Inondazioni di rito

Le inondazioni sono un problema fin dall’alba dell’uomo, ma in futuro potrebbero riguardarci sempre più da vicino.

Sono di pochi giorni fa le notizie riguardanti le inondazioni che hanno colpito il nord Europa, in particolare Belgio e Germania. Si tratta di fenomeni di proporzioni impressionanti che hanno causato danni alle infrastrutture, ma soprattutto la perdita di vite umane. Alluvioni e inondazioni ci sono sempre state, sono eventi distruttivi che richiedono interventi a lungo termine per ripristinare la una situazione di normalità. Purtroppo negli ultimi anni questi fenomeni si stanno verificando con frequenza sempre maggiore, segno di un clima che sta cambiando.

Alluvioni e inondazioni

Oggigiorno utilizziamo i termini “alluvione” e “inondazione” come sinonimi, in realtà inizialmente indicavano fenomeni diversi. Il termine alluvione si riferiva all’accumulo di detriti e materiale trasportato dal fiume al di fuori dell’alveo, in seguito a un’esondazione. Con inondazione si intende, più propriamente, l’allagamento di aree normalmente asciutte che si verifica in poco tempo. Parliamo di inondazione quando la piazza del paese si allaga in poche ore, non quando nel corso dei secoli l’alveo di un fiume modifica la sua portata.
Possiamo comunque continuare a considerare questi termini come intercambiabili, se non altro per semplicità. Un’inondazione può avere diverse cause: piogge estremamente intense per brevi periodi, la rottura di una diga o dell’argine di un fiume, l’arrivo di uno tsunami. Talvolta si tratta di fenomeni prevedibili, come gli allagamenti provocati dalle piogge monsoniche. In altre occasioni le persone vengono colte alla sprovvista e le acque inghiottono oggetti ed esseri viventi.

Cosa sta succedendo nel mondo

Nel corso dell’ultimo mese (Luglio 2021) il maltempo ha colpito duramente il nord Europa, provocando disagi e allagamenti. I paesi più colpiti sono Belgio e Germania, nella regione di Ahrweiler, ma anche Londra è stata interessata dal fenomeno. Nello stesso periodo anche la Cina e le Filippine hanno dovuto fare i conti con piogge torrenziali che hanno provocato danni e morti. Le piogge monsoniche particolarmente intense hanno devastato l’India, in Giappone sono caduti oltre 30 cm di pioggia in 48 ore. La Scozia è stata flagellata da piogge intense che hanno costretto le autorità ad evacuare alcuni edifici ad Edimburgo. L’uragano Elsa ha raggiunto Cuba provocando, anche in questo caso, morti e danni ingenti. Sembra un bollettino di guerra e riguarda solo le inondazioni, a queste andrebbero aggiunti gli incendi, il caldo record ed altri fenomeni disastrosi.

Le cause

Come accennato in precedenza un’inondazione può avere diverse cause, alcune evidenti, altre meno. È chiaro che, se in una determinata zona cade in un giorno tanta pioggia quanta ne dovrebbe cadere in un anno ci possiamo attendere disagi e allagamenti. Allo stesso modo, se un difetto di costruzione fa cedere una diga ci si aspetta che l’acqua si riversi nelle zone circostanti, danneggiando il paesaggio, sia esso naturale o antropizzato.
I fatti sopraindicati hanno un elemento i comune: le forti piogge. Si tratta quindi di inondazioni dovute a un fenomeno naturale, eventi che si sono sempre verificati sul nostro pianeta e considerati “normali”. Tuttavia andando ad indagare un pochino più a fondo scopriamo un dato interessante: negli ultimi trent’anni la frequenza delle inondazioni è aumentata moltissimo. Dovrebbe sorgere spontaneo chiedersi il perché.

Sebbene non sia facile trovare una chiara dimostrazione del rapporto di causa-effetto, appare evidente che l’aumento di fenomeni meteorologici estremi va di pari passo con le alterazioni del clima sua nostro pianeta. L’aumento delle temperature medie, l’urbanizzazione incontrollata, le emissioni inquinanti, la perdita di biodiversità e la deforestazione sono solo alcuni dei fenomeni che possono andare ad influire sull’equilibrio del clima. Le forme di vita terrestri si sono evolute per fronteggiare le sfide di un clima complessivamente stabile o almeno prevedibile, ciò vale anche per l’uomo. I nostri centri abitati sono stati costruiti per offrirci riparo a fronte di fenomeni meteorologici noti, infatti i problemi iniziano quando questi fenomeni si presentano con una frequenza e un’intensità inattese. Purtroppo proprio la nostra grande capacità di adattamento e di modifica dell’ambiente circostante è ciò che sta creando problemi.

Uomo e clima

L’impatto delle nostre azioni sul clima è a lungo termine. Deviare il corso di un fiume o abbattere una foresta non provocherà conseguenze immediatamente visibili, ma andrà ad alterare l’equilibrio circostante. Non sempre le conseguenze di queste alterazioni sono palesi.

Prendiamo come esempio l’abbattimento di una foresta per far posto ad un centro abitato, cerchiamo di individuare alcuni effetti di questo evento. Anzitutto notiamo una riduzione della biodiversità, animali e piante perdono il proprio habitat. Alcuni, più adattabili, potrebbero riuscire a vivere anche nel nuovo ambiente, mentre altri spariranno. Sappiamo poi che le piante offrono diversi servizi, come la produzione di ossigeno, la copertura frondosa che abbassa la temperatura al suolo e la capacità delle radici di assorbire acqua e prevenire il dilavamento degli strati superficiali del terreno, tutto ciò viene a mancare nel momento in cui le piante vengono abbattute. La costruzione di edifici va poi ad influire sulla capacità del suolo di assorbire l’acqua. La copertura in cemento o asfalto impermeabilizza ampie porzioni di terreno, le acque superficiali vanno quindi incanalate attraverso fognature e canali di scolo per evitare l’allagamento delle strade.

Solo con questi brevi esempi si può immaginare che l’area antropizzata presenterà temperature più alte rispetto alla stessa area allo stato naturale e che eventuali fenomeni piovosi intensi saranno più difficili da gestire, data l’alterazione del suolo. Allo stesso modo è facile comprendere che alterazioni continue a livello globale possono andare ad influire sul clima in generale con conseguenze più o meno gravi.

Un po’ di numeri

L’European Environment Agency permette di visualizzare i dati relativi alle inondazioni (ma non solo) in Europa e nel mondo dal 1900 ad oggi. Un dato davvero impressionante è il cambio di frequenza dei fenomeni estremi a partire dal 1980. Per fare un esempio lampante, la Cina contava, fino al 1980, appena 23 fenomeni alluvionali, si passa a 289 eventi disastrosi dal 1980 in poi. Il resto del mondo non fornisce dati più rassicuranti.
Secondo una ricerca dell’arpat, l’aumento delle temperature atteso entro la fine del secolo va da 1.5° a 4° C, nel caso peggiore ci si aspetta un aumento del rischio di inondazione del 500%. Risulta palese la necessità di provare a invertire la rotta per evitare uno sterminio, dato che i danni più ingenti verranno riscontrati nei grandi centri abitati, dove la concentrazione di persone è maggiore.

Per approfondire:

https://video.repubblica.it/green-and-blue/estate-2021-clima-impazzito-la-mappa-dei-paesi-piu-colpiti/392565/393278
http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2017/025-17/proiezioni-globali-di-rischio-inondazioni-in-un-mondo-piu-caldo?searchterm=None
https://public.emdat.be/mapping

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