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Antropologia dell’alimentazione : Dimmi come mangi….

il cibo non è semplicemente nutrizione e l’antropologia intende indagare tutti gli aspetti e le domande che ruotano intorno ad esso.

L’antropologia indaga anche nelle abitudini alimentari per scoprire le relazioni con il cibo, i tabù alimentari, il senso del gusto e il valore che le persone danno all’alimentazione aldilà del nutrimento.

Che rapporto intratteniamo con ciò che mangiamo? Negli ultimi dieci anni tutto ciò che riguarda il cibo è diventato un aspetto non trascurabile del vivere, si pensi ai programmi food, libri, pagine social, chef che divetano rock star, ma anche i prodotto stessi che diventano centrali per difinire l’identità e la storicità di un luogo.

L’antropologia anche in questo caso indaga, mette in discussione e ripensa ciò che ci sembra ovvio, naturale e scontato. Il compito dell’antropologia alimentare è quello di sollecitare l’immaginario in relazione alle forme di produzione e di consumo, di ampliare l’orizzonte e vedere i diversi modi con cui ci relazioniamo con il cibo.

Molte sono le domande a cui cerchiamo di dare una riposta definita e certa :

perché le persone decidono di scartare alcuni cibi e prediligerne altri?

Perché in alcuni contesti culturali certi alimenti sono considerati sacri mentre in altri vengono disprezzati? Che cosa c’è dietro il crescente interesse per i cibi biologici e le forme di consumo alternativo come i gruppi di acquisto solidale?

In che modo il capitale finanziario condiziona il mondo del cibo?

Ciò che molti antropologi pongono sul tavolo è il tentativo di comprendere problematiche chiave del nostro tempo in relazione all’alimentazione. Il nostro rapporto con il cibo è infatti una tematica che attraversa in realtà trasversalmente il tempo e le aree tematiche : storia, antropologia, scienze.

Se negli anni ’40 Mauss affermava che il cibo non fosse un oggetto di indagine sistematico dell’antropologia, poiché relegato soltanto agli aspetti cerimoniali e festivi, oggi nel XXI secolo possiamo invece affermare con certezza che il cibo rappresenta un fatto sociale totale, un fenomeno da indagare in quanto chiama in causa aspetti legati al quotidiano, al religioso, al politico, all’estetica, all’economia ecc.

Con l’aiuto di percorsi etnografici e storici ed attraverso la ruralità e le sue evoluzioni, l’intento è di analizzare l’alimentazione seguendo un percorso che parte dagli studi di antropologia del consumo e di cultura materiale.

Il cibo, in questo caso, è visto come mezzo che permette agli attori sociali di esprimere la loro identità, di costruire relazioni sociali, di rendere manifesti i propri gusti e la propria appartenenza sociale.

Gli interrogativi positivi e negativi si cui speculare sono effettivamente tanti, si pensi al quesito :

Perché, in differenti contesti, le persone, pur avendo accesso a un’ampia scelta di alimenti decidono di scartarne molti in favore di pochi?

Allo stesso modo si immagini all’effetturare una analisi dei divieti alimentari quali quelli relativi al divieto di cibarsi del maiale presente nella religione islamica e nell’ebraismo soprattutto valutandone gli effetti in un contesto moderno.

E in un ambito trasversale l’antropologia alimentare non può non porsi a confronto con le scienze evidenziando gli aspetti relativi al rapporto uomo-ambiente e uomo-animale.

Se infine pensiamo alle cosiddette cucine etniche appare evidente come il cibo unisca il bisogno insieme alla necessità di costruire coesione sociale in contesti soggetti a un forte flusso migratorio/immigratorio. Si pensi al currywrust tedesco o alla introduzione di alimenti esterofili nelle cucine africane moderne.

Gusto

Una intera letteratura antropologica è dedicata al fattore “GUSTO” e alla sua percezione in diversi contesti etnici . L’alimentazione infatti porta con sè tutta una serie di comportamenti e di competenze che esulano dal semplice atto del nutrirsi, evidenziando la natura posizionale del gusto.

L’atto di mangiare è un’esperienza multisensoriale, cioè che tutti i sensi (vista, olfatto, gusto, tatto e udito) hanno un’influenza su di essa e condizionano la percezione che potremmo avere su alcuni alimenti e che seppur condionato ad una questione fisiologica cambia a seconda della cultura, etnia, contesto sociale, contesto geografico.

Riassumendo, le speculazioni in campo riguardano la produzione, la scelta e l’uso che l’uomo fa, ha fatto e farà di ciò che mangia; esattamente alla stregua di quello che indossa, legge, prega, vive.

Gli aspetti di indagine sul cibo e l’alimentazione sono dunque per nulla semplici e scarni, sono anzi molteplici e vari, tanto da richiedere al plurale “le antropologie delle alimentazioni” per rispondere agli infiniti quesiti che avvolgono questa sfera.

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