sistemi complessi

Il mondo e la complessità- parte 1

i sistemi complessi e la società di oggi

La società sta cambiato rapidamente, non è vero? Pensiamo un attimo a come era solo dieci anni fa e poi ancora indietro fino a venti anni fa e per chi ha la possibilità, intendo per chi era già in età senziente, altri dieci anni indietro. Un susseguirsi di trasformazioni, repentine, radicali.

In questa serie di articoli, faremo un breve viaggio insieme, un viaggio che ha la pretesa di tentare una riconciliazione tra l’essere umano e il mondo. In quale maniera? Vi chiederete. Essenzialmente lavorando sul modo in cui guardiamo al mondo.

A qualcuno di voi lettori, questa premessa sembrerà la vecchia storiella del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. L’ottimista e il pessimista guardano lo stesso bicchiere, ma vedono due cose diverse: per uno è mezzo pieno, per l’altro è mezzo vuoto!

Il senso del nostro viaggio non sarà proprio questo. Per ora vi posso dire che tenterò di farvi fare una specie di “ginnastica oculare”, per imparare a ri-focalizzare lo sguardo, adattandolo ad un mondo che cambia con estrema rapidità.

Allora a quale scopo? Credo sia evidente a tutti voi che l’irruzione continua di novità, nella vita di ognuno di noi, genera, nella migliore delle ipotesi, un senso di profondo smarrimento. Come lenire allora questo disagio? Vi assicuro che un balsamo efficace per contrastare, almeno in parte, questo senso di smarrimento, sta nell’uso corretto dello sguardo; nel riuscire a dare un significato il più corretto possibile a ciò che ci circonda.

Ma andiamo per gradi.

Vi è mai capitato di aver sentito affermazioni tipo: “ah..ai miei tempi! Queste cose….” oppure “Bah…non ci si capisce più nulla a questo mondo!”. Scommetto di si, vero?

Magari ci capita di sentirle da persone un po’ in la con gli anni, che di fronte ad un evento nuovo, incomprensibile, che mette in discussione qualche loro certezza, le getta in un profondo senso di smarrimento.

Un classico sono i commenti sulle nuove generazioni, tipo: “UHH…i giovani d’oggi!!” oppure, “la gioventù oggi è malata…di questo passo il mondo dove finirà!” Ne ho raccolti un paio emblematici. Ve li trascrivo qui di seguito; ecco il primo:

La gioventù di oggi è corrotta nell’anima, è insensibile, irriverente, pigra. Non potrà mai essere ciò che era la gioventù di una volta e non potrà mai conservare la nostra cultura”.

E l’altro…

Il mondo sta attraversando un periodo tormentato. La gioventù di oggi non pensa più a niente, pensa solo a se stessa, non ha più rispetto per gli adulti e per i vecchi; i giovani sono intolleranti di ogni freno, parlano come se sapessero tutto. Quello che noi credevamo erudito, loro credono stupido. Le ragazze poi sono stupide, vuote e sciocche, immodeste, senza dignità nel parlare, nel vestire e nel vivere

Simpatici i tipi che hanno pronunciato queste parole, vero? Scommetto che vi starete chiedendo il perché vi riporto queste “ovvietà”. Detto fatto. Adesso vi svelo l’enigma e sono sicuro che la cosa acquisterà un significato ben differente.

La prima frase è di un tizio che ahimè ci risulta anonimo…sappiamo però che visse circa mille anni prima di Cristo, perché la frase che vi ho trascritto si trova incisa su di una tavoletta di argilla babilonese custodita in uno dei tanti musei britannici. Possiamo dire che è un “ovvietà” di più di tremila anni fa.

Tavoletta di argilla -Nippur
Età Paleobabilonese, regno di Rim-Sin di Larsa (1822-1763 a. C.)
Coll. Pontificio Istituto Biblico, Roma

Vediamo allora la seconda. La frase viene attribuita ad un certo Pietro d’Amiens, meglio noto, per chi lo conosce, come Pietro l’eremita. Personaggio vissuto tra il mille e il mille e cento, dopo Cristo, passato alla storia come uno dei promotori della prima crociata in terra santa.

Il quadro spero cominci a delinearsi. Vi ho presentato due sentenze simili nei contenuti, ma pronunciate in momenti distanti duemila anni l’una dall’altra.

In più, concorderete con me, sono ancora di moda.

Detto questo, sorge spontanea una domanda.

Siamo partiti da un dato di fatto. Intorno a noi, sono cambiate tante cose negli ultimi decenni. I più giovani non immaginano neanche come poteva essere il mondo senza Internet o senza cellulare. Parlo di un salto di solo una ventina di anni fa o poco più.

Se però torniamo alle frasi appena lette, sembra che una cosa sia rimasta immutata nel corso dei millenni. Il soggetto è l’uomo o meglio il modo in cui l’uomo si relaziona col mondo.

Com’è possibile questo? Intendo. Com’è possibile che l’uomo, che senza dubbio è l’artefice principale dei cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli, mi riferisco all’evoluzione del sapere, di usi e costumi, ecco, com’è possibile che a questa dinamicità creativa si contrapponga un’evidente staticità di pensiero dell’uomo stesso?

L’uomo, da millenni, sembra porsi con lo stesso sconcerto di fronte al cambiamento; cambiamento di cui, paradossalmente, è artefice.

La cosa non è passata inosservata ai più attenti. Uno degli autori che amo di più, Otto Scharmer, docente del MIT di Boston e tra i più importanti studiosi di gestione del cambiamento a livello internazionale, afferma:

Il mondo è cambiato […] siamo stati a guardare questi sviluppi per anni, ma le uniche cose che sembrano essere profondamente congelate e immutate sono le nostre abitudini collettive di pensiero e le conseguenti azioni che producono”

Sintetizzando, Scharmer dice: il mondo è cambiato, quello che è rimasto profondamente immutato è il modo in cui guardiamo al mondo – le abitudini collettive di pensiero – e di conseguenza come agiamo nel mondo.

Se ci pensate bene, però, il tutto dovrebbe generare un paradosso. Dicendo “siamo stati a guardare questi sviluppi” sembra che il “mondo”, o se vogliamo la “società”, abbia la capacità di cambiare a prescindere da quello che faccia l’uomo, che peraltro sembra congelato nel pensiero e nelle azioni conseguenti.

In effetti, se ripensiamo alle affermazioni che vi ho proposto in apertura, sembra che il modo in cui le vecchie generazioni guardano alle nuove sia più o meno lo stesso da più di tremila anni. Lo schema mentale, come dice Scharmer, si è ben conservato.

Difficile però affermare che un driver del cambiamento pervasivo come quello tecnologico si sia sviluppato a prescindere dell’attività umana, perché la tecnologia è frutto dell’attività umana; quali sono stati quindi gli sviluppi “che siamo stati a guardare”? Ci si riferisce forse al fatto che lo sviluppo tecnologico, che negli ultimi anni ha subito un’accelerazione impressionante, ci è sfuggito di mano e allora l’uomo lo subisce passivamente?

Può darsi, ma per decifrare meglio l’apparente paradosso in cui siamo caduti, abbiamo un’altra possibilità, quella di allargare la nostra prospettiva sul mondo per includervi la complessità o meglio una visione del mondo in quanto sistema complesso.

Cos’è un sistema complesso?

Lo vedremo nella prossima parte. Per il momento, vi anticipo che è un sistema che segue una logica propria, differente da quella a cui siamo abituati normalmente.

Abbiate un po’ di pazienza e nella prossima parte aggiungeremo un pezzettino al puzzle.

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