LA TORTA DELLA RICCHEZZA

Rubare ai ricchi per dare ai poveri è condizione necessaria ma non sufficiente per garantire la prosperità della nostra civiltà.

Nella maggior parte dei casi, la torta della ricchezza viene suddivisa essenzialmente in ragione del lavoro con cui ci rendiamo utili agli altri. La fonte di reddito può essere anche di origine patrimoniale, nel caso di una rendita finanziaria o l’affitto di un immobile.

Il welfare state: rubare ai ricchi per dare ai poveri

La frattura tra ricchi e poveri si rivela più approfondita quanto più andiamo a ritroso nel tempo, anche se con andamento altalenante, non costante. L’implementazione del welfare-state, ben pronunciata in particolar modo dal Seicento, ha contribuito ad attenuare le diseguaglianze. Il tema che “più uno è ricco più deve pagare” fu ribadito in particolare durante la Rivoluzione industriale nata in Inghilterra e il secolo successivo con la Rivoluzione francese. Questi movimenti si erano infatti già resi conto che non può esserci giustizia, intesa come equilibrio dei gruppi di una collettività, se non vi è una corretta perequazione dei beni.

Come fa lo Stato a garantire salute, istruzione ed altri servizi ai suoi cittadini? Prevedendo uno schema impositivo orientato alla progressività. Ruba ai ricchi per dare ai poveri, un po’ come Robin Hood. La figura di Robin Hood è stata inventata a cavallo del XIV secolo. Alcuni ritengono che Robin Hood sia stato uno yeoman dedito al bracconaggio per il reperimento del cibo, all’ epoca scarso, laddove la caccia nelle grandi foreste era esclusivo diritto dei feudatari.

Lo Stato italiano è più giovane di un secolo di quello francese. L’imposta di ricchezza mobile è la prima imposta sui redditi istituita dall’Unità d’Italia. Nel 1852 il ministro delle finanze Cavour estese la presunzione del reddito anche a parametri correlati all’attività professionale e d’impresa. Una relazione del 1º marzo 1862 suggerì l’abbandono del vecchio principio piemontese della misurazione del reddito su basi unicamente presuntive, prendendo ad esempio anche i sistemi in vigore in Francia e nel Regno Unito, e ponendo così le fondamenta per l’introduzione delle dichiarazioni dei redditi.

Nel giro di un secolo e mezzo, nel nostro Paese e non solo, assistiamo ad una vera e propria moltiplicazione dei pani e dei pesci, dovuta all’ esplosione della scienza, della tecnologia e dell’energia.  Se all’alba un politico avesse promesso: “Cari concittadini, se mi eleggerete avrete i weekend, le vacanze, alti salari, la scuola per tutti fino a 16 anni, cibo in abbondanza, vita lunga e sana” sarebbe stato preso per pazzo. E’ stata prioritaria la spinta al progresso tecnologico o alla progressività dell’imposizione? Una sorta di dilemma dell’uovo e della gallina.

Una vita in vacanza

Gli addetti all’agricoltura nel 1861 rappresentavano quasi il 70% del totale dei lavoratori, e nel 2010 sono crollati al 4,2%. Il numero degli addetti all’industria, oggi di poco sotto il 30%, raggiunge un massimo storico del 44% nel 1971. Un esercito di addetti al settore primario ridotto di quasi un ventesimo riesce a coprire molto più abbondantemente il fabbisogno calorico di ognuno di noi, come vedremo più avanti. Anche nel settore secondario, l’automazione ha permesso di ridurre il numero di addetti, da cinquant’anni a questa parte. Buona parte dei lavoratori ha potuto occuparsi di istruzione, amministrazione, commerci, banche, arte, ricerca. Che ne sarà di questi lavoratori, alla prossima ondata di disoccupazione dovuta all’impiego dell’intelligenza artificiale su larga scala?

Lo sbarco nella civiltà dell’abbondanza e lo spettro dell’irrilevanza

Per la prima volta nella storia le malattie infettive uccidono meno individui dell’ invecchiamento, le carestie meno dell’obesità e le violenze meno degli incidenti. Le masse oggi temono più l’irrilevanza dello sfruttamento. 

In Italia, nei primi anni del nuovo millennio siamo arrivati a disporre di 3.657 calorie pro capite, cioè quasi il doppio di quelle necessarie per sopravvivere oggi (1.962) in una società più sedentaria. Nel 1861 la disponibilità di calorie pro capite giornaliera (2.545) era di poco superiore a quella necessaria per sopravvivere e per non essere denutriti (2.259). Essendo questa una media, è facile intuire che molte persone ne fossero al di sotto (cioè soffrissero la fame).

Vendere banche e comprare formaggio

Lo slogan “aggiungi un posto a tavola” nella civiltà ormai massmediatica raggiunge velocemente anche i più poveri. La popolazione mondiale è in crescita e non smetterà di soddisfare i propri bisogni primari, tra cui quello di nutrirsi. Già nel 2008 – nel pieno del tonfo di Wall Street, Crispin Odey, manager dell’omonimo fondo londinese, consigliava di “vendere banche e comprare formaggio”.

Sulla base di questo ragionamento, nel 2008 Crispin Odey, manager dell’omonimo fondo londinese già consigliava a chi avesse denaro da investire in filiere alimentari promettenti. Ed è così che alcuni gruppi finanziari, multinazionali, fondi di investimento hanno cominciato a “comprare formaggio” senza nulla sapere di come il formaggio si produca e cercando solo di ottenere da quella produzione il massimo profitto possibile.

Le persone sono come le biciclette: riescono a mantenere l’equilibrio solo se continuano a muoversi e apprendere

Secondo il rapporto  “A Future for the World’s Children“, diffuso a febbraio 2020 da una commissione di oltre 40 esperti nominata da OMS, i bambini extra-large sarebbero lievitati dagli 11 milioni del 1975 ai 124 milioni del 2016. Grandi imputati sono il marketing commerciale ed il cibo spazzatura, fenomeni tipici dei paesi industrializzati, proprio laddove c’è miglior perequazione dei beni che altrove.

In una prossima puntata vedremo come l’Intelligenza Artificiale può realizzare una maggiore perequazione dei beni. Realizzare questo obiettivo è necessario – perché aiuterà a risolvere la frattura tra garantiti e non – ma non sufficiente. L’Intelligenza Artificiale costringerà i lavoratori a sviluppare nuove competenze e cambiare la loro professione continuamente.

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