LAVORARE NEGLI ALTRI PAESI UE E’ SEMPRE VANTAGGIOSO?

Ti sei mai chiesto se sia effettivamente vantaggioso lavorare in altri paesi dell’UE (unione europea)? Ti sei mai chiesto cosa sia il social dumping?

Una delle questioni più discusse nel contesto europeo è la circolazione dei lavoratori all’interno dello spazio europeo e il dumping sociale, cioè la pratica per cui i lavoratori ricevono una retribuzione e/o condizioni di lavoro e di vita inferiori a quelle previste dalla legge o dai contratti collettivi nel mercato del lavoro in questione.

Per rendere il concetto più chiaro, bisogna introdurre il concetto di libera circolazione dei lavoratori che è sancito dall’articolo 45 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

In breve, l’articolo 45 del TFUE assicura la libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione abolendo qualsiasi tipo di discriminazione basata sulla nazionalità, impiego e retribuzione all’interno degli Stati Membri. Secondo l’articolo è possibile, inoltre, soggiornare in uno stato membro per scopi lavorativi e di successivamente rimanere sul territorio di uno stato membro dopo aver trovato l’impiego.

Tutto sembra andare bene ma ci sono alcuni punti riguardarti questo tema che rendono difficile l’unificazione dell’Europa. Uno di questi è proprio il dumping sociale.

Infatti, i paesi occidentali accusano i paesi dell’Est di creare una concorrenza sleale abbassando i salari già bassi, mentre i paesi dell’Est accusano l’Ovest di voler proteggere il loro mercato del lavoro.

Questa situazione da un lato preoccupa gli occidentali, che temono l’impatto negativo del dumping sociale sui loro sistemi di welfare, e dall’altro rende paesi come Ungheria, Romania, Bulgaria – che hanno salari minimi molto più bassi dei paesi dell’Europa occidentale- molto più attraenti per le aziende che assumono manodopera a basso costo.

Ci sono stati spesso tentativi di combattere il dumping sociale. Fu suggerita come idea la creazione di un salario minimo europeo ma mettere questa idea in pratica è molto più complicato a causa del divario economico tra i paesi dell’Europa occidentale e orientale. Per fare un esempio pratico, la Romania ha un salario minimo mensile di soli 466 euro mentre in Germania è di 1.584 euro.

Allora, come si può trovare una soluzione al divario economico dei lavoratori distaccati? E più precisamente, come si può cercare di colmare il divario?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo partire dal concetto di lavoratore distaccato.

Secondo gli articoli 54 e 56-62 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), un lavoratore distaccato è un dipendente che viene inviato dal suo datore di lavoro a svolgere un servizio in un altro Stato membro dell’UE su base temporanea. Durante il periodo in cui i lavoratori sono nel paese ospitante, sono soggetti a ricevere il salario minimo del paese ospitante. Questo significa che se il lavoratore distaccato “X” va a lavorare in Romania, riceverà 466 euro come salario.

Ovviamente questo ha mobilitato molti paesi occidentali per proteggere i lavoratori distaccati. In particolare, l’ex Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva dichiarato in un discorso del 2017

” in a Union of equals, there can be no second-class workers. Workers should earn the same pay for the same work in the same place “.

Dobbiamo però anche metterci nei panni di paesi con economie molto più deboli e provare a immaginare paesi come la Bulgaria, la Romania o la Polonia che pagano 2 milioni di lavoratori europei, i salari che avevano nei loro rispettivi paesi come ad esempio Germania, Francia, Danimarca ecc. Chiaramente questo avrebbe un impatto negativo sulle loro economie.

Quindi come si può colmare il divario? Come proteggere i lavoratori occidentali senza colpire troppo le economie meno forti d’Europa? 

Alcune soluzioni sono già state proposte e approvate. Per esempio, a partire dal 2018, è il datore di lavoro che deve sostenere le spese di viaggio, amministrazione e alloggio invece di detrarle dallo stipendio del dipendente. Inoltre, il lavoro distaccato può durare fino a un massimo di 12 mesi con la possibilità di prolungare il soggiorno di altri 6 mesi.

Una volta superato il periodo massimo, si applicano le regole del paese in cui si svolge il lavoro. 

Un altro aspetto da considerare è l’aumento dei salari. Per i paesi più poveri questo è un tema molto difficile perché si trovano in questa specie di circolo vizioso causato dai bassi salari e dalla mancanza di risorse.

Ma proviamo a immaginare che questi paesi riescano ad aumentare il salario minimo. Sarà sufficiente per fermare il dumping sociale?

Ci sono molti fattori da prendere in considerazione tra cui non deve mancare la sfida tecnologica che per molti paesi rappresenterà un ostacolo. Molti lavoratori, infatti,  rischiano di perdere il loro lavoro a causa dell’automazione e sarà difficile per loro trovare nuovi lavori in questa era tecnologica se non sono istruiti all’uso della tecnologia.

Il tema è veramente molto vasto e purtroppo il divario economico tra paese dell’Europa occidentale e orientale esiste. Le sfide sono molte e diverse a seconda dei rispettivi paesi. Ma una strategia comune potrebbe essere in un comune investimento nell’istruzione e conseguentemente l’aumento dei salari. La strada da fare è molta ma le proposte europee non mancano.

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