In principio era…

Acqua, aria e fuoco: primi filosofi del VI secolo a.C. alla ricerca dell’origine di tutte le cose

Da dove veniamo? Qual è l’origine di tutte le cose? Domande che assillano l’uomo da tempi immemori, che si chiudono su se stesse per poi schiudersi ancora e dar vita a vorticose teorie, dar vita alla filosofia; strada percorsa a tentoni, percorsa per prima da chi non ha lasciato traccia scritta, o quasi, da coloro che oggi vengono ricordati come i filosofi greci del VI secolo a.C, i primi cercatori del principio, dell’arché.

Leggere il mondo con le suggestioni che la natura offre è una chiave perseguibile per cimentarsi in un’interpretazione che tenti di svelare i segreti della creazione (origine, principio), dell’esistenza delle cose (o dell’essenza) e dell’esistenza in generale (dell’uomo, degli animali e della natura stessa). I quattro elementi, se si decide di seguire questa linea esplicativa, assurgono a capisaldi, una sorta di assiomi da cui non si può prescindere, ma di cui si possono valutare le diverse caratteristiche al fine di scegliere quello (tra acqua, terra, fuoco e aria) che più si confaccia ad una visione, o ad un sentimento, che renda ragione del mondo (che lo spieghi) così come lo conosciamo (o come lo conoscevano). Per sentimento si intende qui quell’insieme di cultura, tradizione ed influenza dell’ambiente circostante che modifica la prospettiva interpretativa, che rende possibili eventuali variazioni su di uno stesso tema di fondo; ed ecco che la parola sentimento trova il suo senso nell’esser multiforme e nel dar forma ad una scelta che emerge irrazionale e coerente.

Talete sceglie l’acqua. Anassimene sceglie l’aria. Eraclito scegli il fuoco.

Arché (ἀρχή)

I filosofi greci della scuola di Mileto e di Efeso (costa occidentale dell’attuale Turchia), notoriamente conosciuti come presocratici, hanno individuato proprio in alcuni degli elementi naturali i fondamenti della realtà e, con essi, hanno elaborato le prime visioni della filosofia occidentale . Che sia scontato che acqua, aria e fuoco dovessero essere la culla della filosofia non può essere affermato di certo, ma i frammenti (nessuno scritto integrale è sopravvissuto al tempo) ci testimoniano una tale centralità degli elementi e ci mostrano, oggi, come ciò che doveva apparire “banale” (o quotidianamente sotto gli occhi), nel momento in cui è stato posto come caposaldo di un ragionamento filosofico nascente, è diventato principio (arché) di tutto, spiegazione. E non c’è da stupirsi se appare ovvio e di poco conto nominare l’acqua, l’aria e il fuoco come necessari per l’esistenza della vita; per i primi filosofi questi elementi sono i simboli di un universo scalpitante di mostrare la sua origine. Ed allora dobbiamo metterci nella condizione di accogliere queste immagini come se fossimo noi Talete, Anassimene o Eraclito e di far nostra quella sensazione in cui ci si rendiamo conto che l’esistenza è qualcosa di più grande, o/e di più semplice.

Talete di Mileto

Di lui non sappiamo pressoché nulla e i suoi scritti andati persi. Si racconta che cadde in un pozzo perché distratto dall’osservare il cielo nel pieno delle sue teorizzazioni astronomiche, i presenti lo derisero. Per Talete all’origine vi è l’acqua; da essa la vita, la terra, l’universo. L’acqua permane nonostante i mutamenti della natura. La vita origina da ciò che è umido; dalla terra bagnata nascono i semi, in opposizione, ciò che è secco non può essere vivo, muore.

Rappresentazione della terra così come doveva essere per Talete. Secondo il filosofo la superficie terrestre galleggia sull’acqua. Fonte:Wikipedia

Anassimene di Mileto

Visse dopo Talete, individua il principio di tutto nell’aria che, condensandosi e rarefacendosi, da origine agli altri elementi. L’aria, come per Talete l’acqua, è ciò che permane e che modificando il suo stato crea il mondo e l’universo; quest’ultimo non è altro che aria che possiede differenti gradi di densità

D’altronde il cielo (e per estensione l’aria) non è forse la casa degli dei?

Eraclito di Efeso

L’oscuro“, così viene chiamato da Aristotele. Il suo pensiero, oggi conoscibile solo frammentariamente, risulta particolarmente difficile da comprendere, e criptico si cela dietro ad immagini suggestive e riferimenti impliciti. Il fuoco, il terzo elemento di cui parleremo, è utilizzato dal filosofo come metafora; l’allegoria di ciò che muta entro certi limiti e che conserva la sua essenza, come una fiamma che si affievolisce e ritrova vigore; in ogni istante diversa ma in grado di mantenersi nella sua altalenante natura.

La divinità è giorno-notte, inverno-estate, sazietà-fame. Ed essa muta come il Fuoco. (Frammento 67)

Eraclito nella complessità del suo pensiero parla di un mondo-divino dove generazione e distruzione sono il motore della sussistenza dell’universo e del suo esistere nella trasformazione ciclica, nell’opposizione vitale dei contrari operata da quel Logos (ragione, discorso) che regola la natura.

Dettaglio, raffigurante Eraclito, della Scuola di Atene, Raffaello Sanzio (1509-1511), Musei Vaticani. Fonte: Wikipedia

In principio era la natura e l’uomo che la osservava

Ed è, forse, dall’esigenza di provare a trovare un principio (arché) ed un inizio che le elucubrazioni filosofiche assumono la loro forma embrionale che si affida all’immagine e alla suggestione, alla forza della natura e delle grandezze commensurabili ed incommensurabili e alla volontà di capire e di conoscere con un occhio sempre più scientifico. Non più solo gli dei creatori, ora entra in scena l’uomo che pensa al mondo, che mette assieme i pezzi, che interpreta il luogo in cui vive e la natura (physis) e che, conservando la sua fedeltà religiosa/mitologica, prova a congetturare una spiegazione soddisfacente che renda giustizia al mistero dell’esistenza qui ed ora, o meglio, lì (nell’antica Grecia) e allora.

Così nacque la filosofia.

A questo punto vale la pena anche solo citare quei filosofi, contemporanei (o quasi) ai nominati Talete, Anassimene ed Eraclito, che più che guardare alla natura, o ad utilizzarla come metafora, hanno affidato la loro costruzione interpretativa del mondo a concetti astratti quali l’infinito (Anassagora) e il numero (Pitagora). Ma questa è un altra storia…

Fonti:

Aristotele Metafisica, a cura di Giovanni Reale, Rusconi, Milano 1978; poi Bompiani, Milano 2000.

Talete di Mileto,Dizionario di filosofiaIstituto dell’Enciclopedia Italiana

Eraclito, raccolta dei frammenti tradotti in italiano completi di testo greco

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