Il messaggio, una favola africana

Nelson Mandela nel libro: «Le mie fiabe africane» raccoglie favole provenienti dall’enorme continente nella speranza che queste vengano ricordate e narrate ancora.

Nel 2004 Nelson Mandela pubblicò il libro: Le mie fiabe africane con l’intento di collettare alcuni racconti, di dare ad essi una vita futura; l’opportunità di non rimanere dimentichi e la possibilità di essere narrati ancora ai bambini africani (e non solo). Le mie fiabe africane è un insieme di storie che giungono a noi da svariate parti dell’enorme continente, attraversano i secoli e sono la sedimentazione di versioni differenti provenienti dalla narrazione orale e tramandate di persona in persona, di anno in anno, di secolo in secolo. E così, come è scritto nell’introduzione del libro di Mandela, ogni storia raccontata muta, dettagli forse vengono aggiunti, parti modificate, nomi e personaggi variati; ed in questa continua creazione che il senso, la morale (se ce ne è una) e la trama stessa trovano la loro forma (mai finale). La favola non appartiene a nessuno, chi la racconta la consegna al mondo, nella speranza di vederla tornare indietro, sempre diversa e sempre la stessa. Ed è così che i cantastorie ashanti (gruppo etnico del Ghana) chiudono i racconti:

Quella che ho raccontato è la mia storia, dolce o amara che vi sia sembrata, qualcosa portatela con voi e qualcosa lasciate che torni a me.

La favola: Il messaggio

Favola Raccolta da George Weideman (poeta e scrittore sud africano) e a lui raccontata da Grandma Rachel Eises.

Luna ha un messaggio importante da recapitare agli uomini: «Così come io muoio e poi rinasco, anche voi morirete e rinascerete». Luna decide di affidare la diffusione della buona notizia a Zecca, in modo che questa possa arrivare nel minor tempo possibile ai vicini umani che abitano il Kraal (gruppo di capanne abitato da un clan, per stensione, villaggio), ivi è anche un uomo molto sofferente, sul punto di morte. Zecca, purtroppo, non è dotata di una buona vista e la sua pigrizia fa sì che passi le giornate ad aspettare la preda (non sempre quella giusta) a cui attaccarsi per lasciarsi trasportare. Il primo animale che afferra è un un uccello, una Grandule, questa la porta in alto, allontanandola dal villaggio degli uomini. Il secondo animale che afferra è, invece, una gazzella che veloce supera il villaggio degli uomini. Solo dopo i due tentativi falliti incontra Lepre che, furba e vogliosa di conquistarsi la benevolenza di Luna, si propone di andare, di corsa, al villaggio con l’importante messaggio: «Così come io, Luna, muoio e poi rinasco, anche voi morirete ma rinascerete». Durante il viaggio, però, Lepre si dimentica di ripassare cosa dire e, una volta arrivata, comunica sbagliando: «Così come io muoio e poi rinasco, anche voi morirete ma NON rinascerete». Il malato muore, gli uomini tristi, piangenti, intimoriti e scoraggiati abbandonano il Kraal senza il barlume di alcuna speranza. Luna, a questo punto, si accorge che qualcosa non è andato per il verso giusto; sgrida Lepre colpendola con un tizzo di legno arso. Quest’ultima risponde al colpo lanciandole in faccia della cenere. È da quel giorno che lepre ha il palato spaccato e Luna porta i segni della cenere sulla sua faccia (i crateri).

Kraal

Una piccola analisi della favola

La favola raccontata e intitolata Il messaggio ha origine Nama. Questo popolo ha i propri natali nella regione arida denominata Namaqualand compresa tra Sud Africa, Namibia e Bostwana (Africa orientale). I Nama sono un gruppo della più ampia etnia Khoikhoi. Questo termine può essere tradotto con l’espressione veri uomini. I Khoikhoi (o più semplicemente Khoi) sono pastori e nomadi, dediti alla narrazione orale di storie e miti, alla musica e all’artigianato (produzione di tappeti e strumenti musicali, come i flauti). I Khoi, assieme ai loro vicini San (conosciuti anche con il nome Boscimani, cui preferiscono auto-identificarsi, che ha il significato di uomini della boscaglia), formano il più grande gruppo dei Khoisan. I San sono perlopiù cacciatori-raccoglitori ed è interessante come il loro nome, attribuitogli dai Khoi, abbia il significato di diverso, altro dai pastori Khoi.

Questa piccola digressione può aiutare ad avere un idea, seppur vaga, dei luoghi e delle persone che hanno dato vita alla favola, ad avvicinarsi ad afferrare il senso dell’ambientazione della storia e a respirare “da (più) vicino” l’atmosfera che le fa da scenario.

I personaggi delle fiabe africane (e non solo) sono perlopiù animali che hanno la capacità di comportarsi alla stregua degli uomini; possiedono il dono della parola, a loro vengono affidate missioni umane e si relazionano con gli esseri umani come se anche loro lo fossero. Zecca e Lepre si comportano rimanendo fedeli alle loro caratteristiche naturali: Zecca non possiede una buona vista, attende la preda e non si muove per molti giorni, Lepre è molto veloce, ed ha il palato spaccato. I due animali sono anche connotati con attributi comportamentali che chiariscono il ruolo del personaggio che interpretano nella storia e che vengono universalizzati tanto da ripetersi in altre fiabe: Zecca è pigra, mentre Lepre è furba e affabulatrice. Altra peculiarità, figlia dell’oralità, di questo tipo di narrazione è la ripetitività di espressioni chiave: il messaggio di Luna viene più volte cantilenato nel corso della storia.

Luna, gli animali, la morte e la rinascita

Gli uomini della fiaba non sapranno mai il loro felice destino e Luna, quella che vediamo tutti i giorni, porta ancora i segni in faccia della notizia mal recapitata. Agli animali (Zecca e poi Lepre) è affidato un compito molto importante, Luna, invece, dall’alto, conosce il destino ma lascia che sia chi abita la Terra, con i loro mezzi e risorse, a comunicare la notizia: non importa, in fin dei conti, se questa a arrivi nella forma sbagliata. Il Messaggio è una storia che spiega perché la luna ha i suoi crateri e la lepre è senza palato, ha i connotati di qualcosa simile ad un mito, di un racconto che svela l’origine dello stato delle cose e che, nello stesso tempo, sfiora il tema della morte e della rinascita. Il lettore (o meglio, l’auditore), a differenza degli abitanti del Kraal, grazie al racconto, sa quale il suo felice destino di rinascita dopo la morte e comprende anche, immedesimandosi negli uomini della storia, cosa vuol dire ignorarlo.

Per approfondire:

Mandela, N., (2004). Le mie fiabe africane. Milano: Feltrinelli

Primi, A., (2012). Un incontro tra geografia e letteratura per l’infanzia: il paesaggio in alcune fiabe dell’africa sub-sahariana. Academia

https://it.wikipedia.org/wiki/Khoi

https://it.wikipedia.org/wiki/San_(popolo)

La favola raccontata: https://www.youtube.com/watch?v=UR4CqOk1FN8&t=113s

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