L’origine di questo articolo trova le sue ragioni in un’esigenza che rientra perfettamente nello spirito della nostra divulgazione. Da oltre un anno noi parliamo di cultura e conoscenza, vogliamo accompagnare chi ci segue alla soddisfazione delle proprie curiosità, al bisogno impellente di farsi delle domande, che è alla base di qualsiasi individuo civile. Ma la cultura non è scritta soltanto sui libri, è insita nei territori, si fa mentre si passeggia, mentre si ascolta gli altri, mentre si conosce il diverso.

Abbiamo già affrontato, nel corso del nostro lavoro, aspetti legati al folklore locale, perché sono le tradizioni, uniche nel loro genere, a rendere ricco un luogo. E’ bello sapere che la nostra terra abbondi di uno spessore culturale molto profondo, ed è importante valorizzarlo, non per campanilismo rispetto ad altre zone del mondo, ma per ricordarci che non siamo orfani, ma figli di una storia tutta nostra. Ed è dall’incontro di tante storie diverse che si scrive la complessa storia del mondo.

E’ importante studiare, acculturarsi, avere degli obiettivi, ma è importante anche sapersi godere la vita e prendersi cura di se stessi, capacità rare nello spazio angusto delle nostre esistenze, rapite spesso da correnti dinamiche e tormenti quotidiani. Godersi la vita significa apprezzare le piccole cose, andare al ristorante con le persone che amiamo, accarezzare il gatto, osservare un tramonto sul mare, accarezzare il gatto, passeggiare tra i viali pervasi dall’odore dei tigli e… accarezzare il gatto tuffarsi in acqua naturalmente!

Dunque, se avete esplorato con avidità le acque di territori stranieri, se avete bagnato le vostre membra nel mare greco e nelle isole spagnole, se volete conoscere nuovi, entusiasmanti tesori, da riscoprire a due passi da casa vostra, continuate a leggere questo articolo: oggi torniamo in patria per vedere quali sono le spiagge… un po’ meno conosciute, da non perdere assolutamente durante la stagione estiva!

VASCHE DI CASSIODORO

Foto di Giuseppe Burdino

Se siete temerari amanti degli scogli, non potete perdere le Vasche di Cassiodoro a Copanello, una frazione del comune di Stalettì, in provincia di Catanzaro, che costituisce, insieme a tante altre splendide località, la meravigliosa Costa degli Aranci.

Non è presente una vera e propria spiaggia, ma si tratta di un ammasso di scogli grigi che affacciano sul mar Ionio, dai quali si può scendere per fare il bagno. Luogo selvaggio e quasi del tutto incontaminato, deve il suo nome allo scrittore latino Cassiodoro (485-580 circa) il quale, al termine della guerra gotica, si stabilì a Squillace, sua città natale, dove fece costruire il monastero di Vivarium presumibilmente nel 544. La peculiarità di tale monastero non è tanto legata all’assolvimento delle funzioni religiose, quanto all’encomiabile abnegazione che i monaci riversavano nello scriptorium, al punto da edificare una delle più prestigiose, ricche e ricercate biblioteche dell’epoca.

Le vasche propriamente dette sono dei bacini d’acqua incorniciati dagli scogli, isolati completamente o parzialmente dal mare, che venivano utilizzati, ai tempi di Cassiodoro, come contenitori per allevare i pesci. Il nostro consiglio è quello di fare il bagno nel mare e immergersi nel fondale mozzafiato, pieno di antri e anfrattuosità e riccamente popolato da molluschi, alghe e animali marini, per poi riemergere e bagnarsi all’interno delle vasche, che a confronto risulteranno essere molto, molto calde.

CHIESETTA DI PIEDIGROTTA

Foto proveniente dal sito ufficiale della Chiesetta di Piedigrotta

Rimanendo in Calabria, oltre al mar Ionio vale la pena visitare il Tirreno. Ci sono tantissime località interessanti, tra cui la rinomatissima Tropea, alla quale abbiamo già dedicato un articolo. Ma tra i posti un po’ meno noti vale sicuramente la pena fare il bagno nella spiaggia della Chiesetta di Piedigrotta, a Pizzo Calabro. Si tratta di una piccola insenatura rivolta verso una chiesa scavata nella roccia, a poche decine di metri dal mare.

Secondo una leggenda, nel 1600 un veliero occupato da marinai napoletani s’imbatté in una tormentosa tempesta. Nella cabina dell’imbarcazione ormai in procinto di affondare era custodito un quadro raffigurante la Madonna di Piedigrotta. I marinai fecero un voto alla Vergine: in cambio della salvezza avrebbero edificato una cappella in suo onore. L’imbarcazione venne inghiottita dal mare ma l’equipaggio riuscì a salvarsi (insieme al quadro) e a raggiungere una spiaggia in provincia di Vibo Valentia. Qui iniziò a scavare nella roccia per costruire la cappella.

A cavallo tra 800 e 900 la grotta iniziò ad essere ampliata e al suo interno vennero scolpite delle statue. Come riportato dal sito ufficiale della Chiesetta di Piedigrotta, la roccia in verità non è di natura tufacea (ossia, non è roccia di origine vulcanica) bensì si tratta di rocce arenarie e ruditi.

Le dimensioni ridotte della spiaggia la rendono un luogo molto intimo. L’acqua è cristallina fino a diversi metri oltre la riva e presenta numerosi scogli sui quali è possibile scorgere granchi e molluschi. Si tratta di uno dei mari più caldi della Calabria, se non il più caldo in assoluto.

Dopo aver fatto un bel bagno rigenerante è possibile raggiungere il centro di Pizzo, a circa 1km dalla chiesetta, per fare una passeggiata sul lungomare e apprezzare il castello Murat. Ma soprattutto non si può non cogliere l’occasione per mangiare il celebre tartufo di Pizzo, un dolce straordinario inventato proprio qui, una prelibatezza assoluta il cui valore è stato riconosciuto a livello europeo.

ARGENTIERA, LA CITTA’ FANTASMA

Voliamo nel nord della Sardegna, in provincia di Sassari. Siamo ad Argentiera. Dal mare sardo non possiamo che aspettarci meraviglie, e infatti le spiagge di Argentiera pullulano di sabbia grossa (che non aderisce alla pelle) fondali pieni di vecchi relitti e grotte da esplorare.

La caratteristica di questo luogo, oltre a un mare veramente molto bello, è quella di incarnare una sorta di città fantasma. Questo villaggio di 70 abitanti, infatti, un tempo era una cittadina con una fervente attività industriale, concentrata tutta attorno alla miniera, che produceva argento, piombo, zinco e ferro. Nel 1963 l’attività mineraria cessò definitivamente e la città iniziò a svuotarsi.

Passeggiando lungo le vie della città è possibile apprezzarne i ruderi ancora intatti, gli impianti e gli edifici realizzati soprattutto in legno. L’atmosfera fatiscente che si respira è stata particolarmente apprezzata da alcuni registi che hanno deciso di immortalarla nelle riprese dei propri film, tra i quali ricordiamo La scogliera dei desideri (regia di Joseph Losey, 1968).

Negli ultimi anni, la città è soggetta a opere di riqualificazione urbana, al punto che, nel 2019, è stato inaugurato il MAR, il primo museo minerario in realtà aumentata a cielo aperto. Inoltre, nei pressi della piazzetta della città si svolge ogni anno un festival letterario.

SPIAGGIA DEL PLEMMIRIO

Siamo in Sicilia, per la precisione in provincia di Siracusa, la terza città dell’Impero Romano e luogo ricco di storia. La spiaggia del Plemmirio, che prende il nome dal promontorio, si sviluppa lungo 14km di costa e presenta uno dei fondali più affascinanti di tutta Italia. Le profondità di questo mare, infatti, non solo pullulano di una grande quantità di specie marine, da stelle marine a strutture simili a piccole barriere coralline, ma anche di relitti straordinari provenienti da epoche molto diverse tra loro, da quella antica (ritrovamenti di anfore e reperti vari) alla seconda guerra mondiale: nel 2017 è stato rinvenuto il relitto di un bombardiere inglese abbattuto nel 1943.

Nelle rocce che attorniano questa zona sono incastonati e stratificati resti fossili di ossa di balene risalenti a milioni di anni fa, bivalvi estinti e altre creature primordiali. La costa è lastricata di caverne carsiche con stalattiti e stalagmiti. Questo luogo è senza ombra di dubbio un paradiso terrestre per chiunque sia amante del mare; è anche classificata come Area Speciamente Protetta di Interesse Mediterraneo dal 2004. Se siete fortunati potrete scorgere delle tartarughe marine sulle vicinanze della spiaggia intente a depositare le proprie uova.

GROTTE SFONDATE

Gli ultimi luoghi di cui parliamo sono le grotte sfondate in Puglia, dei capolavori morfologici unici nel proprio genere. Si tratta di due grotte raggiungibili esclusivamente via mare, che presentano, oltre a una ordinaria apertura frontale, anche una bocca aperta verso l’alto.

Mi riferisco alla Grotta Sfondata Grande di Vieste e alla Grotta Sfondata Piccola di Otranto. Come ogni grotta nella zona di questo litorale, la loro formazione è dovuta a fenomeni carsici e di erosione marina, ma la peculiarità che contraddistingue le grotte sfondate rispetto a tutte le altre è dovuta all’erosione del terreno sovrastante, che nel corso dei secoli ha dato vita a uno scenario in cui una fitta vegetazione anela al cielo, e si apre per far piombare i raggi del Sole contro il mare, i quali si riflettono regalando energici colori alle acque verde smeraldo della costa adriatica.

Secondo le leggende mitologiche, queste, insieme ad altre grotte, furono le dimore delle sirene, le creature che in tempi antichi ammaliavano i marini con il loro canto per trascinarli in una rovinosa morte, o rapivano le fanciulle delle quali erano gelose.

Ricordiamo che la stazione balneare di Vieste, che ospita la Grotta Sfondata Grande, è stata più volte insignita della bandiera blu dalla FEE (Foundation for Environmental Education) un riconoscimento erogato per riconoscere ufficialmente la qualità della balneazione e delle acque.

Il borgo di Otranto, invece, è stato riconosciuto nel 2010 come Patrimonio Culturale dell’UNESCO, nello specifico come Sito Messaggero di pace. Tale riconoscimento, già ampiamente auspicato negli anni 80, quando l’architetto Renzo Piano mise mano sulla città, è stato raggiunto anche grazie all’impegno corale dei cittadini, volto a tutelare la città e a promuovere solidarietà e accoglienza. Ogni anno viene infatti indetta l’Alba dei popoli, una rassegna culturale che esalta la mediterraneità di Otranto quale collante di civiltà e religioni.

La città è ricca di opere d’arte straordinarie, tra cui i resti del Monastero di Casole e l’Ipogeo di Torre Pinta, un luogo decisamente insolito che potrebbe addirittura risalire al neolitico. Oltre, naturalmente, alla Cattedrale di Santa Maria dell’Annunziata, che ospita uno straordinario mosaico composto tra il 1163 e il 1165, uno dei più importanti del medioevo italiano. La figura centrale dell’opera è l’Albero della Vita.

Insomma, dopo aver fatto il bagno non ci si può annoiare!

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