La memoria

La memoria: i differenti tipi nel singolo e nel gruppo.

La memoria svolge una funzione fondamentale e necessaria nel processo di formazione e di definizione della nostra identità, sia essa singola o di gruppo, nonché nella strutturazione di tutti i nostri apparati istituzionali e sociali. Senza la memoria, senza un confronto con il passato, senza la sua sedimentazione nella nostra psiche, oltre che la sua necessaria elaborazione, l’essere umano non potrebbe definire sé stesso, né relazionarsi con quello che è stato e quello che sarà. È grazie alla memoria che è capace di interagire con tutti gli altri soggetti che lo circondano.

Ma, questa nostra vitale capacità non è univoca. La memoria, infatti, si presenta come qualcosa di eterogeneo, non classificabile in una singola funzione o in una categoria esclusiva. Si differenzia in molteplici tipologie all’interno delle sue proprietà specifiche, che svolgono un ruolo diverso nello scorrere della vita, e nella strutturazione della realtà.

Aldilà del funzionamento biologico del nostro cervello in merito all’operazione del ricordo, è possibile iniziare col distinguerne due differenti tipi di memoria, già individuati e analizzati dal filosofo francese Henri Bergson. L’autore dell’Evoluzione creatrice ha individuato due forme differenti di memoria:

  • Mémoire – image (memoria d’immagine)
  • Mémoire – habitude (memoria d’abitudine)

La memoria immagine non è quella che noi chiameremmo propriamente “memoria classica”, bensì, è quella forma comprendente tutto quel sapere e tutte quelle informazioni che un essere umano ha  incorporato nella propria psiche, e che, ormai, fanno parte di un sapere inconscio, totalmente insito nella persona. È una forma di memoria dalla quale, fondamentalmente, attingiamo quotidianamente e senza ponderazione o valutazione.

Basti pensare, tanto per porre alcuni esempi, ad azioni giornaliere come: allacciarsi le scarpe, guidare, andare in bicicletta, usare delle posate o semplicemente camminare. È possibile ricordare come questi gesti debbano essere eseguiti, ma ciò avviene solo dopo una riflessione volontaria.

Il nostro cervello, infatti, sprecherebbe un periodo di tempo piuttosto considerevole se dovesse riflettere e/o ricordare con particolare dovizia il dovuto svolgimento di determinate azioni. Perciò le esegue “naturalmente”.

Sono attività così abitudinarie che, spesso, può risultare addirittura difficile ricordarne l’effettivo svolgimento (come nel caso in cui non si ricordi di aver chiuso la porta di casa o la portiera della macchina).

La seconda tipologia, invece, è costituita da tutte quelle immagini mentali che noi chiamiamo propriamente “ricordi”, e a cui dobbiamo attingere in modo più soggettivo e, soprattutto, consapevole rispetto alla memoria precedente. Il ricordare equivale a un’azione volontaria e libera, che dobbiamo attivare in prima persona.

Vi è però da sfatare un vecchio mito che riguarda questa specifica forma. Contrariamente a quello che ha affermato a suo tempo Sant’Agostino, la memoria non è come un magazzino dal quale noi attingiamo i ricordi necessari, bensì è molto più simile a un insieme di funzioni che rendono il passato estremamente mobile e malleabile rispetto al presente. I nostri ricordi non sono organizzati come se fossero dati all’interno di un computer o di uno schedario, da cui ci è possibile reperire informazioni semplicemente seguendo delle istruzioni sulla loro collocazione, ma sono realtà e costruzioni soggette costantemente a modifiche, alterazioni e reinterpretazioni.

La memoria è, in sostanza, qualcosa di estremamente duttile, fluido e, soprattutto, debole. Infatti, è comune che essa “sparisca” a causa del fenomeno definito come “oblio”, con il quale s’intende il processo attraverso cui viene meno quella che è la memoria o la capacità di poterla sfruttare.

L’oblio può essere provocato sia da fattori di livello organico, sia soprattutto da influenze psicologiche o sociali, che, volenti o nolenti, tendono a cancellare parti di quello che è stato il nostro passato.

Tuttavia, la memoria non esiste solo per le persone singole, ma anche per le comunità.

Tutto quello fin qui descritto adesso vale per l’individuo, ma qualcosa di simile è riscontrabile anche nella memoria del gruppo, nella vita della collettività e quindi delle formazioni sociali. Anche i popoli, infatti, possiedono una propria memoria. 

L’allievo di Bergson, Maurice Halbwachs, ha posto un’importante distinzione tra quella che ha chiamato “memoria sociale”, e quella che invece ha denominato “memoria collettiva”.

Quest’ultima, simile alla “memoria-immagine” del singolo soggetto, consiste in tutte le immagini, e i ricordi propriamente detti, del passato (e quindi le sue rappresentazioni) che una comunità o un gruppo conserva. 

La prima, invece, che possiamo far corrispondere alla “memoria d’abitudine”, possiede al suo interno tutte le tradizioni, le credenze, i costumi o i modi di fare di una determinata popolazione. È grazie a essa se una collettività o una comunità riesce a fissare ciò che si è appreso in strutture e insiemi di regole, schemi di comportamento, abitudini, norme ecc. che sono alla base del buon funzionamento della società e della sua stessa esistenza.

Vi è, però, da considerare un’altra tipologia di memoria, ovvero quella “pubblica”, che è riscontrabile solo nel gruppo.

Facilmente intuibile dalla sua denominazione, essa è propriamente la memoria della sfera pubblica, intesa come, nella definizione di Jürgen Habermas, quell’ambito (caratteristico delle moderne società democratiche) della vita pubblica in cui i cittadini confrontano i propri convincimenti in merito a questioni di rilevanza pubblica, che andranno a influenzarsi reciprocamente e a sovrapporsi tra di loro, formando così quella che sarà l’opinione pubblica.

Ciò che appare caratteristico di questa tipologia di memoria risiede proprio nel confronto, e quindi, spesso, nell’arrivo a una qualche sorta di compromesso tra le parti, che andranno a influenzare lo sviluppo finale dell’opinione comune.

In questo modo, anche i popoli, le comunità, o i gruppi, possono creare una propria identità sulla base di ricordi comuni e veicolati.

Queste tipologie di memorie, sia singole, sia di gruppo, interagiscono costantemente tra loro, influenzandosi e modificandosi nel tempo. Ogni forma della memoria è connessa a un’altra e ne altera alcuni aspetti, subendo a sua volta un’alterazione. In questo modo, l’essere umano è perennemente sottoposto al cambiamento.

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