IL BITCOIN CAVALCA LE MONTAGNE RUSSE

Una narrazione diffusa dipinge le criptovalute come fossero affrancate dai poteri forti. Eppure il bitcoin ha viaggiato spesso sulle montagne russe

Le montagne russe su cui cavalcano le crescenti criptovalute descrivono tortuose salite, ma anche vistose discese. Una narrazione diffusa dipinge le criptovalute come fossero affrancate dai poteri forti. Chi dirotta i propri risparmi verso la galassia delle criptovalute, compie però una manovra tra le più rischiose che un investitore possa compiere. Il rendimento dei bitcoin descrive, in particolare, un andamento assai altalenante.

Nel secondo semestre 2020 la quotazione del bitcoin ha iniziato una nuova ascesa verso le vette delle montagne russe. Nell’ottobre 2020 un’unità corrispondeva a circa 10 mila dollari, oggi vale 6 volte di più.

Nel 2020 il costo del denaro regolato dalle principali autorità finanziarie globali tendeva a 0. La B.C.E. ha fatto acquisti per oltre 900 miliardi di euro negli ultimi 3 mesi. Contemporaneamente, oltreoceano, la Federal Reserve System ha iniettato nel sistema 750 miliardi di dollari di liquidità. Un analogo andazzo è stato seguito in Gran Bretagna e Giappone.

La nostra Banca Centrale Europea ha acquistato un notevole stock di titoli di stato nazionali. L’intento è stato quello di evitare che gli stati sovrani incrementassero i propri debiti pubblici dalle dimensioni già astronomiche. Una delle conseguenze è stata la netta convenienza dei bitcoin rispetto ai magri interessi da titoli di stato nazionali.

Quando i mercati smetteranno di essere dopati dalle banche centrali di mezzo mondo, è probabile che la discesa dalle montagne russe comporti valori dei bitcoin meno gonfiati.

Non esiste un’autorità indipendente riconosciuta, di ruolo pari alla BCE per l’euro a alla Fed per il dollaro. L’assenza di commissioni bancarie è effettivamente allettante. Questo aspetto contribuisce alla profilerazione della diffusa narrazione secondo cui le criptovalute sarebbero affrancate dai poteri forti. Gli sviluppatori del bitcoin affermano di aver avuto l’idea quando, trovandosi ad Amsterdam, un amico inglese li pregò di inviargli urgentemente del denaro. C’erano solo due possibilità: la Western Union e la Money Gram che, sui trasferimenti prevedevano una commissione da usurai, tra il 20 e il 25%.

Il bitcoin è la più rinomata tra le criptovalute, ma non è la sola. Solarcoin è l’ultima arrivata nell’ampia galassia delle monete virtuali. Solarcoin è la criptovaluta che non premia improvvisati “minatori” per la risoluzione di algoritmi tanto complessi quanto inutili, bensì il ben più virtuoso – e stabile – comportamento di chi produce energia solare. Grazie al suo collegamento con un asset fisico (un impianto fotovoltaico), la nuova “moneta solare” promette di avere molta più stabilità di altre criptovalute.

Oltre alle criptovalute, è degno di nota il fenomeno delle valute locali. L’idea non è quella di sostituirsi all’euro ma di porsi a fianco per incrementare la disponibilità economica dei consumatori. Ne è esempio il Sardex, con il quale i cittadini sardi possono acquistare beni primari dai produttori locali. Stanno effettivamente crescendo le monete progettate per usi locali e regionali.

Le Banche del Tempo sono un esempio di ulteriori iniziative regionali che han preso piede in Trentino, all’interno del settore dell’economia solidale, il cui principio fondante è proprio la reciproca solidarietà.

D’altro canto, il fattore tempo è altrettanto importante nella rete del Bitcoin. Se ti interessa approfondire cosa significa “minare un bitcoin” e cos’è in concreto una “proof of work”, ti invito a leggere questo articolo. Appare evidente che la sempre più imminente dematerializzazione della moneta non può in alcun modo scuotere le fondamenta della struttura sulla quale si regge il bitcoin. 

La criptovaluta è, in generale, uno strumento digitale impiegato per effettuare acquisti e vendite attraverso la crittografia, al fine di rendere sicure le transazioni, verificarle e controllare la creazione di nuova valuta. Anche le banche centrali hanno la possibilità di emettere valute in formato digitale. Da quattro anni la BCE sta lavorando sul progetto dell’euro digitale. 

Tra i fattori che hanno incentivato la corsa all’euro digitale c’è stato l’arrivo di Libra, e quindi di Diem, la criptovaluta lanciata da Facebook per far concorrenza a Bitcoin. Inoltre già da quest’anno la banca centrale cinese ha lanciato l’e-yuan.

Anche le valute tradizionali hanno conosciuto svariati periodi sulle montagne russe. Basti pensare che, ai tempi della Repubblica di Weimar, si bruciavano banconote nel camino, data l’elevata svalutazione riscontrabile anche da un giorno all’altro.

Lo scorso 20 ottobre 2021 risulta esser stata hackerata la SIAE, con un furto pari a 60 milioni di gigabyte pari a 28 mila files. La richiesta di riscatto da parte degli autori dell’attacco ransomware ammontava a 3 milioni di euro. Con quale modalità di versamento? In criptovalute!

L’euro digitale non sarà una criptovaluta: i prezzi delle criptovalute sono volatili perché mancano di valore intrinseco e non esiste un’istituzione affidabile che le supporti. In questo caso invece l’euro digitale è una valuta come l’euro fisico e il suo valore è alla pari con il contante (1 euro è tale sia digitale che fisico). 

Le criptovalute, grazie alle montagne russe che descrivono, si prestano più delle valute tradizionali emesse da banche centrali all’evasione fiscale e all’occultamento di capitali di illecita provenienza, nonostante le apparenze.

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