La paura come capirla?

La paura è una sensazione che ultimamente la sentiamo molto spesso. Perché Ci interessano così tanto di cose pericolose e spaventose?

Bisogna sempre chiamare le cose con il loro nome. La paura del nome non fa che aumentare la paura della cosa stessa. ~J.K. Rowling (Albus Silente), Harry Potter e la pietra filosofale

La paura è una sensazione che ultimamente tutti provano ogni giorno. Si sente che dietro ogni angolo c’è sempre un pericolo. I vicini discutono di chi conosce più informazioni terribili su virus, morti, incidenti stardali o quelli d’aerei. Tutte le telefonate di familiari o amici partono da notizie recenti su coronavirus e altre minacce che sono molto comuni negli ultimi tempi. Perché è così? Perché parliamo sempre e solo di cose pericolose e spaventose?

Provocare paura è nella nostra natura?

Uno degli argomenti più coinvolgenti di tutti i tempi può essere logicamente esaminato. Gli esseri umani, per natura, in qualche modo bramano di sentire informazioni spaventose e drastiche. Possiamo anche notare questa tendenza in un passato più lontano. Nel Rinascimento, anche Machiavelli ha notato questa osservazione spaventosa. Nel capitolo VII del suo capolavoro Il Principe descrive come la gente si accontentava di guardare la crudeltà della morte (Machiavelli, 25-26). Egli giunge alla conclusione che la natura umana può essere saziata da emozioni spaventose e negative.

Dall’altra parte, cerchiamo anche fatti pericolosi perché istintivamente abbiamo bisogno di proteggerci da essi. Ce ne accorgiamo oggi quando, per esempio, il virus di Wuhan si diffondeva in Europa e le notizie venivano controllate ogni giorno o anche più spesso, solo per capire se si avvicina a noi o se siamo ancora in un posto sicuro.

In entrambi i casi, quanto più drastiche e spaventose sono le informazioni, tanto più siamo propensi a conoscerle. Questa affermazione è davvero importante quando si tratta di quali informazioni devono essere diffuse per ottenere una maggiore attenzione pubblica ed è per questo che la maggior parte dei fatti che ci vengono forniti, sono accuratamente selezionati per quelli che sono più attraenti.

Cosa dobbiamo temere di più?

Il fatto è che molti fattori di rischio che in realtà uccidono la maggior parte delle persone non contano nella maggior parte dei casi, per es. per il cancro ai polmoni o per una dieta poco sana. Questo tipo di informazione non è spettacolare e non vediamo il processo di danno perché avviene all’interno del nostro corpo. Questa è una delle prove più convincenti che dimostra cosa ci interessa veramente come esseri umani. Se abbiamo tanta paura della morte perché non smettiamo di fumare, iniziamo a mangiare sano e a fare più sport? Perché non vediamo le prove di queste azioni o sono difficili da immaginare. Per temere davvero qualcosa, dobbiamo visualizzare facilmente una cosa che sconvolgerà con le sue conseguenze, come un incidente aereo o un serial killer, quando possiamo vedere la tragedia della situazione. Anche se la probabilità che accada è bassa, il rischio è enorme e questo ci fa paura.

Manipolazione del linguaggio – come viene usata?

All’inizio, leggiamo una citazione di Harry Potter su come la paura può essere diffusa. Nei mass media, i giornalisti o i reporter usano un linguaggio molto specifico che è più attraente e che può provocare delle connotazioni facili delle informazioni più importanti. Possiamo notare come alcuni titoli sono costruiti e quali parole vengono usate per ottenere più interesse, per esempio: parole come uccidere o terroristi sono più convincibili di: togliere la vita, o persone pericolose. In questi casi, gli scrittori tenderanno a evitare gli eufemismi per rendere il loro linguaggio più attraente e interessante e, soprattutto, per shockare le nostre menti e farle immaginare di più. Il ruolo chiave è anche quello della statistica (Gardner, 102-103). La gente crederà più facilmente ai fatti che contengono percentuali o numeri, perché sembra più affidabile, ma molto raramente controlliamo effettivamente da dove proviene la fonte. Questo fatto è usato molto spesso per rendere alcuni dati più convincibili per il pubblico e, a volte anche per spaventarci di più, mostrando, ad esempio, la criminalità o il tasso di mortalità in alcuni Paesi.

Come possiamo inconsciamente farci spaventare?

Non solo le notizie in TV o alla radio possono influenzare i nostri sentimenti sulla realtà, possiamo notare che nei film o nelle serie TV più popolari gli argomenti sono molto simili a quelli che possiamo vedere sui nostri giornali: sequestri, rapine, morti per cancro (molto spesso con una storia d’amore con un finale triste). Perché l’azione delle serie tv è così avvincente e non possiamo guardare un solo episodio? Uno dei motivi è che la morte, in molti di essi, viene mostrata in modo molto realistico e questo fatto è quello che ci parla di più. Inoltre, i temi principali riguardano le rapine in banca, la lotta contro l’ingiustizia del governo e altre questioni legate ai crimini. Il fatto è che siamo meno consapevoli del pericolo che inconsciamente ci viene in mente quando guardiamo serie TV o film che mostrano argomenti simili. Ecco perché abbiamo molta paura di questo tipo di pericolo nella nostra vita, non rendendoci conto che la nostra paura è costruita da situazioni immaginarie che abbiamo visto in una TV o guardando un film.

Ci sono molti più impatti di paura che dirigono i nostri pensieri e la nostra subcoscienza, la maggior parte di essi si diffondono attraverso ciò che guardiamo, sentiamo e leggiamo ogni giorno. Pensiamo per un attimo a quante delle nostre paure o preoccupazioni sono state create da storie di altre persone e non perché le abbiamo già vissute. È bene avere piena consapevolezza dei nostri sentimenti e non lasciare che essi guidino i nostri pensieri e ci appaghino con la paura.

La fonte principale di questo articolo è The Science of Fear di Daniel Gardner, dove potete trovare maggiori informazioni e che consiglio veramente, specialmente in questi giorni.

Fonti:

Gardner, D., The Science of Fear, London, Penguin Books, 2008.

Machiavelli, N., Il Principe, Torino, Einaudi, 1961.

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