Che cosa mi riserva il futuro?

Il futuro è la più grande sfida contro la quale dobbiamo confrontarci, e il 2021 potrebbe essere un anno decisivo per molti. Ecco come affrontarlo con il giusto spirito

L’umana saggezza sta tutta intera in queste due parole: aspettare e sperare

Così si conclude il mio libro preferito, l’unico capace di farmi piangere. All’epoca avevo circa 15 anni e mi aveva commosso profondamente la similitudine fra le mie vicende interiori e quelle del protagonista che, dopo un tormentato percorso, riesce finalmente a raggiungere la pace in un porto rimasto marginale per quasi tutto il libro. Questa conclusione in realtà mi aveva turbato, perché in “aspettare e sperare” leggevo la consacrazione della rinuncia: consegnare il proprio destino nelle mani dell’imprevedibilità del futuro può essere un modo per affrancarsi dalle proprie responsabilità, perché se il tempo trasforma ogni cosa allora il mio contributo nel cambiare resta marginale, e se lascio che a scolpire la mia vita sia l’universo della contingenza e non il mio intervento coscienzioso sto sprecando il dono dell’autodeterminazione. Non sto sfruttando le mie risorse per essere felice.

Con il tempo si matura, si acquistano vedute più ampie, i dolori cicatrizzano e consentono di avere una maggiore lucidità. Sicuramente l’idea di una maturazione che prevede un lasso di tempo molto lungo è realistica e interessante, ma si declina in un’ottica molto diversa rispetto a quella che mi era parso di intendere in un primo momento, e che mi aveva infastidito. In effetti lo stesso protagonista del testo non aspetta le soglie della notte in una bara come Dracula, bensì, profondamente convinto della necessità dialettica delle sue intenzioni, come se fossero guidate da un arcano spirito indistruttibile e inesorabile, intraprende un percorso scandito da azioni concrete e si districa a cavallo delle conseguenze che scatena, elaborando un piano il quale, passo dopo passo, lo conduce verso il suo destino, mentre divora il tempo con la sua volontà.

Cosa porta un uomo a spingersi a tanto? Spesso la forza della disperazione o un viscerale sentimento di riscatto. Una crisi profana le tue certezze, ti mette a nudo con indecenza e instilla in te una consapevolezza maniacale: desideri essere altrove come non l’hai mai desiderato prima, oppure capisci di essere esattamente dove vorresti. Separarsi dal nido è fondamentale perché ti porta ad osservare il mondo sotto altri punti di vista; facendo esperienze consumi ciò che ti circonda e impari sempre qualcosa di te stesso. Un disagio interiore può essere un motivo straordinario per dare inizio a qualcosa di grande. La ribellione porta in sé i germi del futuro, ed è nel momento in cui ti dissoci da ciò che sei sempre stato e incanali le tue energie in un’altra direzione che verrà scritta un’altra pagina della storia. Sotto questo punto di vista la crisi, come diceva Einstein, è una benedizione, perché ti costringe a tirare fuori delle risorse o a produrle se non ce le hai. Ribellarsi ovviamente non significa sovvertire il sistema, ma rifiutare una vita che non ha nulla di emozionante.

Ed è proprio questo il punto. Se continui a vegetare in una quotidianità banale, che non ha nulla da insegnarti, o ti perdi in elucubrazioni fini a se stesse che prosciugano le tue energie, non riuscirai a vedere l’oro dietro il muro di granito. E’ necessario aprirsi, viaggiare e ascoltare per stuzzicare ciò che abbiamo dentro, perché siamo fatti per essere stupiti ed emozionati. Emozione deriva da “ex movere”, portare fuori. Ulisse lo sapeva bene e ha cercato queste emozioni in un viaggio avventuroso e pieno di pericoli, ancora ignaro di ciò che avrebbe vissuto, come ogni persona che si accinge a compiere un’impresa nuova.

Non è possibile prevedere quello che accadrà e questa condizione è condivisa da tutti. Quello che possiamo fare è cercare di vivere al meglio, scrollandoci di dosso la polvere, essere recettivi nei confronti di tutto ciò che accade intorno a noi e nel frattempo continuare a studiare, a leggere, a muoverci e ad ascoltare gente che ha qualcosa da dire. Il nostro stesso linguaggio è teso alla costruzione del futuro, si spinge verso una dimensione cosmica e abbagliante. Desiderio deriva da “de siderus”, che viene dalle stelle. Gli atomi che compongono la materia e le nostre ossa, il nostro sangue, il nostro cervello sono stati forgiati nel cuore incandescente delle stelle.

La nostra natura è intrisa fino al midollo di questo afflato ribollente, e il futuro, per quanto ostile, non potrà mai impedirci di riscoprirci ed evolverci. Se, a partire dalla notte dei tempi, ci fossimo fermati innanzi alle difficoltà, tante grandi opere della Terra non avrebbero mai visto la luce, non sarebbero mai emerse dalle oscure anfrattuosità dell’abisso dell’animo umano.

Noi siamo gli eredi spirituali e carnali di una specie che, nel corso della sua permanenza, ha tracciato orme indelebili sulla storia del mondo creando una civiltà fatta di valori e passioni. Forse l’origine dei nostri mali esistenziali potrebbe anche risiedere nel fatto che non dobbiamo più preoccuparci di sopravvivere, ma ora l’obiettivo è quello di realizzarsi e prendere un posto nel mondo, in un Universo che si dischiude davanti ai nostri occhi e offre, potenzialmente, centinaia di migliaia di opportunità. Bisogna essere intraprendenti per avere il coraggio di coglierle.

Più di un anno fa stavo parlando al telefono con un carissimo amico, che vedo molto poco a causa della distanza che ci separa. A un certo punto mi disse delle parole che mi sono rimaste impresse: “I fari nella notte possono essere tanti, ma la nave sei tu”. Già, la nave siamo noi, e non possiamo permettere a nulla di farla affondare, per nessuna ragione. Iniziamo ad assumerci le responsabilità dei nostri successi e dei nostri fallimenti. Il fallimento non deve essere snaturato o ignorato, ma metabolizzato come un normale elemento della vita. Usciamo di casa e viviamo il mondo là fuori. L’ispirazione può nascondersi anche in luoghi inaspettati. Non posso che augurare buona fortuna a tutti, e buon anno nuovo.

Esattamente un anno fa ho avviato questo progetto insieme a dei ragazzi volenterosi di accompagnarmi lungo questa strada. Nessuno di noi sapeva che cosa ci avrebbe riservato il futuro, e di fronte al nulla più totale abbiamo tirato fuori la nostra anima nel tentativo di dare forma a qualcosa che potesse, un giorno, essere utile per qualcuno. A giudicare da quello che ho sentito dire su Antropia, direi che stiamo procedendo bene. Tutto ciò non sarebbe mai stato possibile senza il contributo determinante dei nostri autori. La nostra storia non è stata sempre semplice, abbiamo attraversato dei momenti molto difficili, un po’ per inesperienza, un po’ perché all’inizio ci si conosceva poco, un po’ perché siamo tutti umani in fondo. E dal momento che non è da poco essere ancora qui, farò una cosa forse un po’ impopolare ma sicuramente molto sincera, ossia ringraziare pubblicamente le persone che hanno lavorato / lavorano per questo progetto.

Gianluca: la nostra amicizia va avanti da svariati anni e senza la tua presenza non sarebbe stato possibile tirare su tutto questo. Ci sarebbero troppe parole da spendere nei tuoi riguardi, quindi mi limito a ringraziarti sentitamente per la tua esistenza.

Francesco Zantedeschi: il nostro social media manager, grazie per essere entrato in questo progetto, per i tuoi articoli e per aver contribuito a tenere le pagine attive per quasi un anno, sempre con entusiasmo e partecipazione (e il giusto spirito veneto).

Katia: grazie per l’infinita pazienza che hai avuto nei miei confronti, per essere stata sempre presente, per la tua simpatia, per aver dimostrato di tenerci tanto e per esserti prestata a collaborare con pagine esterne all’occorrenza.

Lorenzo: grazie per sostenere questo progetto e per essere riuscito a ritagliare sempre del tempo da dedicarci nonostante i tuoi mille impegni, diurni e notturni; grazie per aver prestato la tua esperienza a qualcosa che senza ombra di dubbio deve molto al tuo nome.

Anass: sei entrato relativamente da poco ma ti sei subito dimostrato estremamente in gamba, curando una rubrica interessantissima con precisione, puntualità, e un grande fervore. Sei carismatico e sai quello che vuoi, sicuramente farai molta strada. Grazie.

Francesco Begnamini: grazie per la creatività e per l’immensa passione che nutri per questo progetto e i suoi sviluppi. Sei un faro di entusiasmo che illumina la nostra strada. Grazie.

Francesco Alonci: ricordo il giorno in cui ti ho chiesto di entrare come se fosse ieri. Grazie mille per avermi dato fiducia e per aver dimostrato di avere personalità, una sincera voglia di comunicare e di trasmettere qualcosa, per essere molto propositivo, attivo e interessato durante le riunioni.

Marta: grazie per aver avuto il coraggio di metterti in gioco e per aver messo da parte, pertanto, un po’ della tua insicurezza per intraprendere questa strada. Non è cosa da poco.

Martina: grazie per la tua grande disponibilità e gentilezza, per la passione che dedichi agli articoli che scrivi e per la fiducia che hai dato a questa grande famiglia.

Federica: grazie per la tua voglia di informare le persone, per dividerti mentalmente tra Italia, Germania e i mille impegni che giustamente richiedono la tua concentrazione.

Antonio, Emanuel, Francesco Carenini: siete entrati da poco e ancora non vi conosco bene, ma grazie per aver dato fiducia a questo progetto.

Ai nostri collaboratori esterni: grazie per aver dato spazio alla nostra pagina, alle nostre idee, alle nostre intenzioni.

A chi è entrato e se n’è andato: grazie per esservi confrontati con la realtà che stiamo costruendo (e che abbiamo costruito anche grazie a voi). Spero che le vostre strade possano condurvi alla vostra realizzazione personale. In particolar modo grazie a Gabriele. Abbiamo opinioni e filosofie di vita divergenti sotto molti punti di vista, ma la tua presenza qui è stata indispensabile e sei stato spesso folgorato dalle intuizioni giuste. Sei un amico sincero e ti auguro tutto il meglio che questa vita possa offrirti.

A chi ci legge: grazie per sostenerci.

Ad Maiora Semper.

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