Gli abitanti nascosti di Černobyl’

Lo strano e pericoloso viaggio dei ragazzi che non temono le radiazioni.

Gli Stalker (pronunciato con la “a”) sono giovani che entrano illegalmente, per giorni, nella Zona di Esclusione di Černobyl’.

Pripyat (Pryp”jat’), l’Area di Esclusione e i suoi abitanti illegali

Pripyat, 100km da Kiev, Unione Sovietica (oggi Ucraina), 1986: Disastro di Černobyl’. Il reattore numero 4 della centrale Lenin esplode, la zona circostante, di circa 3100km2, viene evacuata. Questa è denominata ufficialmente Area di Esclusione ed è, ad oggi, abbandonata e strettamente sorvegliata a causa dell’altissimo livello di radiazioni. Nonostante questo, ci sono dei ragazzi ucraini che quotidianamente vi si avventurano all’interno, all’interno di quella che loro chiamano la Zona. Sono tutti giovani, la maggior parte maschi, partono da Kiev o da località limitrofe.

Nell’Area di Esclusione tutto è rimasto fermo, l’accesso all’uomo è interdetto dal 1986 e lo rimarrà ancora per molto tempo. Coloro che la esplorano oggi entrano in un luogo proibito e pericoloso dove il tempo si è fermato, dove aleggia una coltre di radiazioni.

Il viaggio verso la centrale comincia sempre di notte: quando il buio permette di muoversi inosservati, si avanza. Il giorno si dorme accampati negli edifici abbandonati e pieni di radiazioni, si mangia il cibo lasciato dagli altri visitatori, si beve l’acqua depurata con appositi filtri. Non manca il tempo per dei bagni nel fiume che attraversa la Zona. Questi “temerari”, alla ricerca del valore più alto di radiazioni sul loro contatore Geiger si sono chiamati Stalker (pronunciato con la “a”). Il loro viaggio è una avventura difficile e ben organizzata alla scoperta di un mondo diverso e invisibile, alla ricerca di un luogo dove trovarsi e perdersi. Per comprendere chi sono e da cosa sono mossi è necessario ricostruire l’origine dell’appellativo che si sono affibbiati, Stalker.

Come personaggi di un film

Stalker è il titolo di un film del 1979, diretto da Tarkovski e tratto dal libro Pic nic sul ciglio della strada, scritto nel 1971 dai fratello Strugackij. Nella pellicola gli Stalker sono accompagnatori, delle guide che permettono a dei curiosi visitatori di esplorare un luogo segreto chiamato la Zona. Qui la realtà, la finzione, la fantasia e le paure si mostrano nella loro potenza; è un luogo pericoloso all’interno del quale è situata la Stanza, la tappa finale di ogni avventuriero. È nella Stanza che si può trovare la felicità. Nella Zona nulla è come sembra; il viaggio che si intraprende in essa è pericoloso, allucinante e infinito.

Una scena del film Stalker

Gli Stalker che oggi attraversano l’Area di Esclusione hanno scelto il loro nome ispirandosi al film (girato sette anni prima del disastro alla centrale Lenin) e al libro, hanno trovato la loro Zona a Černobyl’ e la loro Stanza è alla fine del viaggio, Pripyat, verso la maggiore intensità di radiazioni. Perdersi per quei luoghi abbandonati, sfuggire alla sorveglianza della Polizia Speciale del Ministero degli Interni Ucraino, vivere in un accampamento e in costante agguato di un nemico invisibile, è un’evasione dalla società, è la scoperta di un mondo profondamente mutato, di un ambiente divenuto inospitale per l’uomo e potenzialmente mortale.

Lo Stalker è un accompagnatore, colui che conosce alla perfezione un luogo e i suoi segreti, è la persona a cui ci si deve affidare per raggiungere un posto ameno, per battere la via più sicura. Deriva dalla parola inglese stalker (pronunciato con la “o”), non utilizzata, in questo contesto, nella sua accezione negativa, ma con il significato di cacciatore esperto che si muove con circospezione in un luogo familiare.

Dentro l’Area di Esclusione con gli occhi dello Stalker di Černobyl’

I chilometri che i ragazzi percorrono sono molti, circa cinquanta, il cammino dura dei giorni. Molti viaggiatori hanno un rapporto profondo con la Zona, altri sono mossi da curiosità adolescenziale, ma tutti appaiono profondamente affascinati da quei luoghi e dagli edifici inabitati. È una sorta di devozione, rispetto e senso di appartenenza che attrae questi inconsueti esploratori. La natura, le vecchie strade e gli edifici non sono null’altro che posti da esplorare, da conoscere e da ammirare.

Duga- 3 (arco in russo) è un’enorme struttura che si trova all’interno della Zona, è una stazione radio sovietica che era in grado di rilevare missili nucleari americani. La parte più alta misura 150 metri ed è lunga 900. Duga è suggestiva: le spoglie imponenti della vecchia Unione Sovietica sopravvissute lontane dagli occhi di tutti ma così vicine a quelli dello Stalker.

Duga-3

Nell’area maggiormente contaminata si trova la foresta rossa di pini silvestri, gli alberi qui portano il segno ben visibile delle radiazioni e le loro chiome di aghi da verdi sono diventate rosso mattone, in alcuni punti porpora. La foresta rossa è morta e i pini sono stati persino seppelliti al suo interno: nel 1987, un anno dopo il disastro, alcuni fusti sono stati ricoperti di terra in delle trincee appositamente scavate in occasione di una massiccia opera di bonifica dalle radiazioni. L’intervento non ottenne i risultati aspettati e contaminò falde acquifere sottostanti.

Nella Zona di Esclusione la natura si è adattata alla convivenza con le radiazioni, flora e fauna continuano a modificarsi per sopravvivere in quest’ambiente che non ha al mondo simili: nella foresta, ad esempio, dal terreno contaminato, stanno nascendo betulle; saranno loro i nuovi abitanti di quel bosco.

Cartello di pericolo nella foresta rossa

La meta dello Stalker, Pripyat, la città più vicina alla centrale, è solo l’ultima parte del viaggio, prima di essa vi è la natura, vi è l’enorme Duga-3 su cui salire per ammirare il paesaggio dall’alto, ci sono i boschi, la neve d’inverno, le cascine abbandonate. Un mondo suggestivo dove posare lo sguardo. Vedere da vicino i luoghi del disastro di Černobyl’ è per coloro che non possono fare a meno del silenzio di ciò che è stato abbandonato.

Verso l’altro, verso Černobyl’

I ragazzi costituiscono una vera e propria comunità e si muovono perlopiù in gruppi, il più vecchio di questi sembra essere attivo dal 2010. Entrano nel territorio circostante la centrale diverse volte l’anno organizzando meticolosamente i loro viaggi: hanno scelto di fare delle loro escursioni illegali una routine, divengono amici e si aiutano per reperire i generi alimentari di prima necessità in quel luogo inospitale. Alcuni preferiscono la vita solitaria, altri si incontrano regolarmente nell’area. Giunti a Pripyat vivono all’interno di appartamenti abbandonati ed escono la notte per le vie della città.

Interni di un edificio a Pripyat

La pericolosa Area di Esclusione di Černobyl’ allontana dalla società e ne crea una propria, chi vi entra prende le distanze da tutto il resto. Chi sceglie di esplorarla illegalmente sceglie l’altro, l’alternativa, la libertà nascosta nella fascinazione per la storia, l’inesplorato, per il silenzio e la solitudine che hanno solo il ricordo di quello che c’è “fuori”. La Zona è per chi non ha paura di morire, per chi non ha paura dell’esposizione prolungata alle radiazioni. Recarsi nella Zona è un paradosso.

Se vi interessa l’argomento e volete ricostruire la storia qui raccontata potete guardare:

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