Gli “eroi venuti dal mare”: i Bronzi di Riace

A 50 anni dal loro ritrovamento, il fascino dei Bronzi di Riace rimane immutato, ma cosa sappiamo di questi giganti? Qualche certezza e tanti misteri.

Riace, 22 Agosto 1972: è mattina quando tra gli sguardi attoniti di turisti e curiosi riemergono dal mare quelli che verranno soprannominati i Bronzi di Riace. A riportarli alla luce, dopo secoli di oscurità, sono le unità sommozzatori dei carabinieri di Messina che intervengono su segnalazione di un sub. Si tratta di Stefano Mariottini, chimico romano in quei giorni in vacanza a Riace. Soltanto qualche giorno prima, il 16 Agosto, immerso in località Porto Forticchio, l’uomo ha scorto qualcosa spuntare dal fondale. Non è la prima volta che Mariottini si immerge in queste acque. La costa antistante Riace, sullo Jonio (130 km da Reggio Calabria), infatti, è un vero paradiso per gli amanti delle immersioni. Quella mattina di 50 anni fa, però, il sub romano non si aspettava certo di fare una scoperta di quella portata: una coppia di statue, alte quasi due metri, destinate a diventare uno dei simboli della Calabria nel mondo.

I Bronzi di Riace esposti al MArRC.

Per comprendere il valore di quel rinvenimento basta citare le parole di Rosanna Trovato, Presidente Archeoclub D’Italia Area Integrata dello Stretto. «Esemplari unici al mondo, in bronzo, gli “eroi venuti dal mare” sono considerati tra le testimonianze più significative dell’arte greca classica e la loro grandezza sta soprattutto nella perfezione con cui i corpi sono stati riprodotti». A rendere ancor più incredibile quella scoperta è, poi, il luogo di recupero dei Bronzi, a 200 metri dalla spiaggia e a soli 8 metri di profondità. È qui che Mariottini, adagiati sul fondo, scorge gli eroi semiscoperti dalla sabbia, quasi come se volessero riemergere dal loro lungo sonno. 

I Bronzi di Riace

Ma cosa sappiamo dei Bronzi di Riace e soprattutto chi erano gli “eroi venuti dal mare”? Sappiamo che si tratta di statue in bronzo, realizzate in Grecia, ad Argos, risalenti alla metà del V secolo a.C., almeno così si desume dall’argilla usata per lo stampo. Le due statue, alte rispettivamente 198 e 197 centimetri, raffigurano due guerrieri, uno vecchio e l’altro giovane, nudi e in posizione eretta. Alcuni elementi in comune, quali la definizione con cui sono stati scolpiti i muscoli o i riccioli di barba e capelli, lasciano presagire che si tratti di statue facenti parte di un unico gruppo scultoreo, probabilmente realizzato da un solo artista, alquanto bravo ed esperto. Quanto alla loro identità, invece, non vi sono notizie certe, ma tra le varie teorie ve ne è una secondo cui i due guerrieri potrebbero essere Eteocle e Polinice che Eschilo, nella sua tragedia “I Sette contro Tebe”, vede coinvolti in una guerra fratricida.

I misteri dietro i Bronzi

A parte queste poche informazioni, dunque, dei Bronzi di Riace sappiamo ancora troppo poco. Nonostante l’interesse suscitato dai Bronzi e le numerose ricerche effettuate, la loro identità, il loro viaggio e la loro destinazione rimangono ancora avvolte nell’ombra. E’ proprio questa alone di mistero, però, che alimenta l’aura mitica dei Bronzi di Riace, affascinando esperti e non. A tal proposito si aggiunga che ad accrescere la curiosità sui Bronzi contribuiscono anche le voci che parlano di elementi mancanti, quali lance, elmi e scudi, a corredo dei due guerrieri. Non solo, ma si vocifera anche di una terza statua, forse trafugata nel ’72 (teoria tutta da provare e verificare) o, addirittura, dell’esistenza di altre statue non ancora rinvenute.  

Quel che è certo è che i Bronzi di Riace, tornati in Calabria nel 1980, per via dei lavori di restauro eseguiti a Firenze, oggi come allora continuano ad attrarre studiosi e turisti di tutte le nazionalità. A colpire sono soprattutto la mole imponente e lo sguardo magnetico di questi guerrieri del mare, non a caso candidati tra i Patrimonio Unesco. I Bronzi di Riace sono oggi esposti al MArRC, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, un luogo prezioso che, oltre ai Bronzi, custodisce tracce di un’area, la Magna Grecia, ricca di tesori.

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