LA CRISI DI CUBA

Ottobre 1962: la scoperta di missili sovietici a Cuba riaccende lo scontro tra USA e URSS e porta il mondo a un passo dalla guerra nucleare.

E’ il 14 Ottobre quando gli U-2, gli aerei spia americani, in ricognizione su Cuba scattano foto che mostrano la presenza di basi missilistiche sovietiche. Le basi sono il frutto dell’intesa raggiunta tra Mosca e L’Avana, con Kruscev che strategicamente interviene a protezione dell’isola. La mossa sovietica fornisce a Cuba un deterrente difensivo in caso di nuovo golpe americano ai danni di Castro, ma muta lo scacchiere geopolitico internazionale mettendo Washington in difficoltà. Per la prima volta gli USA si ritrovano dei missili puntati contro, a circa 150 km dalle proprie coste. Lo Stato maggiore americano non può tollerare una simile minaccia e spinge per una soluzione militare della crisi. Kennedy temporeggia e il 22 Ottobre informa il mondo della situazione: propende per il blocco navale dell’isola, una soluzione intermedia che nulla può per i missili già a Cuba. Una strategia comunque rischiosa, non esente dal pericolo di un’escalation militare in mare aperto: con le navi sovietiche già in viaggio verso Cuba non si sa come risponderà Mosca. Per sei lunghi giorni il mondo vive col fiato sospeso questo pericoloso ed estenuante braccio di ferro tra Washington e Mosca. Soltanto il 28 Ottobre Kennedy e Kruscev raggiungono un’intesa e la situazione si stempera. Questa, in sintesi, fu la crisi di Cuba, ma per comprendere appieno i fatti e il clima di quei caldi giorni di ottobre occorre contestualizzare storicamente l’evento e approfondire le relazioni USA-Cuba-URSS.

La foto scattata dall’U-2 americano in ricognizione aerea su Cuba che mostra la presenza di missili sull’isola

La guerra fredda

Nell’autunno 1962 il mondo è segnato dalla contrapposizione tra due superpotenze: da una parte gli USA, a capo del blocco occidentale-capitalista, dall’altra l’URSS a capo del blocco orientale-comunista. E’ questo il mondo uscito dalle macerie della seconda guerra mondiale: un mondo diviso, separato da una spessa, ma invisibile “cortina di ferro” per usare le parole di Sir Winston Churchill. Una locuzione quanto mai azzeccata per indicare il clima di ostilità creatosi tra Washington e Mosca all’indomani della guerra quando sull’Europa calò una cortina che avrebbe diviso il mondo per decenni. Ha così inizio la guerra fredda, come ebbe a dire Walter Lippmann, quella fase (1947-1989) in cui lo scontro USA-URSS, salvo casi isolati, non si combatté apertamente ma si tradusse in un confronto totale (politico, economico e ideologico) che mise a confronto i due sistemi su scala globale. Se lo scontro si fosse trasformato in conflitto diretto, del resto, il rischio sarebbe stato quello di una guerra nucleare senza vincitori. Fu il deterrente nucleare, quindi, a impedire lo scoppio di una guerra aperta ma, allo stesso tempo, fu proprio questo a determinare la continua crescita degli arsenali militari. Affinché questo fragile equilibrio del terrore potesse perpetuarsi, infatti, era necessario che entrambi i paesi mantenessero una posizione di forza.

Le relazioni USA-Cuba

La crisi del 1962 ha origini lontane, basti pensare alla genesi dei rapporti tra USA e Cuba. Già nel 1898, con la guerra ispano-americana, la piccola isola delle Antille passa sotto il controllo del gigante americano. Con l’emendamento Platt Washington instaura un protettorato sull’isola assicurandosi che regimi politici compiacenti non ledano i suoi interessi, anzi tutt’altro. Nel 1959, dopo tre anni di guerriglia sulla Sierra Maestra, i barbudos di Fidel Castro liberano l’isola dalla dittatura militare di Batista che, di fatto, governava su L’Avana fin dal 1933. Salito al potere il Líder Máximo intraprese una politica economica e sociale rivoluzionaria che, tra nazionalizzazioni e riforma agraria, colpì pesantemente gli interessi delle grandi compagnie americane. Da allora bollato come comunista, gli USA tentarono a più riprese di rovesciare Castro, ma la politica americana, culminata nel 1960 con l’embargo economico, “el bloqueo”, e la rottura delle relazioni diplomatiche, non fece altro che allontanare Cuba dalla sfera d’influenza americana.

I prodomi della crisi: il 1961

Il 1961 è un anno significativo e denso di eventi perché segna un peggioramento dei rapporti sia sull’asse Washington-L’Avana sia sull’asse Washington-Mosca. Sul fronte cubano Kennedy prova a rovesciare Castro autorizzando lo sbarco sull’isola di esuli cubani. E’ la cosiddetta Baia dei Porci, un’operazione strategico-militare ideata dalla CIA che, rivelatesi un fallimento totale, pone Kennedy in imbarazzo di fronte all’opinione pubblica e spinge Cuba a cercare riparo tra le braccia sovietiche. Sul fronte internazionale, invece, a riaccendere le tensioni è la costruzione nottetempo del muro di Berlino, episodio che non fece altro che accrescere il nervosismo tra le due superpotenze.

La costruzione del muro di Berlino

Dietro la crisi

La crisi cubana va inserita in questo quadro. La situazione, cristallizzatasi in una sorta di coesistenza reciproca, con la crisi di Cuba rischiò seriamente di esplodere in uno scontro nucleare. Del resto si trattava pur sempre di una coesistenza forzata, solo all’apparenza pacifica, ma in realtà pronta a saltare in caso di mutamento dello status quo. Con gli animi già tesi per Berlino, Kennedy e Kruscev si ritrovarono a dover affrontare una nuova fase di stallo, stavolta nel Mar dei Caraibi, nel cortile di casa degli USA. Una minaccia intollerabile per Washington che, nell’astuta mossa di Kruscev, intravedeva per Mosca la possibilità di sovvertire l’equilibrio strategico raggiunto. Sebbene la volontà degli attori principali fosse quella di evitare l’escalation, non va dimenticato quanto concreto fosse il rischio che un incidente o una semplice incomprensione facessero rapidamente precipitare gli eventi. Inoltre, tanto sul fronte interno quanto su quello cubano, gli animi si facevano sempre più tesi e nessuno poteva ormai permettersi di uscire sconfitto dalla disputa.

La soluzione della crisi

Il 28 Ottobre si arrivò ad una soluzione negoziata della crisi: Washington promise di non invadere Cuba, in cambio, Mosca ritirò i missili dall’isola. Questa la parte pubblica dell’accordo che prevedeva anche una parte privata e segreta in base alla quale Kennedy si impegnò a ritirare i missili americani dalle basi in Italia e Turchia. Quella del 1962 più che militare, quindi, fu una crisi politica che al netto di Cuba e di Castro, che da allora governò fino ai giorni nostri, in un’ottica bipolare, portò USA e URSS a stabilizzare i propri rapporti. Non a caso da quel momento i due paesi istituirono il telefono rosso, una linea diretta tra la Casa Bianca e il Cremlino per evitare rischi simili.

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