La cura della Follia

Gli elementi che hanno portato alla nascita della Psichiatria.

Non è particolarmente semplice individuare il momento preciso della nascita della psichiatria, che, essendo un fenomeno particolarmente complesso, ha attraversato un lungo periodo di gestazione. Se volessimo tentare quest’impresa, però, potremmo indicare la costituzione di quello che potremmo definire come “antenata” della psichiatria, nel periodo in cui, da una parte, la Follia è stata separata da tutte le componenti a essa esterne, e dall’altra, all’internamento dei folli è stato affiancato un primo (e rudimentale) concetto di “cura”. In assenza di quest’ultima non è possibile parlare di psichiatria.

Nel primo periodo, però, gli ospedali dotati di statuti speciali e che disponessero di regole che prevedessero un trattamento specifico per la cura dei folli, erano molto pochi. La figura del medico, inoltre, spesso era presente esclusivamente per evitare il diffondersi della malattia, non propriamente per porvi rimedio.

Il periodo maggiormente fecondo alla nascita di questi istituti è stato a cavallo della Rivoluzione francese, durante lo sviluppo di nuove e innovative concezioni in merito alla società e all’uomo stesso. Invero, verso la metà del XVIII secolo, in Francia erano state aperte una serie di case d’internamento, destinate esclusivamente ai folli, che hanno potuto trovare uno spazio dedicato. Tuttavia, nonostante si cominci a effettuare questa nuova separazione, i nuovi asili non presentavano un’effettiva differenza con i precedenti, così come risultava ancora assente la presenza di un fattore medico.

Cionondimeno, la Follia ha subito una nuova differenziazione, specificandosi e strutturandosi in un quadro d’analisi decisamente più evoluto. Mentre in principio era suddivisa in sole quattro categorie (alienazione, debolezza di spirito, violenza e furore), nei dodici anni a seguire ha subito un aumento considerevole delle proprie differenziazioni, vistosamente moltiplicate.

Invero, nel periodo precedente il folle veniva percepito in un quadro d’analisi sempre ugualmente grigio e monotono. Successivamente, anche al suo interno vengono scoperte moltissime differenze. Ed è proprio su questa differenziazione, che ha caratterizzato il primo sviluppo della nuova analisi, che la ragione medica ha cominciato a dominare la Follia, identificando due delle sue caratteristiche primarie: il furore e l’imbecillità. Il primo era caratteristico di tutti i tipi di violenze esercitati, sia sugli altri, sia su se stessi; il secondo, invece, sull’incapacità di provvedere alla propria sussistenza e sopravvivenza. In tale prospettiva, ha cominciato a farsi strada l’idea che sia impossibile accusare un malato mentale.

Si è sviluppata, in aggiunta, una fondamentale distinzione tra gli insensati e gli alienati. Benché in principio i due termini non designassero esattamente la stessa cosa, spesso erano facilmente mescolati e confusi, trovando una separazione precisa solo nel periodo della Rivoluzione. Il secondo, dopo la nuova definizione, era colui che aveva interamente perduto la verità, abbandonato a un’illusione continua dei sensi; il primo, invece, lasciava circolare liberamente la sragione, ma non era totalmente estraneo al mondo della ragione.

Quello che è più curioso, però, è il fatto che l’internamento non ha differenziato la Follia avvicinandola, bensì allontanandola. Infatti, nonostante la storiografia moderna giudichi moralmente sbagliato l’inclusione dei folli nello stesso luogo dei criminali, al principio l’obiezione era stata esattamente l’opposto. Non si provava riprovevole collocare gli insensati con persone che avessero commesso un crimine, ma mettere queste ultime con le prime.

Erano soprattutto gli internati che non sopportavano di convivere con i folli, giudicati eccessivamente violenti e incontrollabili. La Follia, perciò, era vista come necessaria all’internamento, ma a un internamento “esclusivo”.

Il problema maggiore, però, risiedeva nel fatto che non esistessero strutture a loro riservate. Per tale ragione, si sono sviluppate le prime vere case d’internamento per la Follia, non ancora identificabili come manicomi, completamente impregnati da un forte senso di moralità e da un rigido programma di lavoro, utili per la cura del malato. Internamento che, vista la sua effettiva necessità ai fini della cura, veniva garantito anche alle persone più indigenti.

Tuttavia, tale servizio era reso gratuito e accessibile solo nel caso in cui fosse stato possibile raggiungere un’effettiva cura del soggetto. Nel momento in cui questa fosse venuta meno, allora si sarebbe utilizzato nuovamente la reclusione precedente. Nella suddetta organizzazione, l’internamento non è più abolizione della libertà, ma l’organizzazione della medesima, in una nuova concezione che vedeva la Follia come un’animalità mite e non più furiosa e incontrollabile.

Solo il disciplinamento della malattia poteva far sì che questa venisse debellata. Disciplinamento basato sulla verità e sull’ammaestramento, che sostituiva la catena utilizzata in precedenza, collegata a una concezione di pericolosità bestiale, con la camicia di forza, che, invece, costringeva solo coloro che si lasciano trasportare dalla violenza.

Nell’istante in cui la Follia mostrava il suo volto, ora spettacolo esclusivo dei suoi guardiani, poteva cominciare il processo di guarigione. Saranno proprio quest’ultimi a fornire le prime “analisi”, o sarebbe meglio utilizzare il termine “osservazioni”, riguardo l’evolversi della malattia, cercando di intravederne un possibile schema.

Volendo riassumere, è possibile individuare cinque differenti fasi del sopracitato processo:

  1. Soppressione dell’internamento indiscriminato tra folli e criminali.
  2. Creazione di un asilo preposto all’effettiva cura dei pazienti.
  3. Possibilità che la Follia si esprimi liberamente.
  4. Abbattimento della precedente schematizzazione della Follia.
  5. Riconoscimento dell’irresponsabilità del malato.

Processo che troverà il suo apice con la nascita del Ritiro di Samuel Tuke (31 luglio 1784 – 14 ottobre 1857) e con la gestione di Philippe Pinel (20 aprile 1745 – 25 ottobre 1826) dell’Asylum de Bicêtre, che creeranno i primi ed effettivi manicomi moderni.

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