Il Panopticon

Come funzionava la prima struttura di controllo “totale” della storia?

Il Panopticon (da “optikon”, ovvero “osservatore”, e “pan”, ovvero “tutto”) è una struttura progettata nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham, e rappresenta, senza alcun dubbio, il prototipo e il primo esempio di tutti gli assetti istituzionali che si pongono come obiettivo il controllo totale sui soggetti a essi sottoposti.

Nonostante molti autori lo identifichino come un modello di prigione, o quantomeno il progetto di un carcere estremamente sofisticato, questa definizione è tecnicamente errata. Certamente, per le caratteristiche della struttura, questa potrebbe tranquillamente fungere da casa circondariale, ma, allo stesso modo, il progetto può essere adibito come un’officina, un orfanotrofio, una fabbrica, un ospedale o un qualunque altro edificio per uso istituzionale.

Definire, anche se sarebbe meglio utilizzare il termine “confinare”, il Panopticon a un semplice modello di prigione sarebbe terribilmente riduttivo. Tuttavia, come sottolineato dal filosofo Michael Foucault, anche una definizione più ampia e articolata non riuscirebbe a descrivere con sufficiente dovizia le potenzialità della struttura.

Se volessimo tentare una possibile determinazione della suddetta, l’unica accettabile potrebbe essere quella di “mezzo”, di uno “strumento” attraverso cui il potere esercitato da una qualsivoglia istituzione arrivi a essere “totale”.

Il Panopticon, infatti, è stato concepito per l’ottenimento di tre principali obiettivi:

  1. Che la forza dell’istituzione a esso collegata raggiunga i livelli più elevati possibili.
  2. Che la suddetta forza sia concentrata e diretta verso il proprio obiettivo, qualunque esso sia, ottenendo una distribuzione estremamente più funzionale e pratica.
  3. Che il suddetto obiettivo sia chiaramente definito e singolarmente inquadrato.

Utilizzando le stesse parole del suo ideatore, per l’appunto, l’eccellenza di questo strumento:

(…) consiste nella grande forza che è in grado di conferire a qualunque istituzione lo si applichi

Jeremy Bentham

La struttura del Panopticon è descritta come un grande edificio circolare ad anello, suddiviso al suo interno in un numero considerevole di celle. Tutte le suddette celle sono dotate di una finestra e di una porta a vetri piuttosto grandi, così che sia possibile vedere l’interno del locale sia dall’esterno della struttura circolare, sia dal suo centro. Ogni cella ospita solamente un individuo, indipendentemente dal fine ultimo della struttura.

Nella sezione più interna dell’edificio si trova un corridoio che collega tutte le celle e ne permette il passaggio. Nel centro dell’anello, invece, vi è un’enorme spazio vuoto in cui si erge un singolo edificio. Quest’ultimo, specifica Bentham, deve essere una torre a più piani, definita come la “Lanterna”, dalla quale è possibile ottenere un punto di osservazione di 360°.

Come è facile immaginare, questa singolare struttura crea dei vantaggi piuttosto elevati in merito al controllo e alla sorveglianza esercitabili sugli individui al suo interno.

Per prima cosa, al suo interno avviene un fortissimo processo di individualizzazione. Ogni soggetto, per quanto appartenga o faccia parte di una determinata categoria o classe, nel Panopticon viene completamente estraniato dai suoi simili, e sottoposto a un confronto diretto e, ovviamente, squilibrato con il potere centrale.

Tuttavia, questo non significa che il potere non si rivolga a una “collettività”. Tutt’altro, gli ordini vengono sempre impartiti a tutti i soggetti presenti. Ciononostante, questi ultimi non potranno mai abbandonare il loro status di individui singoli, perennemente isolati dai propri simili.

E, come commenta Bentham con soddisfazione, nelle scuole non si potrà più copiare, ovvero mettere in atto quel tipo di comportamento che rappresenta il primo passo verso l’immoralità; nelle officine non ci saranno più distrazioni collettive, canzoni, sospensioni del lavoro e scioperi; nelle prigioni non ci saranno più complicità, e negli ospedali per malati di mente non si verificheranno più fenomeni di agitazione collettiva, di imitazione, e così via.

Michael Foucault

Il potere centrale attacca e sottomette la collettività, facendo sì che quest’ultima non possa organizzarsi contro di esso, stroncando sul nascere ogni possibile fenomeno o influenza di massa.

Ma se il soggetto viene ad essere estremamente individualizzato, il potere subisce un processo totalmente inverso. All’interno dell’edificio centrale, sottolinea Bentham, deve essere escogitato un sistema che permetta a chi si trovi al suo interno di guardare all’esterno, ma non viceversa. Mentre il sorvegliante deve poter costantemente osservare i soggetti all’interno delle celle, questi non devono poter fare altrettanto. In questo modo, non solo il potere non può essere identificato con la figura specifica di un individuo, ma l’esistenza o meno della suddetta figura non risulta necessaria. Non potendo verificare l’effettiva presenza di un ipotetico guardiano, i soggetti si comporteranno sempre come se il suddetto custode sia presente.

Questa situazione comporta che il controllo venga esercitato anche durante la sua assenza effettiva. La lanterna potrebbe essere vuota, ma l’incredibile anomia sviluppata , oltre il dubbio e l’impossibilità di scoprire la presenza di un osservatore istituzionale, permetterebbero al sistema di funzionare perennemente anche da solo.

Ma la struttura del Panopticon va addirittura oltre. Il controllo sui soggetti non viene portato avanti esclusivamente dal sorvegliante, ma anche dagli altri soggetti al suo interno rinchiusi, o da ipotetici cittadini all’esterno della struttura. Cittadini che, afferma Bentham, possono liberamente girare all’interno della struttura, anche per controllare il funzionamento della stessa. Lo stesso potere centrale, qualora non agisse come dovuto, sarebbe, perciò, sottoposto al giudizio di sporadici visitatori.

Il Panopticon, inoltre, permettendo una visione costante di tutti coloro che vi sono rinchiusi, rende possibile, attraverso questa onniscienza e onniveggenza, la costante creazione di dati e un’analisi di questi ultimi. Il centro del potere e del controllo, infatti, è anche un centro di elaborazione di informazioni, che fluiscono ininterrottamente. Ogni dato viene analizzato, schedato e utilizzato per prevenire e sistemare l’andamento complessivo dei singoli soggetti all’interno della struttura.

Panompticon significa due cose: da un lato, che tutto è visto, e ciò di continuo, ma, dall’altro, vuole anche dire che tutto il potere che viene esercitato non è altro che un effetto ottico. Il potere è privo di materialità; non ha più bisogno di quella complessa armatura, al contempo simbolica e reale, che era propria del potere sovrano; non ha nemmeno bisogno di tenere in mano lo scettro o di brandire la spada per punire; non ha bisogno di colpire come la folgore, alla maniera del sovrano.

Michael Foucault

E questa immensa miniera di informazioni, questa fonte inesauribile di dati, permetterebbe uno studio e un livello di analisi fino ad allora completamente inimmaginabili. Il suo stesso creatore ne ha sottolineato i notevoli apporti alla ricerca.

(…) immaginate che si prendano dei bambini sottratti alle loro madri nel momento della nascita, e che poi vengano messi, prima ancora che abbiano cominciato a parlare o a prendere coscienza di qualsiasi voglia cosa, all’interno del Panopticon. Ebbene, in questo modo si potrebbe seguire la genealogia di ogni cosa osservabile.

Jeremy Bentham

Ovviamente, tralasciando qualsivoglia considerazione etica o morale sulla questione, la struttura concepita da Bentham risulta essere estremamente innovativa per i suoi tempi, e dotata di potenzialità estremamente elevate, soprattutto per lo sviluppo della ricerca scientifica. Sulla base della sua descrizione, invero, sono stati compiuti numerosi studi sia a livello psicologico, sia a livello sociale. Inoltre, ci sono stati cospicui tentativi nel mondo che hanno cercato di ricreare la struttura ideata dal filosofo inglese.

Il Panopticon, inoltre, ha influenzato enormemente il pensiero e il lavoro di numerosi filosofi e ricercatori come lo stesso Foucault, Zigmunt Bauman, Noam Chomsky, e lo scrittore George Orwell per la stesura del suo romanzo 1984.

Per saperne di più:

Bentham J., Panopticon ovvero la casa d’ispezione, a cura di Foucault M. e Perrot M., trad. ita di Fortunati V., Marsilio, Venezia 1983.

Foucault M., Il potere psichiatrico. Corso al Collège de France (1973 – 1974), Feltrinelli, Milano 2010.

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