L’arrampicata: lottare contro la paura

L’arrampicata è una disciplina relativamente giovane, che consiste nel superamento di un ostacolo; è fondamentale sia lo sforzo fisico che l’aspetto psicologico

 L’arrampicata è una disciplina relativamente giovane, che consiste nel superamento di un ostacolo. Questo può essere una parete rocciosa, artificiale o una struttura urbana. Negli ultimi anni spopola anche l’arrampicata sugli alberi (tree climbing). Come nella vita, è naturale provare una sensazione di paura e angoscia di fronte all’ostacolo; di frequente si sente la terribile vocina interiore dire “non puoi farcela, arrenditi, stai rischiando troppo”. Quindi è fondamentale la motivazione e la fiducia in se stessi. Una volta superata questa fase, l’appagamento che ne deriva è notevole. In questa disciplina è fondamentale sia lo sforzo fisico che l’aspetto psicologico.

La nascita dell'arrampicata

La storia dell’arrampicata nasce in un primo momento come pratica alpinistica volta all’esplorazione e al raggiungimento di luoghi e territori sconosciuti e inaccessibili. Non è possibile stabilire in modo certo una data decisiva di inizio di questo sport. Probabilmente però questa pratica ha avuto origine in contemporanea con l’avvio della civilizzazione per motivi di necessità. Sicuramente in epoca relativamente recente i primi in Europa a praticare questa disciplina sono gli alpini: essi esplorano territori di montagna sconosciuti e praticamente inaccessibili.

Una delle prime testimonianze che possediamo è quella dell’alpino francese Antoine de Ville, che nel 1492 raggiunge la vetta del monte Aiguille con l’aiuto di corde e scale. Alla fine del Settecento, invece, risale la conquista della vetta del Monte Bianco da parte di due francesi, ma questa volta senza l’aiuto di alcun ausilio.

A metà del diciannovesimo secolo Alfred Wills scalò una delle vette delle Alpi svizzere e scrisse un libro a riguardo, rendendo l’arrampicata una pratica dai molti seguaci appassionati.

Al di fuori dell’alpinismo fu il giovane Walter Parry Haskett Smith (1886) il primo scalatore a fagocitare l’interesse in questa disciplina.

L'epoca moderna

 Nel XX secolo Paul Preuss teorizza l’importanza prevaricante della salita rispetto alla conquista della vetta, ma la sua idea non prevedeva l’uso di alcun aiuto artificiale (corda, imbrago, rinvii ecc) ed era tanto audace che egli per primo perse la vita in una di queste imprese.

 

A partire dagli anni Cinquanta sia in America che in Europa l’interesse verso questa disciplina è in fermento, viene anche introdotto l’utilizzo del magnesio per rendere la presa meno sfuggente a causa della sudorazione e si costruiscono diverse palestre indoor per l’allenamento.

 

La prima competizione italiana avviene nel 1985 a Bardonecchia: i più bravi climbers si sfidano per decretare il migliore.

Nel 1986 ad Arco la manifestazione RockMaster viene trasmessa in 7 paesi e seguita da 10000 persone.

L’Italia diviene un paese importante nella divulgazione e nell’interesse per questa disciplina, tanto che il primo presidente della federazione internazionale è l’italiano Marco Scolaris (2007).

Solo nel 2020 l’arrampicata diviene uno sport olimpico, in occasione delle olimpiadi di Tokyo.

 

 

Diverse tipologie, diversi stili

 Nell’arrampicata sportiva sono sempre obbligatorie la corda di sostegno e le protezioni; si effettua su parete rocciosa o artificiale sulla quale sono presenti protezioni già fissate alle quali legarsi nel corso della scalata e non è concesso l’utilizzo di oggetti che aiutino nella progressione. A livello agonistico l’arrampicata sportiva si divide nelle specialità di lead (pareti tra i 15 e i 20 metri con difficoltà progressiva), speed (competizione di velocità su percorso sempre uguale di 15 m) e boulder ( 4 minuti per percorrere una via di 4 metri con il minimo numero di movimenti)

L’arrampicata artificiale invece si pratica con l’ausilio di attrezzi o strumenti per la progressione su roccia o ghiaccio.

Si può scalare sia da soli (progressione in solitaria) che in coppia (progressione in cordata)

L’arrampicata libera o free climbing è uno stile di arrampicata nel quale il climber utilizza l’attrezzatura (corda, imbrago, discensore, moschettoni, friends o rinvii) esclusivamente per l’assicurazione, cioè per limitare i danni in caso di caduta.

Esistono invece tipi di arrampicata completamente privi di protezioni: il bouldering, effettuato su piccoli massi di 5-6 m di altezza sotto i quali viene disposto un materasso, e il free solo, lo stile più audace, nel quale il climber non utilizza alcun ausilio, dunque è perennemente a rischio della propria vita.

Free Solo (2018) climbing scenes – YouTube


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