Leggende e poesie tramandate: tesoro della letteratura Albanese

La diaspora “silenziosa” non fa disperdere il prezioso patrimonio letterario albanese tramandato a voce e poi raccolto nei Visaret e Kombit.

Dopo la caduta della Repubblica Popolare Socialista d’Albania ha inizio un fenomeno migratorio detto “silenzioso” verso diverse mete, la favorita ad arricchirsi della presenza del meraviglioso popolo albanese è proprio l’Italia. Sono presenti tuttora numerose e fiorenti comunità Arbëreshe soprattutto nel Sud.

Ogni qualvolta si verifica una diaspora è interessante osservare come, il popolo che lascia la propria terra, “conservi” e tramandi le proprie origini e tradizioni e per gli appassionati di letteratura è sempre una sfida ricercare la radice del tesoro letterario di un popolo laddove esso si trovi ad attraversare un cammino che spesso porta alla perdita delle informazioni sul processo di formazione di una identità culturale e letteraria.

Questo non è un problema che ha interessato la letteratura albanese che, anche post diaspora, trova il suo seguito grazie alla poesia tradizionale tramandata per secoli dalla voce del popolo.

Questo vasto repertorio può essere suddiviso in tre grandi gruppi che corrispondono rispettivamente a tre periodi principali: quello medievale o precastriotiano ; quello castriotiano e infine periodo moderno. Doveroso cenno a Giorgio Castriota Scanderbeg, a cui fanno riferimento i periodi letterari, che fu un patriota ed eroe nazionale che capeggiò la lotta contro l’invasione dei turco-ottomani.

Il pregevole tesoro letterario albanese, fatto di poesia epica amorosa, novelle, cicli e leggende medievali, si raggruppa nei volumi dei Visaret e Kombit, raccolta dei canti tradizionali orali, grazie a studiosi quali De Rada, Camarda, Schirò, Marehianò, Scura.

Vi è una famosissima leggenda che impreziosisce il sito archeologico del castello nei pressi di Scutari (nord-ovest dell’Albania) a soli 130 metri sul livello del mare. Detto anche castello di Rozafa come il nome della donna che secondo la leggenda giacerebbe tra le sue mura.

Si narra infatti che la costruzione del castello sia da attribuire a tre fratelli che si trovavano in difficoltà visto i continui crolli delle mura. Frustrati per la situazione verranno a conoscenza di una peggiore profezia da parte della Dea indigena che, attraverso i sette colori dell’iride, gli rivela che la torre si reggerà solo dopo il sacrificio di una delle loro mogli. I tre fratelli di comune accordo decisero che sarebbe stato il fato a decidere la sacrificata ovvero la moglie che l’indomani gli avrebbe portato il pranzo.

Nella notte due fratelli non resistettero e avvisarono le mogli, solo uno dei fratelli non disse nulla e proprio la moglie si presentò il giorno dopo. Informata del terribile destino, Rozafa acconsentì ad essere murata come vittima ignara e innocente, ma chiese alla Dea di concederle che le venisse lasciata all’altezza del seno un’apertura per poter continuare a nutrire suo figlio, e un foro all’altezza dell’occhio destro perché le fosse concesso di vederlo crescere.

Consumato il sacrificio la torre si resse e vigilò sulla città che di lì a poco sarebbe sorta (Scutari appunto).

Il patrimonio letterario albanese, cresciuto da radici così antiche non cessa di fiorire fino ai giorni nostri grazie a scrittori come Ismail Kadare (le cui opere sono state tradotte in più di 60 lingue); Visar Zhiti (sopravvissuto alle carceri del regime comunista); Elvira Dones (abile sceneggiatrice); Anila Wilms (caduta in povertà perché giudicata traditrice); Arben Dedja (medico chirurgo e abile scrittore) e tanti altri.

Un panorama letterale veramente da scoprire per dar maggior peso e connotazione ad un popolo orgoglioso e dall’animo gentile che spero abbiate voglia di conoscere attraverso le pagine dei suoi più grandi autori.

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