Divulgazione microbiologica. Intervista ad Elena Panariello di Microbiologia Italia

Elena Panariello

Buongiorno Dottoressa Panariello, grazie per averci concesso questa intervista. Le prime domande che volevamo porle riguardano il suo percorso. Come si è appassionata al mondo scientifico, quando ha preso consapevolezza della necessità di comunicare al pubblico e perché ha scelto Microbiologia Italia?

Grazie a voi per l’intervista. La scienza e la scrittura sono da sempre state mie due grandi passioni che, inizialmente, non sapevo bene come far combaciare. Appena intrapreso il mio percorso universitario in Scienze Biologiche ho iniziato ad approfondire gli argomenti che più mi interessavano mediante ricerche e curiosità sui social; in questo modo ho scoperto la divulgazione scientifica e così ho conosciuto la pagina di Microbiologia Italia. Dapprima sono entrata nel team in qualità di editor, successivamente ho iniziato a gestire anche la pagina Instagram. Nel corso di questi anni siamo cresciuti molto e questa esperienza mi ha formata davvero tanto.

Microbiologia Italia è un progetto che da anni si occupa di raccontare la microbiologia ai non addetti ai lavori. I momenti antecedenti alla vittoria sono stati carichi di speranza e trepidazione. Che cosa significa ricevere un riconoscimento del calibro del Premio Giancarlo Dosi?

Come dicevo poc’anzi, il team di Microbiologia Italia è cresciuto molto durante gli anni. È cresciuto il numero di persone impegnate nel progetto, sono cresciuti i social e di conseguenza è cresciuto l’impegno di ciascuno di noi. È proprio dall’impegno e dal costante lavoro che è nata la volontà di metterci in gioco. Ci siamo iscritti al Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica Giancarlo Dosi perché abbiamo stima nell’iniziativa e volevamo in qualche modo farne parte. A fine novembre abbiamo ricevuto la mail che ci comunicava che eravamo in finale per la sezione Hub Divulgazione, quando l’ho letta ero in laboratorio e stentavo a crederci. Partecipare alla manifestazione tenutasi al CNR è stato emozionante e vincere è stato gratificante. Siamo felici e riconoscenti del Premio ricevuto, credo sia la prova tangibile del nostro impegno.

L’avvento della microbiologia è stato un deus ex machina determinante per lo sviluppo della scienza così come la conosciamo oggi. Basti pensare che, fino all’Ottocento, la comunità scientifica sosteneva ancora teorie fumose come quella della generazione spontanea, smontata definitivamente da Pasteur. Quanto ha ancora da raccontarci la microbiologia, quanto arricchimento può elargire all’umanità?

La microbiologia è meravigliosa proprio per questo, perché è un pianeta ancora inesplorato. Virus, batteri e microorganismi in generale hanno potenzialità e ruoli che ancora non immaginiamo. Sono sicura che lo studio approfondito della microbiologia possa davvero rivoluzionare il mondo.

La fiducia che il popolo nutre nella scienza passa inevitabilmente per chi ha il compito di comunicarla. In questi mesi di pandemia, nonostante la tendenza generale al rispetto delle regole sancite dal governo, abbiamo assistito -complice anche il panico e comprensibili difficoltà psicologiche nell’accettare una situazione nuova- a crescenti cori di voci alternative, mossi spesso alla polemica dalla contraddittorietà della comunicazione scientifica. Che cosa ne pensa di questa situazione? Esiste un modo per essere più assertivi e trasparenti nella comunicazione senza, al contempo, far sprofondare il popolo nella totale isteria?

La comunicazione è essenziale. Credo che la pandemia abbia avuto il compito di aprire gli occhi di molti sull’importanza delle parole, nulla può essere lasciato al caso o alla libera interpretazione, soprattutto se parliamo di scienza. Per tale motivo credo che l’unico modo per far sì che non accada ciò che purtroppo è accaduto, consiste nell’istituire nuove e competenti figure che sappiano essere ponte tra gli studiosi e la popolazione. La comunicazione scientifica non deve essere edulcorata, allo stesso tempo non deve essere allarmante, deve solo essere oggettiva.

Attualmente si sta occupando di diagnostica molecolare presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Si sente pienamente coinvolta e presente nell’esperienza che sta vivendo? E che cosa si aspetta dal suo futuro?

Il corso di laurea magistrale che sto seguendo è il completamento al mio percorso di studi iniziato con la laurea triennale in Scienze Biologiche e sono pienamente soddisfatta. Non so bene cosa mi riserverà il futuro e pur essendo una pianificatrice compulsiva mi piace l’idea che la mia strada possa cambiare mutare in base alle mie esigenze. Sicuramente non abbandonerò la scienza e la divulgazione.

Il mondo della divulgazione l’ha portata ad essere intervistata presso alcuni telegiornali e addirittura a vedere il suo nome scritto su un testo edito da Zanichelli dedicato agli studenti delle scuole superiori: Biologia, microbiologia e tecnologie di controllo ambientale. Sono piccoli, grandi successi che stravolgono la vita. Forse non si sarebbe mai aspettata nulla di tutto ciò prima. Come è cambiata la sua esistenza da quando è entrata in questo mondo straordinario?

Mi sento molto in imbarazzo quando mi viene chiesto di rilasciare interviste, presentare webinar o parlare in pubblico, mi chiedo perché mai le persone dovrebbero ascoltare ciò che dico e perché mai dovrei farlo proprio io. Mi faccio coraggio grazie al fatto che mi piace ciò che faccio, mi piace comunicare e stare a contatto con le persone; sono fiera di quello che ho costruito insieme con il gruppo di Microbiologia Italia e sono molto riconoscente dei piccoli spazi che mi vengono riservati. La mia vita non è cambiata granché, sono solo più entusiasta (che è comunque una gran cosa).

Grazie ancora per la sua partecipazione. Un ultima domanda: quali consigli darebbe a tutte quelle persone giovani, ragazze e ragazzi, che si sentono troppo lontani dal comprendere le materie scientifiche e che si scoraggiano al punto tale da auto-convincersi che non riusciranno mai ad apprenderle? Tanti auguri per la sua carriera!

L’unico modo per capire se si è “portati” o meno per una cosa è lanciarsi dentro a capofitto; ci vuole coraggio ma ne vale davvero la pena. Grazie ancora per l’intervista!

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