La LIS: la lingua dei sordi che non vuole mai più essere linguaggio

La storia della Lingua Italiana dei Segni è molto articolata; è la storia di una battaglia per i propri diritti e al contempo di una faida interna alla stessa comunità dei sordi.

La concezione dei sordi nella storia

Nell’antichità la condizione delle persone sorde è infima: esse vengono considerate incapaci, selvagge, ineducabili; non godono di alcun diritto civile perché valutate mentalmente instabili. Durante l’Impero Romano, il decreto emanato da Romolo prevedeva l’uccisione per i bambini che manifestavano deficit dell’udito fino ai tre anni. Questa condizione subisce una svolta in positivo molti secoli dopo, con l’ascesa dell’imperatore Giustiniano (527-575 d.C.): ai sordi in grado di leggere e di scrivere vengono riconosciuti pieni diritti civili.

Durante il Medioevo era forte la credenza che sordità e mutismo fossero inevitabilmente correlati: si riteneva che l’apparato orale fosse connesso con le trombe di Eustachio, quindi, allo scopo di far udire il sordo si urlava nella sua bocca.

Ciò che caratterizza la condizione dei soggetti sordi dall’antichità fino al Millecinquecento circa, insomma, è proprio l’ignoranza rispetto a questa problematica.

L’educazione delle persone sorde

Le prime notizie circa l’istruzione dei sordi vengono dalla Spagna: il monaco benedettino Ponce de Leon insegnò a tre fratelli sordi appartenenti ad una famiglia nobile a leggere, scrivere e fare i conti.

Il fatto che sia proprio un monaco a impartire una prima istruzione a queste persone è fortemente collegato alla condizione di vita nei monasteri: in questi luoghi spesso non era concesso parlare e bisognava rispettare la regola del silenzio, dunque divenne comune tra i membri del monastero l’utilizzo di linguaggi alternativi che non prevedessero il proferimento di parola. Anche grazie ai lauti guadagni ricavati da questa attività, furono tanti i monaci che in Spagna iniziarono ad impartire una prima istruzione alle persone sorde, se pur i loro metodi venivano gelosamente custoditi.

Uno dei più noti monaci spagnoli, De Carrion, si occupò di educare in Italia Emanuele Filiberto Amedeo principe di Carignano tramite discutibili metodi che «comprendevano l’uso di purghe, rasatura della testa, bevande di brandy, nafta e salnitro e tecniche di privazione e ricompensa secondo le quali l’allievo veniva affamato, picchiato e privato della luce.»

Assistiamo a una vera e propria svolta nella storia dell’educazione dei sordi in territorio francese, con l’abate de l’ Epée (metà del Settecento). Egli fu il primo a non imporre il metodo oralista, basato sull’apprendimento della lettura labiale, ma introdusse e privilegiò l’utilizzo dei segni e volle diffondere le sua tecnica e i suoi metodi tanto da fondare la prima scuola pubblica per sordomuti nel 1760. I segni all’epoca utilizzati non rappresentavano una vera e propria lingua ma fungevano da appoggio alla lingua italiana.

L’utilizzo dei segni nella scuola pubblica francese diede inizio alla diffusione di questo metodo sia in Europa che nel mondo.

In Italia fino al 1850 vennero fondati moltissimi istituti per sordi e furono numerosi gli allievi sordi che diventarono docenti.

La cultura sorda in Italia

L’Italia subì una netta inversione di tendenza proprio nel diciannovesimo secolo: nel 1869 il Ministero della pubblica istruzione stabilì che gli istituti di Milano dovessero non solo privilegiare l’apprendimento oralista, ma anche abolire la comunicazione tramite i segni.

Con il Congresso di Milano del 1880 poi l’apprendimento dei due metodi (oralista e segnico) venne completamente abolito a favore del solo oralismo: la lingua dei segni venne completamente bandita. Questo rappresentò una forte battuta d’arresto per la lingua dei segni: divenne vietato insegnarla e comunicare tramite questo metodo divenne motivo di scherno e derisione.

Da qui in poi la divergenza di pensiero anche degli stessi sordi e delle loro famiglie rispetto al metodo e all’istruzione da impartire fu incolmabile: infatti, nonostante i vari convegni e decreti successivi fossero per la “riabilitazione” della lingua dei segni, questa è stata tacciata e continua ad esserlo come linguaggio dei gesti, qualcosa di troppo fisico e grottesco; ma i sordi che utilizzano questa lingua non si danno per vinti e continuano a lottare perché la loro lingua venga riconosciuta come tale.

L’Italia è stato l’ultimo degli stati europei a riconoscere la propria lingua nazionale dei sordi: solo il 19 maggio 2021 la LIS viene riconosciuta con l’approvazione del Decreto Sostegni.

La lingua naturale dei sordi. Cos’è la LIS?

La LIS è la lingua dei segni italiana e, come tutte le altre lingue dei segni di ciascuno stato, ha un legame con la lingua nazionale parlata. Questo tipo di comunicazione è noto sin dall’antichità, ma è sempre stato considerato parte della mimica gestuale. Fino al ventesimo secolo non è mai stata considerata una vera e propria lingua, con un proprio lessico e una propria grammatica. Solo negli anni ‘60, grazie alla ricerca di William Stoke, studioso americano, alla lingua dei segni viene riconosciuta una complessità tale da annoverarla tra le lingue, tramite l’individuazione di unità minime.

Cos’è l’impianto cocleare e come può aiutare le persone sorde?

L’impianto cocleare è un dispositivo tecnologico che cattura i suoni dall’ambiente e li trasmette direttamente al nervo uditivo attraverso una serie di elettrodi inseriti chirurgicamente nella coclea.

È costituito da due componenti: la parte esterna costituita da microfono, processore, unità di controllo e unità di trasmissione (antenna esterna e magnete) e la parte interna, costituita da unità di ricezione (antenna interna e magnete), unità di stimolazione (ricevitore-stimolatore) e elettrodi. Il processore codifica i suoni captati dal microfono e li trasmette agli elettrodi che stimolano la coclea. Ciascun elettrodo riceve le informazioni relative a una specifica banda di frequenza e stimola uno specifico gruppo di fibre nervose nella coclea che risponde a specifiche frequenze. Il numero degli elettrodi cambia tra i modelli e le ditte produttrici. Per una funzionalità ottimale dell’impianto cocleare è necessario avere un elevato numero di elettrodi posizionati correttamente e che gli elettrodi adiacenti non interagiscano tra di loro. Secondo le indicazioni di alcuni professionisti italiani, l’impianto cocleare è raccomandato nei bambini che hanno una perdita uditiva neurosensoriale bilaterale >80 dB per le frequenze 0,5-2 kHz, che hanno utilizzato per almeno tre mesi in modo continuativo le protesi acustiche e non ne hanno tratto benefici apprezzabili nelle abilità di percezione dei suoni, comprensione e produzione linguistica.

Sordi segnanti e sordi oralisti

Troppo spesso si assiste ad una vera e propria faida all’interno della comunità sorda tra coloro che sono a favore solamente dell’impianto cocleare (oralisti) e chi invece è un attivo sostenitore della LIS (segnanti). Sicuramente si tratta di un tema complesso quale l’educazione e l’inclusione di bambini o delle persone sorde all’interno di una società che comunica quasi esclusivamente con la parola. La scelta migliore va sempre valutata in base alla condizione clinica del soggetto di cui si sta parlando (minore o maggiore sordità) e del su background linguistico che è determinato dalla famiglia. La maggior parte dei bambini sordi (il restante 95%) nasce in famiglie in cui entrambi i genitori sono udenti e sono spesso impreparati ad affrontare le numerose sfide che la sordità di un figlio pone.

2019_caselli_e_rinaldi_per_ens.pdf (cnr.it)

LIS: cos’è, come funziona, il suo riconoscimento in Italia – E.S.F.O. (esfome.it)

Una breve storia dell’educazione dei Sordi | Storia dei Sordi

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