L’ARENA SENZA ARBITRO

Problemi planetari richiedono soluzioni planetarie. Viviamo su un’ “arena galleggiante” governata da oltre duemila regimi regolatori globali. Ma, in assenza di un arbitro, quali sono le forze che ne determinano la rotta?

Se si potesse rappresentare il mondo in uno stadio, gli artisti di pensiero complottista non mancherebbero di includere un arbitro in casacca nera. Un quadro di Jackson Pollock potrebbe essere però più idoneo a rappresentare la struttura orizzontale delineata dagli oltre duemila regimi regolatori globali. Essi sono aumentati esponenzialmente dalla metà del secolo scorso ad oggi, e consistono prevalentemente in imprese multinazionali, organizzazioni internazionali governative, ed organizzazioni internazionali non governative.

La ragnatela di relazioni, accordi e scambi commerciali in cui sono intrecciati tali organi è stata tessuta in risposta ai sempre più cruenti conflitti bellici, che (quasi) ogni generazione ha conosciuto. Più le economie ed i destini dei vari Paesi sono interdipendenti, più verrebbero tutelate libertà e sicurezza.

L’odierno spazio giuridico globale si caratterizza per un’elevata frammentazione. Composto da oltre 2000 regimi regolatori globali, può essere definito a buon titolo “sistema neo-medievale”.

I soggetti che operano vi operano:

– interagiscono con gli Stati, e non solo con le amministrazioni nazionali;

– spesso stabiliscono rapporti diretti con la “società civile” degli Stati coinvolti. Vale a dire, tutti  i gruppi di interessi e soggetti al di fuori degli Stati. Ad esempio, nell’ipotesi in cui la Banca Mondiale conceda un prestito per costruire una diga o comunque un’opera pubblica, lo Stato finanziato dovrà consultare la popolazione locale, al fine di definire il piano di ri-localizzazione di chi vive nei terreni da espropriare e le misure ambientali.

I processi decisionali adottati dalle organizzazioni internazionali possono differire, nel metodo, da quelli presi dalle autorità nazionali. Si caratterizzano per un maggiore ricorso a:

democrazia dibattimentale (e minor ricorso a strumenti di democrazia diretta);

– delega ad autorità indipendenti (che basano più spesso le loro decisioni su prove scientifiche e ad organi di Alternative Dispute Resolution, che assumono un vero e proprio ruolo di arbitro dirigendo procedure di mediazione o conciliazione.

In un precedente articolo dal titolo “Chi può giudicare” ho trattato il possibile impiego dell’intelligenza artificiale in ambito giudiziario. Ciò potrebbe aiutare a decongestionare il traffico di contenzioso nei Tribunali. Ma un ulteriore impulso in tal senso potrebbe realizzarsi grazie ad un maggior ricorso alle procedure di Alternative Dispute Resolution. I Tribunali possono sancire vincitori, vinti, dannati e beati, talvolta ingiustamente. A settecento anni dalla sua morte Dante sarebbe contento di veder fiorire le risoluzioni alternative delle controversie, almeno nella non-ortodossa Unione Europea?

Benché la guerra sia divenuta ipotesi remota in aree geografiche che hanno ospitato le economie avanzate (vedi Unione Europea e Nord America), esistono dilemmi comunque gravosi a sufficienza: cambiamento climatico, traffico internazionale di rifiuti, flusso di denaro diretto verso i paradisi fiscali. Senza organizzazioni internazionali che possono assumere il ruolo di arbitro, le azioni a contrasto di tali dilemmi non possono essere efficaci.

Il diritto internazionale rappresenta il corollario che ha permesso lo sviluppo della global polity e delle unioni continentali. Queste ultime hanno aumentato, e aumenteranno la loro sfera di influenza, per vari motivi.

Anzitutto, le condizioni in termini di qualità della vita e diritti dei lavoratori, tendono ad approssimarsi più a livello di area continentale che non a livello globale. Benché esista un’ Organizzazione Internazionale per il Lavoro, dotata di un suo Tribunale Amministrativo, la forbice  tra paesi industrializzati e paesi sottosviluppati, in termini di condizioni di diritti fondamentali dei lavoratori, è ancora particolarmente ampia.

L’I.S.O. ed I.C.A.N.N. sono esempi di istituzioni globali, che nel loro campo d’azione, fungono da arbitro. L’I.S.O. è l’autorità globale di riferimento per la normazione tecnica. L’ I.C.A.N.N. può essere considerata la massima autorità della Rete. Paradossalmente, l’I.C.A.N.N. potrebbe invertire la rotta verso un’inaspettata balcanizzazione della Web. Il diritto si trova prima o poi a dover arbitrare gli inesplorati spazi raggiunti dal progresso. Le istituzioni di governance del World Wide Web hanno ormai più di trent’anni suonati. Le differenze negli orientamenti di prassi giurisprudenziale si fanno perciò sentire. Questo è particolarmente vero nei regimi meno democratici del nostro, tipo Cina, Russia, Medio Oriente. Nel nostro continente è tutelato il diritto all’oblio ma non nel Nord America. In Cina la ricerca on line di “Piazza Tienanmen” restituisce solo informazioni turistiche.

Le unioni continentali sono destinate a rafforzarsi ancor più delle autorità globali, per vari motivi:

– durante l’emergenza epidemiologica da Covid 19 abbiamo conosciuto restrizioni senza precedenti relative ai viaggi su lunghe distanze

– Nel secolo della biotecnologia, l’“ecologia profetica”, o più precisamente una scienza che accerti i rischi, è fallibile e non può essere prevedibile al 100%. Molto probabilmente innescherà una sorta di roulette ecologica. In tal senso è emblematico il caso dell’arsella zebrata, nativa dell’Europa e migrata al Nord America. Attaccata alla chiglia delle navi, è diventata poi aggressiva nel nuovo habitat.

– La globalizzazione dei commerci e dei flussi di merci perpetra anche disuguaglianze e sfruttamento. Per esempio, L’Africa sta diventando la destinazione preferita dei R.A.E.E., spesso dichiarati come “prodotti di seconda mano”. Si tratta di comportamenti deleteri anche a livello di rapporti diplomatici di lungo termine . Nel mio precedente articolo ho argomentato come i paesi industrializzati abbiano intrapreso in passato il difficile sentiero di precursori dello sviluppo industriale. Parallelamente, gli abitanti del Primo Mondo rischiano di essere bollati come sfruttatori. Se nel secolo scorso è stato caratterizzante il conflitto tra  Est ed Ovest del mondo, nel XXI secolo potrebbe essere polarizzante, il conflitto tra Nord e Sud del mondo.

La soluzione dei problemi globali non può che essere globale. Oltre le unioni continentali, un arbitro globale deve comunque vigilare che le regole del gioco vengano rispettate da tutti (o più concretamente, siano applicate in uno spazio geografico il più ampio possibile).

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