Isola delle rose

Isola delle rose

La strana storia de L’Isola delle rose

Alla scoperta dell’Isola delle rose: la piattaforma artificiale, nata nell’Adriatico nel 1968, che divenne uno stato indipendente.

Rimini, 1968: sembra un racconto di fantasia, ma non lo è affatto. Siamo in Italia, all’inizio delle lotte studentesche del Sessantotto, e più precisamente a Rimini. E’ qui, o meglio, a 12 km dalla acque antistanti la riviera romagnola, nell’Adriatico, che ha inizio la nostra storia. Il protagonista è Giorgio Rosa, ingegnere bolognese sulla trentina, che dopo anni di studio e lavoro, finalmente vede il suo sogno diventare realtà. E’ il primo maggio 1968, infatti, quando il Sig. Rosa dichiara la nascita della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, autoproclamandosene Presidente.

Tra desiderio di libertà e progetto di business

La Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose (in esperanto Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj) altro non era che un’isola artificiale di 400 m², fatta di piloni e cemento, posizionata a circa 6 miglia nautiche dalla costa, appena oltre il limite delle acque territoriali italiane. Per realizzare la sua singolare utopia Rosa attese anni, riuscendo a superare sfide ingegneristiche, economiche e organizzative non indifferenti. Ma quella che a prima vista poteva sembrare un’idea assurda, in realtà celava della lucida follia. La visione del Sig. Rosa, infatti, non era dettata solo da un desiderio di libertà, di evasione da regole e leggi, ma da un fondato progetto di business. Sull’onda lunga del boom economico italiano di quel periodo e dell’esplosione del turismo di riviera in Romagna, l’intento di Rosa era quello di sfruttare dal punto di vista economico la sua isola. Non a caso nella mente dell’ingegnere quella appena realizzata avrebbe costituito la prima di una serie di piattaforme artificiali da impiegare a fini turistici.

L’interesse e le preoccupazioni per l’isola

Non riuscendo ad ottenere i permessi necessari per la realizzazione del suo ambizioso progetto, ecco dunque l’intuizione di Rosa: superare i confini italiani e con essi la sua burocrazia, per crearsi uno stato tutto suo. La Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, in quanto stato indipendente, iniziò così a dotarsi di un proprio governo, di una bandiera, oltre che di francobolli e persino di una valuta, il Mill, con cambio pari alla Lira. Il fatto che l’isola, pur vicinissima, si trovasse formalmente al di fuori della giurisdizione dello Stato Italiano, mise Roma in imbarazzo in un periodo storico particolare. Ciò unito all’interesse di un numero crescente di curiosi e turisti cominciò a suscitare preoccupazioni in merito a sicurezza, ordine pubblico e fisco. Iniziarono poi a circolare le teorie più disparate in merito ai possibili usi della piattaforma. C’era il timore che l’isola potesse diventare una stazione radio pirata, un Casinò, una sorta di area di rifornimento galleggiante (senza accise) e perfino una base sovversiva sovietica col rischio di una nuova Cuba. Da qui il pericolo che altri potessero emulare l’impresa del Sig. Rosa e le implicazioni della vicenda sul Codice della navigazione. Del resto, forse, non fu solo un caso se a seguito di questo episodio, nel 1974, il limite delle acque territoriali italiane venne spostato di ulteriori 6 miglia, portandolo così a 22 km dalla terraferma.

I francobolli emessi dalla Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose

La fine dell’Isola delle rose

La Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose divenne una questione seria e il 25 Giugno 1968 le autorità italiane disposero il sequestro dell’isola. Seguirono poi una serie di interrogazioni parlamentari e infine giunse la sentenza di demolizione. L’11 Febbraio 1969 presero così avvio le operazioni, col tritolo che fece saltare per aria l’isola, ma non del tutto. «La mia storia dimostra che un uomo normale non può farsi un’isola», così ha sempre commentato l’ingegner Rosa che, nonostante la perdita della sua amata creatura, grazie a quell’avventura riuscì a procurarsi parecchi clienti. Definitivamente inabissatasi, a causa di una tempesta, poche settimane dopo la demolizione, oggi l’isola non è più visibile se non attraverso le foto dell’epoca. In questo senso vanno menzionate quelle del fotografo Davide Minghini, conservate all’interno dell’archivio fotografico della Biblioteca Gambalunga di Rimini. A distanza di 50 anni dalla sua demolizione, l’Isola delle rose continua ancora a incuriosire. Ne sono un esempio il romanzo “L’isola e le rose” di Walter Veltroni o il più recente film “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose” del regista Sydney Sibilia con protagonisti Elio Germano e Matilda De Angelis. L’esplosivo avrà senz’altro distrutto la piattaforma, ma non lo spirito dell’isola che continua a sopravvivere.

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